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EDITORIALE

L’Impresa è Cultura

La produce al suo interno, la importa e la immette nella società, in un processo biunivoco: nelle relazioni, nei processi, nei prodotti. Dalla cultura d’impresa, «politecnica» e visionaria nel contempo, innovativa, nasce la qualità e il successo dei nostri brand

Aldo Rossi, Espresso Coffee Maker 1985

Impresa e Cultura non sono un ossimoro. La Cultura, al di là della facile retorica dei convegni, può essere un reale investimento, win win.
Molti già lo capiscono e non solo per «restituire» una parte di profitto alla comunità. Dopo la drastica spending review per «galleggiare» nella tempesta di una crisi che non è ancora alle porte, si assiste ad un nuovo ritorno degli investitori: meno denari, ma allocati con strategie e modalità più proattive, più progettualità all’insegna del filtro della Corporate social responsability, per la creazione di una cultura d’impresa che guarda alle relazioni con i propri stakeholders, in primis i Dipendenti, i Clienti, le Comunità.
Molte imprese stanno ripensando headquarter, centri studi, spazi di produzione, affidando il restyling della propria immagine, ma soprattutto del modo di lavorare ad architetti d’avanguardia e ad artisti.
Occorrono nuove rappresentazioni, nuove narrazioni, per rafforzare brand che debbono pensare a mercati globali.
Anche il brand Paese, il «Made in Italy» non è un giacimento dal quale attingere all’infinito. Nella classifica del 2013 dei Brand Nation, purtroppo l’Italia è scesa al 12mo posto, lasciando la casella del 10mo all’Australia, «nazione che ha investito sulle sue ricchezze e sul turismo per attrarre investimenti e aziende». Primi in classifica, stabili, gli Stati Uniti, seguiti dalla Cina. Secondo David Haight, ceo di brand Finance,“«L’Italia fa molto a livello di singole imprese, poco a livello Paese». C’è l’esigenza-opportunità di concentrare le forze per rilanciare il marchio Paese. Ripartendo dalla cultura.
E si sentono i fermenti, a volte frammenti da collazionare per costruire una visione di insieme.
E’ un’evoluzione tangibile anche se soffriamo di una normativa lacunosa, priva di incentivi fiscali all’intervento, non comparabile ai migliori standard europei.

Per questo abbiamo sentito l’esigenza di aggiornare il nostro decennale «Rapporto annuale delle Sponsorizzazioni», uno dei primi nel Paese a fare il punto sugli investimenti culturali delle imprese. Un aggiornamento che parta da campagne di ascolto, da ricerche per
fare «un punto in cammino» e consentire ad imprese, pubbliche amministrazioni e operatori culturali di immaginare ipotesi di futuro, tessere nuovi dialoghi nella consapevolezza che, negli ultimi due anni, i ruoli di tutti gli attori hanno avviato una profonda metamorfosi che, come quelle di Ovidio, non può che iniziare dal Caos. E le stesse istituzioni culturali, pensando alla propria sostenibilità, stanno cercando di evolvere modelli di governance e gestionali.
Favorire la conoscenza di mondi che mutano in modo biunivoco significa per noi accelerare i processi di cooperazione. Ascolti e sguardi ne aprono altri. Porte d’accesso.

Come? Dal 7 maggio 2014, il primo mercoledì di ogni mese, pubblicheremo un notiziario con una newsletter online, con aggiornamenti settimanali, per arrivare alla primavera 2015 con l’uscita del primo «Rapporto Annuale Arte e Imprese» allegato al Giornale dell’Arte.

Con una rete di «inspiring partner» che ci indicheranno i nuovi venti, competenze scientifiche di ricerca, una nutrita redazione – al momento, per un caso, molto femminile–vogliamo creare un nuovo luogo di scambio di visioni, volontà ed esperienze, intercettare i nuovi paradigmi ed essere parte attiva del cambiamento.

Con i nostri lettori.

Catterina Seia
Direttore

Il Giornale Arte e Impresa

di Catterina Seia


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