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BE INSPIRED

La cultura si fa impresa

Trade off tra opportunità e difficoltà, vincoli nel costruire uno sviluppo economico a base culturale. «La potenzialità dei progetti culturali nell’attivare processi di sviluppo territoriale e nell’innescare ricadute economiche e sociali è a tal punto un’acquisizione diffusa da rischiare, spesso, di tradursi in una mera retorica: il contributo allo sviluppo locale, citato nelle premesse dei progetti non viene più oltre approfondito, e gli impatti di diversa natura vengono considerati come conseguenze automatiche e deterministiche di un progetto culturale, cascami del restauro di un bene o di un festival culturale. Cosa che ovviamente non è» dice Luca Dal Pozzolo, nella sua antologia di esperienze di innovazione e rigenerazione urbana che producono nuova economia. Per Symbola 2014


(…) Una retorica sovrastrutturale e, per ragioni opposte, l’insieme, comunque considerevole, delle esperienze in cui il tema dello sviluppo territoriale è assunto nel progetto in modo sfidante e strutturale, mettono in luce le difficoltà e i vincoli nel costruire una progettazione culturale capace di costituirsi come driver dello sviluppo territoriale. Ci limitiamo a indicare quattro questioni.

1) Non obbligatoriamente un progetto culturale ha ricadute sociali ed economiche importanti, e soprattutto non in automatico; il rapporto tra dimensione culturale, sociale ed economica dev’essere progettato ed esperito a fondo, coinvolgendo, con una leadership autorevole, gli operatori della società civile e del mondo economico, componendo visioni, disponibilità ad agire e interessi diversificati, attraverso un delicato lavoro di regia.

2) La qualità dei progetti. Gli impatti economici attesi vanno progettati, monitorati, sostenuti. L’ingranare la cultura nelle dinamiche di sviluppo è operazione complessa, processuale e che deve essere continuamente alimentata e presidiata. La passata programmazione dei fondi strutturali ha messo in luce in molti casi l’inadeguatezza della progettazione rispetto alla disponibilità di risorse, evidenziando il rischio di uno spreco, conseguente al finanziamento di progetti inadeguati.

3) Il carattere intersettoriale dei progetti di sviluppo a guida culturale si scontra con la rigidità settoriale della programmazione pubblica. Far «parlare» tra loro i settori, superare le diverse lingue degli specialismi, convergere su obiettivi comuni modulando linee guida e normative cross-settoriali è lavoro complesso, anche nei settori tra loro adiacenti come cultura e turismo.

4) La differenza di durata: i progetti culturali possono avere anche tempi brevi, mentre i processi di sviluppo territoriale si dispiegano su tempi lunghi prima di raggiungere la soglia in cui sia possibile valutare gli impatti positivi in termini di fatturati, di posti di lavoro, di dinamiche sociali. I progetti di sviluppo territoriale a guida culturale necessitano di pervicacia, durata e di una valutazione che tenga in conto della processualità.

Le esperienze che più oltre vengono descritte fanno i conti con questi quattro punti, affrontando il rapporto cultura-sviluppo nelle sue dimensioni sociali ed economiche. (…) Una piccola antologia di esperienze che possano ispirare altri progetti, altri modi di intervenire nei processi di sviluppo, a prescindere dalla potenza dei loro impatti, che in molti casi potrà essere apprezzata solo fra alcuni anni. Proprio i casi più innovativi e interessanti mostrano la complessità di questa sfida in una molteplicità di articolazioni, di problematiche, di ostacoli da superare, di rischi con i quali confrontarsi. Tra le condizioni per un possibile successo, c’è sicuramente la condivisione delle esperienze, dei risultati e delle criticità, della cultura imprenditoriale e sua traduzione in una narrativa che parli alla società civile affascinandola quanto a visioni.


FERRARA: I doni della crisi. La crisi economica che rende inutile per gli operatori culturali la competizione per ottenere maggiori risorse pubbliche, ormai inadeguate; il terremoto del 2012, sebbene non con le conseguenze drammatiche dei luoghi dell’epicentro e che muove la cittadinanza a uno scatto nell’impegno e nell’imprenditività; le amministrazioni locali capaci di ascoltare la voce, i progetti e le visioni dei cittadini e di mettere a disposizione, se non risorse finanziarie, luoghi, potenzialità e condizioni per lo sviluppo d’impresa.
Sono queste tre delle condizioni alla base di un’imprenditività che fa perno nel mondo culturale e innerva con una rete di cooperazioni e rapporti il territorio Ferrarese. L’Associazione Grisù inaugura la prima factory creativa dell’Emilia Romagna, disponendo dal 2012 di una ex caserma dei Vigili del Fuoco di 4000 mq. nel centro di Ferrara: l’assegnazione degli spazi è bandita, per un uso gratuito e temporaneo, a condizione che le imprese provvedano alla ristrutturazione dei locali.
Oggi gli spazi in corso di trasformazione ospitano aziende attive nell’editoria, nell’artigianato e nel design, nella modellazione 3D e nei servizi museali, nell’architettura e nella fotografia, nella progettazione aeronautica e di droni. Alcune di queste imprese si sono trasferite da altre città per intraprendere la loro avventura nello spazio Grisù, e costruire un percorso di accelerazione della propria impresa.
L’Associazione culturale Ferrara off, contribuisce alla ristrutturazione - sostenuta dal Comune di Ferrara - di uno spazio teatrale a ridosso delle mura, e dall’autunno 2013 “occupa” di contenuti con le sue attività di spettacolo, di formazione e laboratorio culturale il nuovo spazio, arricchendo l’offerta di spettacolo locale e coinvolgendo il pubblico nel sostegno delle diverse attività in molti modi, ivi compreso l’invito a portare una sedia da conferire al nuovo spazio.
L’Associazione culturale Città della Cultura / Cultura della Città, fondata da architetti ferraresi si concentra sugli «spazi dormienti» nel centro di Ferrara. Il Teatro Verdi, oggetto in passato di restauro non concluso e allo stato di cantiere, nell’occasione di lavori urgenti per la messa in sicurezza, viene ripensato, d’intesa con la Città, come uno spazio da riaprire al pubblico, anche nella sua condizione di cantiere, per le parti messe in sicurezza, per restituire subito lo spazio alla città, per sperimentare un uso pubblico e di spettacolo, da inventare anche all’interno dei vincoli cogenti di uno spazio non finito, di un’opera aperta. Il successo dell’operazione di crowdfunding, mostra come la partecipazione si possa esercitare sui processi di riappropriazione e non solo nelle inaugurazioni formali. Un simile percorso riguarda lo spazio del Mercato coperto, progettato da Giovanni Michelucci, da restituire progressivamente a spazio mercatale e di ricerca per le attività della filiera agroalimentare, attraverso una paziente composizione degli interessi degli operatori e delle disponibilità d’intervento. L’insieme di queste attività e di altre esperienze tra loro connesse in rete ha focalizzato sull’imprenditività culturale e creativa anche le attività della Sipro, società di sviluppo Locale, che ha in corso la mappatura delle attività in provincia, nell’intento di espandere il caso Ferrara al territorio circostante. Leit-motiv a Ferrara è la riappropriazione di spazi non finiti, a patto di individuare un percorso (anche tra le normative) che consenta di usare i luoghi e gli spazi, valorizzando l’impiego graduale di risorse scarse. La rifinitura degli spazi può attendere e i processi possono essere «abitati»; d’altronde nessun luogo è mai finito.

MAGE: la leggerezza del (con)temporaneo MAGE è un incubatore d’impresa di moda e design sostenibile attivo da gennaio 2011 a dicembre 2013. Voluto dal comune di Sesto San Giovanni e gestito da ARCI – era inserito nel più generale piano di riqualificazione delle aree ex-industriali Falck, dove occupava una piccola parte del milione di mq disponibili. Il bando metteva a disposizione in comodato d’uso gratuito i magazzini generali Falck. Gli spazi dove muovere i primi passi, concessi a titolo gratuito e temporaneo a micro imprese, andavano incontro a una logica di start up e contribuivano a rivitalizzare un luogo dismesso.
Analoga strategia per Nova, nell’immensa area industriale delle Ceramiche Vaccari a Santo Stefano di Magra, a ridosso del porto di La Spezia (Vd. Vita Nova delle Ceramiche Vaccari)


H-FARM: l’orizzonte del mercato H-Farm è un incubatore che risponde alla domanda diffusa da parte di un robusto nucleo di aziende già presenti sul territorio di «convertirsi» alle possibilità offerte dal digitale e, allo stesso tempo, aiuta gli imprenditori in fase di start up, nella sede presso la tenuta Ca’ Tron a Treviso. H-Farm, (la cui dimensione è sintetizzabile con pochi indicatori: un fatturato aggregato superiore ai 30mln di euro, 54 imprese, più di 350 posti di lavoro e internazionalizzazione con nuove sedi a Seattle, Mumbai e Londra) supporta le nuove imprese per un periodo medio di 36 mesi offrendo logistica, consulenze, seed capital. Duplice il vantaggio: da un lato l’integrazione orizzontale di un distretto locale di aziende attraverso le possibilità di ricerca nel digitale (le aziende possono presentare richieste, esigenze idee, che vengono studiate e ingegnerizzate ad H Farm); dall’altro una dimensione potente di domanda aggregata che aiuta le start up a costruire una strategia pluriennale. Troppo spesso si dimentica che la non è la nascita il momento più critico delle nuove aziende, ma i primi anni di bilancio: se la nascita viene aiutata anche dagli enti pubblici, successivamente i bandi, le gare e i concorsi richiedono anni di esperienza, volumi di fatturato pluriennali e condizioni tali da escludere a priori le start up nella maggior parte dei casi.


PLAYMARCHE: giocare con il patrimonio. L’iniziativa nasce all’interno del Distretto Culturale Evoluto delle Marche, da un forte parternariato pubblico-privato con l’Università in posizione di capofila e si pone come obiettivo iniziale la valorizzazione dei beni culturali attraverso le tecnologie digitali, adottando metodologie ed esperienze che alcuni dei partner hanno maturato a livello internazionale nella produzione di video-giochi e di animazioni tra i quali la società Rainbow, produttrice dei cartoon delle Wings, planetriamente distribuiti. Si tratta innanzitutto di digitalizzare il patrimonio e renderlo fruibile on-line, attraverso una molteplicità di declinazioni, dal gioco, alla predisposizione di App alla ricostruzione 3D, a esperienze immersive, ma anche in due hub installati nello Sferisterio e presso i luoghi Leopardiani tra cui la Casa di Silvia e in diversi luoghi, attraverso l’utilizzo della realtà aumentata. L’originalità dell’approccio alla valorizzazione del patrimonio culturale, si propone di raggiungere e coinvolgere attivamente diversi target di pubblico, dal turismo culturale alle giovani generazioni, a partire da una forte innovazione dello sguardo che il mondo del gaming potrebbe rendere contagiosa, fino a coinvolgere appieno i beni cultuali e i musei.


FAVARA CULTURAL FARM: una piccola Comunità impegnata ad immaginare nuovi modi di pensare, abitare e vivere. Si tratta un Centro culturale e turistico votato alla contemporaneità, attorno al quale sta crescendo una piccola Comunità. Nasce per iniziativa di una coppia di professionisti, che ha recuperato nel Centro Storico di Favara a sei chilometri dalla Valle dei Templi di Agrigento, sette corti contigue di impianto arabo. Al suo interno, attività culturali e ricreative, si susseguono a spazi per concerti ed eventi. Il progetto insiste nello stesso Centro Storico, dove nel 2010 persero la vita due sorelline nel crollo di un edificio ed è pensato come una forte risposta civile ai problemi del degrado e della sicurezza negli ambiti storici; la cultura diventa strumento nobile per la rigenerazione urbana e per la costruzione di identità e futuro della città. Il tema portante è il turismo sostenibile come matrice di recupero degli spazi storici urbani attraverso l’arte e lo scambio culturale. L’esperienza si propone di essere scalabile ed esportabile: a Modica grazie alla collaborazione con Farm è nato OM Orfanotrofio Modica e sono in itinere numerose attività di consulenza e collaborazione con territori limitrofi o viciniori.


EX FADDA E VISIONI URBANE: costruire, abitare, partecipare ExFadda nasce all’interno di Bollenti Spiriti, il programma per le politiche giovanili di Regione Puglia con l’obiettivo di creare una rete di interventi strutturati e di laboratori urbani di ampio respiro, tali da motivare la partecipazione dei giovani alla vita della comunità. ExFadda, un vecchio stabilimento enologico in disuso a San Vito dei Normanni nel Brindisino ha vissuto una rifunzionalizzazione grazie alla progettazione partecipata, ascoltando cioè gli attori sociali e tutti coloro che avrebbero vissuto quegli spazi così da modulare il progetto sulle esigenze reali degli attori, con la supervisione di architetti-facilitatori per garantire la fattibilità tecnica e funzionale. L’attività si è dispiegata già durante il cantiere considerando le attività di restauro come un work in progress che si sviluppa temporalmente anche rispetto alle disponibilità di budget. ExFadda ricorre, infatti, al crowdfunding, coinvolgendo il territorio (la donazione minima è di 10 euro, quindi alla portata di tutti) e dialoga con il mondo delle imprese, aprendosi a partnership e sponsorizzazioni. La programmazione delle attività e degli eventi è cross-settoriale: mercati a “km0”, laboratori artigianali, produzioni audiovisive, cucina, caffetteria, summer school, teatro, concerti, noleggio bici, consulenze, ufficio stampa. L’idea guida di Visioni Urbane è la volontà di fare della cultura e della creatività uno strumento di sviluppo territoriale, stimolando la partecipazione e la capacità di fare rete delle associazioni e degli operatori. Sin dagli esordi, la Regione Basilicata si è posta come garante del progetto ma ha evitato un’impostazione top-down coinvolgendo il territorio nella scelta degli spazi e in un’attività di co-progettazione, anche grazie a workshop e attività di formazione preliminari. Si è voluto dare spazio e maggiore visibilità alle professionalità e all’associazionismo già presenti, che però avevano difficoltà a relazionarsi con il mercato e a fare rete, rifunzionalizzare spazi in disuso e degradati, incidere a livello sociale aprendo questi luoghi ai cittadini e facendone dei centri di aggregazione fin dalle decisioni sui loro usi futuri.


DI CASA IN CASA - COLTIVARE IL WELFARE: Vincitore del bando Che Fare 2, - il premio nazionale per la cultura promosso dall’Associazione DoppioZero è la rete di Case di Quartiere torinesi nate per riqualificare gli spazi pubblici grazie alla collaborazione fra cittadini, Comune, istituzioni, fondazioni bancarie e imprese. Ogni Casa di Quartiere ha la sua storia e le sue specificità, ma vuol essere innanzitutto uno spazio di aggregazione e coesione. I servizi erogati spaziano dalle sale prova agli spazi espositivi, ai ristoranti, ai bar, al teatro, e ancora laboratori, ostelli, bagni pubblici, secondo le esigenze e le capacità presenti in ogni struttura. Il progetto di rete apre un confronto fra le diverse esperienze, garantisce una solidità economica, rafforza le singole esperienze, facilita l’attività di fundraising e la comunicazione, promuovendo forme diffuse di welfare e di socialità.

Il ventaglio delle esperienze citate è attraversato da alcuni fattori comuni. Innanzitutto l’accento sui soggetti, sugli imprenditori, sugli utenti, sull’interazione forte con la società civile e sulla risposta a una domanda, a volte chiara, a volte flebile. Anche quando  «le cose» - gli edifici, i monumenti - sono elementi centrali del progetto, rappresentano sempre potenzialità, opportunità di un dialogo: non è il loro restauro la domanda a cui accoppiare posticciamente qualche uso, ma è la condizione di un gruppo di utenti, la visione di alcuni imprenditori il motore delle trasformazioni.
E poi gli esiti; si tratta di opere aperte, che dovranno dispiegare i loro effetti in un processo, che è il vero valore dell’impresa, sia che si tratti dell’approccio gaming al patrimonio, che d’interrogarsi sulle condizioni sociali e culturale del welfare, o di aggredire un comprensorio industriale in disuso, con piccoli presidi d’attività, leggeri e temporanei, facendo propria la logica delle vegetazione che riconquista il cemento partendo da pochi ciuffi d’erba. Cultura e impresa danno luogo a un dialogo con le persone, e pensano al patrimonio come una grande risorsa per immaginare il futuro.


Luca Dal Pozzolo è Direttore Osservatorio Culturale Piemonte  
per «Io Sono Cultura» di Symbola

di Luca Dal Pozzolo


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