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MOSTRE

Destinazione Utopia

Alla Galleria Nazionale di Roma le opere d'arte che abbellivano le grandi navi italiane negli anni Cinquanta e Sessanta

Arazzi

Roma. Inaugura con «Arte sulle Motonavi. Il varo dell’Utopia» il nuovo spazio, con entrata autonoma, che l’appena totalmente riallestita Galleria Nazionale ha deciso di riservare ad auditorium e sale per presentazioni, incontri, convegni ed esposizioni in collaborazione, compresi «matrimoni morganatici tra pubblico e privato», come scrive la direttrice Cristiana Collu. È il caso di questa prima mostra nata tre anni fa da un’idea di Fincantieri, anche come riflessione, attraverso la sua Fondazione, sulle proprie origini e storia.

Nel secondo dopoguerra quella italiana, dopo l’inglese, diventò ben presto la più grande flotta passeggeri al mondo. Si costruirono giganteschi e lussuosi transatlantici (la Raffaello, la Michelangelo e la Leonardo da Vinci erano i nostri tre fiori all’occhiello), abbelliti da arredi, pezzi di design e molte opere d’arte commissionate ad alcuni dei più talentuosi vecchi maestri ma soprattutto giovani astrattisti attivi negli anni Cinquanta e Sessanta, soprattutto su indicazione di Giulio Carlo Argan.

Dal 1976 queste grandi navi furono disarmate nel porto di Genova e le opere, circa 600 pezzi in tutto, finirono prima al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari, poi suddivise tra il San Michele e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, allora guidata da Giorgio de Marchis. La mostra, curata da GMG Progetto Cultura e aperta fino all’8 gennaio, ha due sedi. In Galleria Nazionale sono esposti soprattutto gli arazzi, quelli lunghi quasi sette metri di Sironi per la turbonave Conte Biancamano e di Capogrossi per la Leonardo da Vinci allestito sopra una sequenza di figure femminili in bronzo di Marcello Mascherini, e decine di altri firmati da Turcato, Accardi, Perilli, Sanfilippo, Santomaso, Cagli, Corpora, Novelli, Bice Lazzari e tantissimi altri, ma anche tele e collage di Severini, Campigli, Afro, Vedova, Dova, Rotella e così via, oltre agli originali per le copertine della rivista «Civiltà delle Macchine» di Sinisgalli, che in quegli anni tentò un avvicinamento tra arte e tecnologia, umanesimo e impresa. In aggiunta la serie di videocartoline «Passaggi» di Studio Azzurro, che mescolano materiali d’archivio da Teche Rai e Ansaldo.
Nell’Auditorium di Fintecna in via Veneto 89 (solo su prenotazione: 0642126630 o spaziocultura@fintecna.it) sono esposti circa un centinaio di pezzi tra arredi, sculture, ceramiche, pannelli decorati in legno, ferri battuti e vetri.



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