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Due musei per celebrare YSL

I «prototipi» di Yves Saint Laurent esposti come opere d’arte in avenue Marceau, fino al 2002 sede della maison. E nell’amato Marocco un centro culturale con mostre, archivi, atelier di restauro e auditorium

Creazioni di Yves Sint Laurent nel museo parigino a lui intitolato. Fotografia di Luc Castel

Parigi e Marrakech (Marocco). Avenue Marceau 5. L’elegante palazzo che, dal 1974 al 2002, ha ospitato la maison di moda di Yves Saint Laurent, poi diventato la sede della Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent, oggi è un museo. Lo stilista, scomparso nel 2008, non ha mai smesso di conservare e catalogare il suo lavoro, sin dalla prima collezione presentata il 29 gennaio 1962, quando il laboratorio si trovava ancora in rue Spontini. Più di 5mila abiti d’alta moda, 15mila accessori, mille fotografie, centinaia di ritagli di giornale, filmati delle sfilate e molto altro, un numero incalcolabile di oggetti: «Quando Yves Saint Laurent ha smesso di lavorare, nel 2002, ha deciso che tutti questi ricordi li avrebbe trasformati in progetto», ha detto Pierre Bergé, compagno di vita dello stilista, durante la conferenza stampa dello scorso giugno. Bergé è morto poco dopo (cfr. box a p. 24), a poche settimane dall’inaugurazione.
Il progetto comprende non un museo, ma due. Andiamo per ordine. Il Musée Yves Saint Laurent Parigi apre il 3 ottobre (il giorno di chiusura della settimana della moda parigina), dopo un anno e mezzo di lavori, iniziati nell’aprile 2016. Una cinquantina di abiti vi sono esposti come opere d’arte. Nella scenografia e nei decori di Nathalie Crinière e Jacques Grange sono allestiti i «prototipi», ovvero i modelli così come li ha concepiti Saint Laurent. Di ognuno si può ricostruire la storia. Ci sono le «fiches d’atelier», le schede che comprendono lo schizzo originale e su cui sono annotati gli accessori da associare, il nome della modella che lo avrebbe indossato, i riferimenti di tessuti utilizzati, colori e molto altro. Ci sono le «planches des collections», grandi tavole che servivano a concepire la sfilata con l’ordine esatto delle uscite in passerella. Su ognuna è spillato un campioncino di tessuto. Per l’allestimento inaugurale, su un percorso retrospettivo di 450 metri quadrati, è presentata anche la collezione del 1962. Fa parte del percorso anche l’atelier dello stilista, con la sua scrivania e gli oggetti personali. «Il museo nasce in continuità con la maison di moda. Volevamo che fosse uno spazio vivo proprio come quando Yves Saint Laurent vi lavorava», ha sottolineato Aurélie Samuel, direttrice delle collezioni.

Il secondo museo apre a Marrakech, in Marocco, il 19 ottobre, in un edificio moderno di 4mila metri quadrati circa, in granito rosa e mattoni, progettato da Olivier Marty e Karl Fournier dello Studio KO. Un edificio dalle curve «femminili» e «in sintonia con i colori del Marocco»: «Pierre Bergé era molto impaziente. Voleva qualcosa al tempo stesso di marocchino e contemporaneo, ha raccontato Karl Fournier. Ci ha lasciato grande libertà di creazione, ma lo abbiamo consultato spesso. È come se questo museo lo avessimo fatto insieme». Saint Laurent e Bergé scoprirono il Marocco nel 1966 e divenne la loro seconda casa. Lo stilista ne rimase incantato: «Le mie espressioni più audaci le devo a questo Paese», diceva. Il museo è nato nei pressi del Jardin Majorelle, la dimora del pittore Jacques Majorelle (1886-1962) che Bergé e Saint Laurent acquistarono nel 1980 e dove nel 2011 è nato il Musée Berbère. Il Musée YSL Marrakech, che comprende anche un atelier di restauro e i depositi (uno spazio di circa 700 metri quadrati), conserva mille modelli prestati dalla maison madre parigina. Per la mostra inaugurale ne sono esposti una cinquantina articolati in base ai temi cari allo stilista, come maschile-femminile, il nero, i viaggi immaginari e l’arte. Sono esposti alcuni modelli diventati cult, come il caban, lo smoking, la sahariana, l’abito Mondrian. Il museo, che vuole essere innanzi tutto un centro culturale, comprende anche un auditorium, una galleria di fotografie e una biblioteca. La prima mostra temporanea, fino al 6 febbraio, è dedicata a Majorelle.

di Luana De Micco


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