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Cibo è FICO, tra produzione, degustazione e cultura

In una Bologna che non cessa di stupire per gli interventi dei grandi imprenditori nel mondo della Cultura, nasce FICO-Eataly World, il più grande parco agroalimentare del mondo e con questa la Fondazione Fico per l'educazione alimentare e la Sostenibilità, al cui interno sono presenti alcuni dei più importanti atenei e istituzioni nazionali di ricerca sul cibo, focalizzata sullo «spreco zero» e sull’’«economia circolare» di cui è apprezzato teorico il Presidente Andrea Segrè. FICO è un grande hub imprenditoriale: un investimento di circa 120 milioni di euro, 150 imprese operanti all’interno, circa 1.000 posti di lavoro diretti e 3.000 nell’indotto, con l'obiettivo di raggiungere i 4-6 milioni di visitatori ogni anno (di cui 2 milioni di stranieri).

FICO, totem ingresso

Bologna. Un grande progetto sul cibo, con un racconto che unisce agricoltura ed enogastronomia, cultura e didattica, tradizione e innovazione, nasce a Bologna con ambizioni di attrazione su scala internazionale: FICO -Fabbrica Italiana Contadina-Eataly World. E prima dell’apertura al pubblico che avverrà dal 15 novembre 2017, l’innovativo parco agroalimentare è stato presentato al mondo dei media, con grande partecipazione di giornalisti, televisioni e blogger italiani ed internazionali accolti dal fondatore di Eataly Oscar Farinetti, dall’amministratore delegato di FICO Eataly World,  Tiziana Primori, dal presidente della Fondazione FICO e del CAAB l’agroeconomista Andrea Segrè, dal direttore generale del CAAB-Centro Agroalimentare di Bologna Alessandro Bonfiglioli, insieme a Vincenzo De Luca direttore generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri, a Gianni Bastianelli direttore di ENIT-Agenzia Nazionale del Turismo e al Sindaco di Bologna Virginio Merola.
Avviato 5 anni fa e realizzato con una efficace collaborazione pubblico-privato e una perfetta scansione dei tempi (anticipando così la Cité internationale de la gastronomie che la città di Lione ha in progetto di realizzare nel 2019), il più grande parco agroalimentare al mondo ha oggi l’ambizione di diventare la struttura di riferimento per la divulgazione e la conoscenza  dell’agroalimentare italiano, in tutti i suoi molteplici aspetti: dalla degustazione agli acquisti, dal museale alla didattica. Per questo lo scorso febbraio FICO ha sottoscritto un accordo di collaborazione con ENIT per fare della Fabbrica Italiana Contadina un volano di attrazione turistica a livello internazionale, favorendo il turismo con destinazione Italia e il rafforzamento dell’immagine del Made in Italy nell’enogastronomia. Non a caso un grande lavoro di «marketing del territorio» ha accompagnato lo sviluppo del progetto presentato a 100 ambasciatori italiani nel mondo e a circa 500 tra delegazioni istituzionali, opinion leaderstour operators.
Un’area di otto ettari, contigua al Centro agroalimentare di Bologna, 100.000 metri quadrati dedicati alla biodiversità e all’arte della trasformazione del cibo italiano, su progetto dell’architetto Thomas Bartoli, Responsabile Eataly Design. Un progetto che «nasce dall’idea di poter vivere e condividere tutte le fasi di trasformazione del prodotto in un unico luogo, dalla nascita nella terra madre fino alla forchetta, passando per le fasi di lavorazione, produzione, vendita e conoscenza». Anche il design della struttura, innovativo ma rispettoso dell’uso originale del luogo (un mercato all’ingrosso) rispecchia le esigenze tecniche («lo spazio è costruito intorno al cibo»): utilizzo dell’acciaio per le parti operative, materiali naturali e natura negli spazi interni, in un continuum tra campi e galleria centrale.
La galleria è il luogo chiave di FICO: uno spazio pensato come un cammino (i percorsi «dal seme alla forchetta») attraverso la biodiversità italiana e le multiformi espressioni della nostra enogastronomia, dalle filiere ai prodotti finali. Gli spazi chiusi infatti (8 ettari coperti con l’energia da pannelli fotovoltaici) ospitano 40 fabbriche alimentari in funzione per la produzione degli ingredienti più celebri della tavola italiana; oltre 40 luoghi ristoro, dai bar fino ai chioschi di cibo di strada ed ai ristoranti stellati; 9.000 metri quadrati di botteghe e mercato con il meglio dei prodotti e del design per la buona tavola. Ma sono presenti anche aree dedicate allo sport, ai bimbi, alla lettura e ai servizi; 6 aule didattiche e 6 grandi “giostre” educative per far sperimentare e conoscere i segreti del fuoco, della terra, del mare, degli animali, delle bevande e del futuro; un centro congressi modulabile da 50 a 1.000 persone, con spazi per teatro e cinema.
Il tutto accompagnato all’esterno dalla presenza «sul campo» (due ettari di coltivazioni e stalle all'aria aperta) di un campione di 2000 cultivar e 200 animali di razze autoctone che rappresentano l’Italia come una realtà straordinaria ed unica.
E qui ha sede anche la Fondazione Fico per l'educazione alimentare e la Sostenibilità, al cui interno sono presenti alcuni dei più importanti atenei e istituzioni nazionali di ricerca sul cibo, perché FICO sarà anche il luogo della sostenibilità, dello «spreco zero» (il cibo in eccesso nei ristoranti sarà recuperato) e dell’«economia circolare» di cui è apprezzato teorico il Presidente Andrea Segrè. E non a caso all’ingresso del parco, insieme a sei alberi di Ulivo provenienti dalla Calabria, la lotta allo spreco sarà significativamente simboleggiata da una enorme 'scultura' formata da mele della Val di Non che verranno tutte recuperate e donate prima della loro naturale scadenza. «Ridurre lo spreco – commenta Segré- è non solo una questione economica ma anche e soprattutto etica».
Se grande interesse riveste l’architettura funzionale del Parco altrettanto interesse merita l’originalità dell’architettura economico-finanziaria del progetto, che ha mobilitato le risorse del territorio (Fondazioni bancarie del Monte e Carisbo, mondo cooperativo, associazioni imprenditoriali), una sinergia di successo tra pubblico e privato, tra imprenditori, istituzioni e associazioni. Dall’intuizione iniziale nel 2012 dell’allora nuovo management del CAAB che ha trasformato una minaccia (le difficoltà per il sovradimensionamento rispetto all’evoluzione del mercato agroalimentare) nell’opportunità del disegno strategico innovativo di una «Cittadella del cibo e della sostenibilità» su cui ci fu l’immediata condivisione del Comune di Bologna e di Oscar Farinetti per Eataly. Quindi fu impostata la struttura complessiva del progetto. Un fondo immobiliare chiuso PAI (Parchi Agroalimentari Italiani), riservato ad investitori qualificati (a seguito di gara pubblica affidato in gestione a Prelios SGR) con una raccolta di capitali per circa 150 milioni (50 di patrimonio immobiliare del CAAB, 100 da soci privati): a seguito del conferimento immobiliare del Comune di Bologna il CAAB detiene circa il 35% e partecipano 25 investitori istituzionali con un ruolo importante delle Casse di Previdenza (medici, veterinari, agronomi, avvocati, ingegneri e architetti) e di Coop Alleanza 3.0 (apporto di circa 9 milioni di euro). La gestione affidata alla newco Eatalyworld costituita da Eataly, Coop Alleanza 3.0 e Coop Reno partnersdi grande esperienza nelle organizzazioni distributive.
La cultura del cibo e dell’alimentazione è sviluppata da Fondazione FICO (soci fondatori CAAB, CoopFond, Ausl Bologna oltre alle Casse previdenziali Enpam, Enpav, Enpab e Fondazione Enpaia Periti Agrari, cui si sono uniti l'Università di Bologna, l'Università di Trento, l'Università Suor Orsola Benincasa, l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e il Future Food Institute, con un Comitato scientifico presieduto da Paolo De Castro).
FICO diviene così un grande hub imprenditoriale: un investimento di circa 120 milioni di euro, 150 imprese operanti all’interno, circa 1.000 posti di lavoro diretti e 3.000 nell’indottocon l'obiettivo di raggiungere i 4-6 milioni di visitatori ogni anno (di cui 2 milioni di stranieri). Essendo, come spiegano Segrè e Primori, un "servizio" l'ingresso a Fico sarà gratuito. Il Parco sarà un luogo libero, come una piazza dove i cittadini potranno entrare per intrattenersi, vivere e godere di una ricca e variegata offerta di degustazioni e opportunità. «Il cibo che mangiamo è strettamente legato alla nostra salute e a quella del nostro pianeta, alle nostre tradizioni e relazioni, alla nostra economia» - come ha sottolineato Andrea Segrè -  aggiungendo «il cibo è il nostro essere e il nostro sapere ».
© Riproduzione riservata

di Roberta Bolelli


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