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Dove la plastica è regina

A Napoli, la Fondazione Plart si propone in Italia come centro di eccellenza per il collezionismo e la conservazione delle opere in plastica, con particolare attenzione alla scena nazionale e internazionale del design. L’ultima mostra dal titolo «Cosmogonie», inaugurata il 14 ottobre, celebra per la prima volta il lavoro del giovane architetto Mario Coppola.

Cosmogonie

Napoli. La Fondazione Plart ha aperto i battenti un decennio fa a Napoli – parliamo di oltre 1000 metri quadrati organizzati all'interno di un palazzo dei primi del Novecento nel centro della città - grazie alla volontà ferrea e lungimirante dell’imprenditrice e collezionista d'arte Maria Pia Incutti.

Primo centro polifunzionale dedicato alla ricerca scientifica e all'innovazione tecnologica per il recupero e la conservazione delle opere d'arte e di design in materiale sintetico, il Plart è divenuto degli anni un punto di riferimento ed una realtà d’eccellenza indiscussa in Italia. Un modello cui guardare non solo in termini di strategia amministrativa – la presidente Incutti ha unito con successo la sua esperienza manageriale ed in cultura d'impresa alla propria passione per l'arte contemporanea ed il collezionismo di oggetti in plastica – ma anche per la capacità di diffusione della conoscenza scientifica e artistica legata ai materiali polimerici.  Ne abbiamo parlato con la direttrice, a bilancio di questi primi dieci anni di lavoro.Dottoressa Incutti, la sua Fondazione è una sorta di casa-museo, che a rotazione espone gioielli, lampade, utensili, giocattoli, pezzi di importanti designer e opere d'arte contemporanea. Lei per prima ha creduto nelle potenzialità artistiche del materiale plastico, com'è cresciuto e si è evoluto il Plart in questi anni?

La Fondazione è il frutto della mia attività trentennale di collezionista, che inizialmente nasce con un atteggiamento molto spontaneo. Raccoglievo i pezzi in maniera casuale semplicemente seguendo il mio intuito, mentre in seguito sono stata supportata dall’architetto Nunzio Vitale e ho affinato la ricerca puntando al design degli anni ‘70/’80. Negli anni ’90 ho esposto in varie località d'Italia e del mondo: Villa Pignatelli a Napoli, Politecnico di Milano, Saint Etienné, Sao Paulo, per poi trovare sede definitiva nel 2008, in via Martucci 48.
In questi dieci anni di attività - il 25 gennaio sarà il compleanno del Plart - posso ritenermi soddisfatta per aver dato vita ad un centro di eccellenza per lo studio e la ricerca dei materiali polimerici. La Fondazione punta molto sui giovani artisti e designer talentuosi, molti dei quali, dopo aver esposto al Plart hanno avuto grande successo anche all'estero, e le loro opere sono entrate a far parte di importanti collezioni museali internazionali. Numerosissime sono le iniziative organizzate in questi anni: mostre, laboratori, convegni, che hanno visto la collaborazione di famosi e importanti esperti internazionali del settore e che hanno spesso avuto un forte riscontro, contribuendo a portare la Fondazione sul panorama internazionale.


La Fondazione è cresciuta dunque a partire dalla poliedrica collezione Incutti, ma si è poi strutturata negli anni su diversi livelli autonomi - seppure connessi - che hanno fatto del Plart una fucina di idee e intenti tradotti concretamente in una sezione multimediale, un laboratorio di caratterizzazione dei materiali, un bookshop/biblioteca, un’area di formazione e di didattica per le scuole. Un centro che coinvolge un gruppo eterogeneo di professionisti, da architetti e designer, a restauratori e conservatori, per coordinare con consapevolezza le diverse attività, ed arrivare ad un pubblico sempre più ampio.
Nel 2011 la Fondazione Plart ha inaugurato la sezione multimediale «Da un mare di petrolio a un campo di girasoli” composta da installazioni interattive e multimediali che testimoniano l'evoluzione famiglia dei polimeri. Negli anni si è rivelata la parte più entusiasmante per i giovani visitatori, i nativi digitali, maggiormente attratti dalle nuove tecnologie. Per questo, per il nuovo anno, stiamo lavorando per ampliare la sezione e inserire nuove installazioni che grazie alla realtà aumentata possano raccontare la storia della collezione e quindi anche l'evoluzione delle tecnologie e degli usi e dei costumi della nostra società. Il nuovo progetto sarà presentato proprio in occasione del decennale del Plart. Puntiamo ad essere un museo sempre più all'avanguardia e a raggiungere standard internazionali Inoltre, la Fondazione sta puntando sempre più sui nuovi materiali ecocompatibili, oltre che ad aumentare il fondo permanente attraverso acquisizioni di icone del design quali le serie di Cactus firmati Gufram.


La Fondazione si distingue non solo per essere uno dei pochi musei privati in Italia realizzati con fondi propri e senza risorse pubbliche, ma anche per la profonda attenzione sia agli aspetti creativi sia a quelli legati alla conoscenza e alla conservazione del materiale al centro di tutto: la plastica. Può raccontarmi come lavora il Laboratorio di restauro interno alla Fondazione?
Il Plart fin dalla sua nascita ha messo, tra i suoi obiettivi principali, la conservazione della sua collezione storica, creando all’interno un laboratorio dotato di strumentazioni per la diagnostica e il restauro dei polimeri sintetici.
Avendo io una lunga esperienza come collezionista di arte e design, ero già allora consapevole dell’importanza di un approccio scientifico per evitare il decadimento delle opere. Ad esempio, la determinazione dei materiali costitutivi è necessaria per poter stabilire poi delle corrette pratiche di conservazione.
Quindi grazie alla collaborazione di professionisti come chimici, storici e teorici del design e restauratori abbiamo avviato uno studio del fondo sfociato nella catalogazione e nella sperimentazione di metodologie di restauro. Gestito da Antonella Russo e Alice Hansen ormai da quasi un decennio, il nostro laboratorio è in crescita, puntiamo a diventare un punto di riferimento per il restauro degli oggetti di design e per l’arte contemporanea in plastica.
Il laboratorio si occupa prevalentemente della manutenzione degli oggetti esposti e in archivio e del restauro delle opere che ne hanno bisogno, anche se spesso riceviamo richieste esterne per analizzare i materiali e restaurare oggetti ed opere di collezioni private o anche pubbliche.
Siamo diventati un importante punto di riferimento per studenti che vogliono realizzare tirocini formativi: abbiamo avuto stagisti italiani, greci, tedeschi, francesi, americani.
Lavorare su oggetti storici, cioè su dei veri e propri Beni Culturali, è diverso che lavorare su campioni industriali, quindi questi laureandi ci aiutano a testare adesivi, colori, protettivi, stucchi che possano essere adattati alle opere in plastica. Infine, non posso ancora sbilanciarmi ma le posso anticipare che stiamo ufficializzando, insieme ad una selezionata rete di istituzioni, un network internazionale per lo studio di questi materiali. »

In questo momento la Fondazione ospita la prima personale dell’architetto e designer napoletano Mario Coppola, conosciuto per i suoi progetti tra design, architettura e ambiente, il cui lavoro per il Plart è stato concepito intorno all’opera Dafne, una monumentale installazione site-specific ispirata alle volte della Fondazione, con cui Coppola dialoga attraverso una serie di sculture realizzate proprio per l’occasione. Una produzione artistica dedicata ed intitolata «Cosmogonie» che fa dell’architettura il fulcro, l’oggetto della ricerca, e che la coinvolge direttamente, facendo emergere alcune opere direttamente dalle pareti e dai pavimenti. Un’esposizione in linea con lo stile di Coppola, sempre coinvolto dalle forme e dai mutamenti della natura e del corpo umano, e con la ricerca del Plart, dal momento che le opere in mostra sono state realizzate in acido polilattico, una bioplastica interamente ricavata dall’amido vegetale, biodegradabile ed ecologica, e che sono state stampate in 3d con tecnologia FDM (modellazione a deposizione fusa).

Un processo che s’inserisce perfettamente nella ricerca della Fondazione, la cui attività scientifica è molto attiva e all’avanguardia per tutto ciò che concerne i polimeri sintetici, anche in termini di didattica, come racconta la direttrice Incutti «Nel corso degli anni la struttura dei corsi è cambiata, abbiamo cercato di farli diventare sempre più specialistici, chiamando i maggiori esperti europei sulla conservazione del contemporaneo. La serie di workshop «La plastica nell’arte e per l’arte» ha ricevuto un feedback strepitoso, e può vantare partecipanti da tutta Italia e tutta Europa.
Alcuni dei nostri passati studenti attualmente lavorano come docenti di restauro della plastica nelle accademie o come restauratori in importanti musei nazionali e internazionali. Per il nuovo anno abbiamo in mente dei workshop più flessibili, da adattare e calibrare a seconda delle necessità delle istituzioni o dei gruppi di restauratori o studenti che li richiedono. È questa la novità del 2018: i corsi non avranno date o argomenti fissi, ma saranno attivati solo su richiesta. »

© Riproduzione riservata

di Benedetta Bodo di Albaretto


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