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Vitamina A: come le soft skills degli artisti integrano l’impresa

Vitamina A: Artisti Integratori di Impresa


Vitamina A – Artisti integratori d’Impresa è un’indagine finalizzata ad approfondire la relazione tra Arte e Impresa nelle Marche. Attraverso lo strumento dell’intervista semi-strutturata – vale a dire un’intervista guidata da una traccia non stringente che consente all’intervistato di spaziare liberamente tra gli argomenti proposti – abbiamo incontrato 24 imprese di varia natura: dalla piccola azienda a conduzione familiare alla grande impresa con più di mille dipendenti, dalla produzione di oggetti di design a quella di quadri elettrici.

Nonostante le differenze relative alle dimensioni o al settore produttivo, queste imprese condividono lo stesso territorio e lo stesso contesto socio-economico, trovandosi spesso a condividere anche gli stessi problemi. Il bisogno emerso con più forza nel corso dalle interviste si può riassumere nella parola innovazione: di prodotti e servizi, ma anche e soprattutto dei processi interni all’azienda (management, comunicazione interna, processo produttivo). L’ultimo decennio ha dimostrato l’impossibilità per l’imprenditoria occidentale, in particolar modo quella europea, di competere con le nuove potenze economiche dal punto di vista della produttività a basso costo. Se non è sulla quantità che si gioca la partita della competizione, l’asso nella manica del Vecchio Mondo è costituito quindi dalla qualità, da quelle risorse intangibili legate al sapere e alle competenze non tecniche (le soft skills) che muovono la cosiddetta “economia della conoscenza”.

Tra le soft skills la creatività, intesa come capacità di uscire dagli schemi precostituiti per immaginare scenari alternativi, è la competenza imprescindibile per produrre innovazione. Gli artisti, per la natura stessa della propria ricerca che comporta un continuo spostamento del punto di vista, sono i produttori per eccellenza di creatività. Lo scopo degli interventi Art&Business è quindi quello di portare la creatività artistica nelle imprese al fine di favorirne la capacità di innovazione.

Se a livello teorico questa equazione suona lineare, il riscontro pratico risulta meno immediato.
Delle 24 imprese intervistate, 14 hanno collaborato con uno o più artisti. Più del 50% del campione indagato ha quindi già fatto esperienza di relazione Art&Business: di questo sottoinsieme, soltanto quattro imprese citano però l’innovazione come principale valore derivante da un intervento artistico.
Il dato significativo è che queste imprese hanno usufruito di un intervento artistico nell’ambito dello sviluppo del prodotto – affiancando quindi gli artisti agli sviluppatori nel processo creativo che precede la progettazione industriale – e/o della formazione dei dipendenti, soprattutto in relazione al teambuilding.
Negli altri casi, gli ambiti di collaborazione con il mondo dell’arte sono la comunicazione esterna o il mecenatismo (acquisto di opere d’arte per implementare l’estetica della sede aziendale).

La tendenza degli imprenditori ad assegnare all’arte una funzione puramente estetica sembra essere confermata dalle domande mirate a indagare la percezione delle imprese nei confronti dell’arte; abbiamo stimolato gli imprenditori a valutare le qualità degli artisti indipendentemente dalla relazione con il settore imprenditoriale, chiedendo: cosa sa fare un artista meglio di chiunque altro?
La prima qualità che le imprese riconoscono agli artisti è la visionarietà/creatività, citata da oltre il 50% degli intervistati. Un artista sa applicare un punto di vista alternativo a ciò che viene chiamato a guardare, e questa capacità comporta la facoltà di sovvertire i meccanismi e re-interpretare la realtà, mettendo a frutto l’estro e la fantasia per produrre contenuti originali.
Tra le qualità più citate seguono la capacità di emozionare e la forza estetica, che vengono spesso considerate interdipendenti: l’impatto emotivo di un prodotto artistico viene infatti messo in stretta relazione con la potenza che riesce a esprimere dal punto di vista estetico.
Quando però gli intervistati vengono stimolati a riflettere sul processo produttivo piuttosto che sul prodotto finito, considerando quindi la metodologia più che l’opera artistica, la natura delle soft skills individuate si rivela più eterogenea.
Tra le qualità legate alla metodologia artistica viene menzionata la sensibilità, intesa come capacità degli artisti di empatizzare con il contesto in cui operano, comprendendone anche le dinamiche invisibili agli altri.
Il metodo artistico comporta inoltre la capacità di imparare dai fallimenti. Ogni artista che intraprende un percorso di ricerca sa che dovrà imbattersi in diversi vicoli ciechi prima di individuare la strada giusta, e per questo ha imparato a mettere a frutto i fallimenti utilizzandoli come fonte di stimolo per elevare ulteriormente il proprio livello di ricerca.
La tenacia nello sbagliare e ricominciare fino a che non si è raggiunto l’obiettivo è caratteristica della disciplina che diverse imprese riconoscono agli artisti, tanto che uno degli intervistati ha dichiarato che i suoi dipendenti potrebbero imparare molto di più dalla visione delle prove che dello spettacolo finale.
Infine, la natura stessa degli eventi artistici, che richiedono la prontezza di far fronte agli imprevisti in maniera creativa, comporta secondo alcune imprese la maggiore capacità degli artisti di gestire le incognite e lo stress.

I possibili campi di applicazione delle competenze fin qui citate riguardano settori vitali per la vita di un’impresa poiché direttamente connessi alla produttività aziendale: dalla gestione della leadership al teambuilding, dalla cultura aziendale alla comunicazione interna, fino allo sviluppo del prodotto.
Mettere a valore le competenze e la professionalità degli artisti in questi settori eleva l’arte a strumento di crescita per le aziende, comportando un vantaggio tanto per le imprese quanto per gli artisti.

Oltre a soddisfare il bisogno più evidente, vale a dire il raggiungimento di nuovi mercati in un contesto in cui i finanziamenti a favore della cultura subiscono tagli sempre più radicali, il connubio Arte&Impresa offre infatti agli artisti anche la possibilità di trarre nuovi stimoli e nuove fonti di ispirazione, portando la propria metodologia e i propri processi – quindi la propria ricerca – in contesti inusuali.

Al fine di liberare l’arte dal ruolo di bene accessorio cui è stata relegata è necessario promuoverla come motore di sviluppo per la società: l’incontro virtuoso tra Arte e Impresa può quindi rappresentare un movimento significativo in direzione dello scenario auspicato dall’ex Presidente della Commissione Europea Josè Manuel Barroso: “Culture is not nice to have, but a need to have”.


Vitamina A è un progetto di Sineglossa Creative Ground, realizzato nell’ambito del progetto di Distretto Culturale Evoluto S.IN.C. – Spettacolo Innovazione Creatività attuato dal Consorzio Marche Spettacolo

Nota bio
L'autrice del testo è co-fondatrice e responsabile dell’area formazione e ricerca per Sineglossa Creative Ground. Sociologa, sceneggiatrice e scrittrice, ha lavorato per le case di produzione Mediavivere, Orisa Nauta e Red e pubblicato un romanzo e un racconto.
Formatrice certificata dalla regione Marche, ha sviluppato diversi format sulla progettazione e il pensiero creativo, collaborando tra gli altri con le Università di Urbino e di Macerata, Formaconf, Confartigianato Imprese, Confesercenti.

di Alessia Tripaldi


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