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L’Arte per il Management. Un nuovo modello di incontro basato sullo storytelling

Formazione basata su approcci creativi, grazie ai linguaggi dell’arte, capaci di abilitare le persone al pensiero laterale anche nei luoghi di lavoro. Così l’approccio Art Based Learning, che non pretende di trasformare le risorse umane in un’azienda in artisti, ma di sprigionare la creatività che già esiste. Un libro racconta le best practice italiane e il metodo che permette la solidità di questo approccio, ovvero lo storytelling.


Milano. La possibilità della relazione fra Arte e Business è reale. La nostra testata da tempo lo documenta sistematicamente, raccontando le sue infinite declinazioni. Un rapporto multi-sfaccettato dove il dialogo fra i due contesti si innesta proprio sulla cultura d’ impresa, ovvero sul patrimonio di competenze, relazioni, storie che ciascuna azienda capitalizza nella sua vita. La responsabilità sociale di impresa, la produzione di progetti culturali, il sostegno delle istituzioni e degli operatori attraverso strategie di sponsorizzazione, le partnership di lungo periodo con attori culturali, la cura per collezioni sono alcune delle forme con le quale si manifesta questo virtusoso rapporto. Ma anche gli aspetti più legati alla formazione del personale testimoniano un’altra ricchezza di esperienze.
Ed ecco che il volume “L’Arte per il Management” di Viola Giacometti e Sara Mazzocchi, fondatrici della società storyfactory è la sia la testimonianza di un percorso professionale di oltre 5 anni delle sue autrici, ma anche la descrizione di un metodo efficace di formazione basato sullo storytelling.
E proprio la capacità di narrarsi aiuterebbe a sedimentare le esperienze virtuose, i contenuti emersi dai percorsi condivisi, e la diffusione delle buone pratiche, riproponibili in altri contesti.
Sembra una banalità, ma nelle aziende esiste uno sterminato patrimonio di innovazione e cratività che si esprime tutti i giorni nei gesti della quotidianità, in tutte le azioni di risoluzione di problemi, nell’efficientamento dei processi. Tutte le risorse umane convergono verso un’unica intelligenza collettiva che guida le attività produttive. Di fatto l’arte nelle aziende non serve per portar creatività, bensì per far prendere consapevolezza di quanta creatività già ci sia.
Con la definizione di Art Based Learning si intende l’approccio metodologico che vede l’espressività creativa come strumento chiave per stimolare una visione laterale, flessibile, capace di risolvere problemi e analizzare gli scenari con più ricchezza analitica, quello che si definisce il bagaglio delle soft skills. Non è la pretesa di fare delle persone degli artisti, bensì, attraverso i processi creativi, di renderli più consapevoli e aperti a concepire i processi aziendali da altri punti di osservazione, usando la metafora dell’arte per spiegare gli scenari produttivi.
Secondo la metodologia delle autrici che concepiscono un vero e proprio manuale applicativo, il percorso di relazione fra arte e business si sedimenta attraverso la narrazione: quanto le persone vivono attraverso l’esperienza di contatto con le arti, penetra in profondità e sedimenta nella quotidianità (superando anche il week end e quindi il rientro del lunedì), attraverso proprio una capacità di raccontarsi. Narrare permette di focalizzare gli obiettivi, di liberare le capacità progettuali, di gestione dei processi e di raggiungimento del risultato: tutto questo è definito dalle autrici come accelerazione narrativa.
Si dispiega in cinque passi progressivi: innesco, attivazione partecipata, immersione e perdita (strategica) del controllo, trasformazione, emersione. Per l’innesco si intende l’arte stessa, ovvero la proposta nuova, di rottura, la miccia che attiva il cambio di paradigma e sveglia dal torpore. Segue la fase dell’attivazione partecipata dove le persone si mettono in gioco e si sperimentano, entrando in contatto empatico con il formatore e la proposta. L’immersione è il momento nel quale si entra in pieno nell’esperienza, identificandosi con il compito e ruolo assegnato all’interno di una costruzione artistica di senso, dove il linguaggio dell’arte diventa il proprio. Questa esperienza può essere dolorosa e provocare tensioni all’interno di una persona che per la prima volta la sperimenta. Per questa ragione la narrazione diventa centrale come file-rouge, per definire una linea portante, per condurre la fase della trasformazione, dove il cambio di paradigma di rende evidente e sposta lo sguardo. Questa parabola si compie con l’emersione, il momento del finale, che non è compiuto e chiuso, anzi…rimane aperto. Si tratta del ritorno alla routine dei processi e contesti, ma con una consapevolezza nuova capace di rimanere attiva e percettiva, permettendo all’utente del percorso di trasferire nel suo contesto quanto vissuto, traducendo la metafora appresa nell’esperienza di attivazione attraverso l’arte. Si torna al proprio posto ma con la possibilità del cambiamento.
La parte finale del volume da spazio al racconto di buone pratiche vissute dalle autrici in diversi contesti e con un’ampia varietà di tipologie di innesco, come la fotografia, la visualizzazione grafica e il fumetto, l’azione artistica (performance), strutturando gli approfondimenti come dettagliate indicazioni per una replicazione in altri contesti.




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Autore: Viola Giacometti, Sara Mazzocchi
Titolo: L’Arte per il Management
Editore: Franco Angeli Edizioni
Pagine: 128 pp
Prezzo: 17, 00 €
Anno di Pubblicazione: 2016

di Neve Mazzoleni


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