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La spinta gentile dell’arte in azienda: il metodo della Fondazione Ermanno Casoli

“Innovare l’impresa con l’arte. Il metodo della Fondazione Ermanno Casoli”: il libro che mette insieme il management aziendale, la pratica curatoriale e la ricerca universitaria

Andrea Mastrovito, VITRIOL, 2016. Bozzetto preparatorio

Che l’arte possa essere una risorsa concreta nel collegare e connettere l’identità personale e lavorativa è la scommessa del libro “Innovare l’impresa con l’arte. Il metodo della Fondazione Ermanno Casoli”, in cui l’arte rappresenta “una spinta gentile”, in linea con la teoria del Premio Nobel dell’economia, Richard Thaler. Un pungolo, che spinge ad andare fuori dai sentieri tracciati, segnalando il cambiamento: la fine di un modello manageriale gerarchico, costruito su funzioni lavorative e confini chiusi che genera sofferenza, e il bisogno emergente di “comunità” e di prossimità che caratterizza la rete e la cultura digitale, ma anche le relazioni in azienda, di cui l’arte è una perfetta metafora.

“Innovare l’impresa con l’arte. Il metodo della Fondazione Ermanno Casoli”, è un libro, edito da Egea, scritto a sei mani che mette insieme il management aziendale, espresso da Deborah Care - recruiting, employer branding and training manager di Elica, la pratica curatoriale di Marcello Smarrelli – storico dell’arte e direttore artistico della Fondazione Ermanno Casoli, con la ricerca universitaria portata avanti da Chiara Paolino - ricercatrice di organizzazione aziendale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e docente di Leadership, Organization e HR presso SDA Bocconi School of Management.

La scelta di far dialogare questi tre mondi racconta di come la dimensione economica e la logica fordista del puro profitto, adottate a lungo dalle imprese, hanno del tutto esaurito le spinte propulsive, generando scontento tra i dipendenti e scollamento tra l’identità personale e lavorativa. Nel metodo ideato da Deborah Carè e Marcello Smarrelli, l’arte contemporanea diventa strumento didattico e metodologico per la creazione di un modello replicabile nei contesti aziendali, e agisce come un vero e proprio collante in grado di favorire processi innovativi e di team building all’interno delle organizzazioni, ampliando di fatto il raggio dei possibili portatori di interesse.

L’intuizione iniziale è stata quella di invitare artisti di fama internazionale a produrre un’opera condivisa, realizzata con i dipendenti di Elica - azienda leader mondiale nella produzione di cappe da cucina ad uso domestico e principale sostenitrice della Fondazione - puntando sul processo partecipativo dei workshop.

Per gli autori, il successo di questa esperienza è stato dettato dal coinvolgimento diretto di tutti i dipendenti dell’azienda e da un comune punto di partenza rispetto alle competenze riguardanti l’arte contemporanea. In particolare, sarebbe proprio l’orizzontalità dei processi creativi ad aver reso comprensibile ed efficace l’arte come metafora organizzativa e comportamentale dal carattere paritario, il cui effetto si è tradotto nel tempo in risultati tangibili, misurati e analizzati con approcci quantitativi e qualitativi da Chiara Paolino. Comparando i cinque anni precedenti alla nascita della Fondazione Ermanno Casoli con i cinque anni successivi, in cui dal 2008 è stata introdotta in azienda l’esperienza del progetto artistico E-STRAORDINARIO, si è assistito a un raddoppiamento di brevetti tecnici, a un aumento esponenziale di brevetti ornamentali, all’evoluzione estetica dei prodotti, al miglioramento del clima e delle dinamiche aziendali, che hanno portato al riconoscimento di Elica come Great place to work, e alla certificazione Top Employers che la fa rientrare tra le aziende che assicurano ai propri dipendenti i più alti standard nelle condizioni di lavoro. Secondo Francesco Casoli, Presidente di Elica, sarebbero proprio i risultati raggiunti attraverso le attività della Fondazione Ermanno Casoli in azienda, ad aver permesso il superamento dei momenti di crisi, innovando e rendendo più flessibili i modelli organizzativi. La scelta di inserire nel volume un glossario di terminologia specifica che denomini correttamente il rapporto tra arte e organizzazione aziendale, mira a segnalare la ricerca scientifica sull’argomento, mettendo in guardia dai limiti di introdurre in azienda esperienze artistiche non mediate da formatori specializzati, non selezionate con logiche curatoriali, che non rispondano profondamente a bisogni interni e a reali dinamiche aziendali. Ugualmente, l’incasellare le case history, realizzate dagli artisti in voci specifiche, rivela l’obiettivo di sistematizzare i processi rendendoli chiari, comprensibili e replicabili, anche grazie alle schede tecniche che raccontano la pratica artistica e la metodologia adottata per ogni singolo intervento. Proprio nella logica delle buone prassi sono state indagate e proposte quattro possibili applicazioni dell’arte in azienda che raccontano come questa permetta di innovare l’identità personale e lavorativa, di trasformare i modelli di apprendimento e i luoghi aziendali, di fatto portando vantaggi competitivi all’impresa.

Ad esempio, il progetto “The Game - una partita di calcio a tre porte” (Premio Ermanno Casoli 2013-2014), realizzato dall’artista Danilo Correale coinvolgendo dipendenti e familiari di tre aziende dell’area industriale di Colle Val d’Elsa, diventa emblematico della possibilità di cambiare le dinamiche aziendali, facilitando le relazioni e il riconoscimento delle identità delle persone coinvolte. Diversamente, il progetto di Sissi, “Aspiranti Aspiratori” realizzato all’interno del progetto FEC for Factories, rivela il potenziale di apprendimento e le innovazioni di prodotto che si generano dal contatto tra l’artista e i prototipisti, gli ingegneri e gli operai specializzati. La replicabilità del progetto di Pietro Ruffo per E-STRAORDINARIO, dal titolo “The Wishful Map” proposto in quattro differenti realtà aziendali, rende evidente come sia possibile adattare il format alle esigenze di contesti diversi, supportando il processo di continuo rinnovamento attraverso il dialogo con sempre nuovi stakeholder. Inoltre, come è emerso dal Simposium sul tema Art, Etics and the Promotion of Human Dignity, pubblicato nel 2017 nel Journal of Business Ethic va riconosciuta all’arte la capacità di restituire dignità alla vita organizzativa, contribuendo al benessere della persona nello svolgimento del proprio lavoro. Si tratta, per dirla con le parole di Pier Luigi Celli, autore della prefazione del libro, di “delirare”, di avere il coraggio di uscire fuori dai sentieri tracciati, riconoscendo e dando valore all’identità della singola persona.

@riproduzione riservata
Tag: Fondazione Ermanno Casoli, Elica, arte, impresa, management

di Elisa Fulco


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