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New York

Arte asiatica: come proteggersi dai compratori cinesi

Bene gli oggetti d’alto livello dalla Cina. Giappone e Asia del Sud discontinui. Ma chiedere anticipi e garanzie agli acquirenti è una prassi che non funziona

New York. Le aste newyorkesi di arte asiatica di settembre hanno generato una serie di risultati prevedibili. Per l’ennesima volta sono andate molto bene le opere d’arte cinese che più interessano i compratori asiatici, soprattutto quelli continentali. Come sempre, ottimi risultati per opere che provenivano da collezioni. Ancora una volta Christie’s ha di gran lunga surclassato Sotheby’s. Altri settori, come l’arte giapponese o dell’Asia meridionale, hanno avuto un andamento discontinuo.
È emerso anche un altro elemento,  fonte di preoccupazione, si presume, per le case d’asta: l’apparente fallimento del sistema dei «premium lots» adottato da Sotheby’s. Gli aspiranti offerenti per questi lotti, assai costosi (sopra i 500mila dollari negli Stati Uniti, sopra il milione di dollari a Hong Kong), hanno la possibilità di partecipare all’asta solo dopo aver registrato in anticipo il proprio interesse e aver pagato un deposito; non è consentito fare offerte online. Il motivo? Si sono avuti alcuni casi di acquirenti cinesi inadempienti nel pagamento di opere acquistate all’asta. A Hong Kong Sotheby’s ha istituito questo sistema nel 2007, prima quindi dell’asta Saint Laurent tenuta da Christie’s a Parigi nel 2009,  durante la quale  la vendita di due teste di bronzo era stata annullata in seguito al mancato pagamento da parte dell’aggiudicatario. Quest’anno, nell’asta di opere d’arte cinese che Sotheby’s ha organizzato a New York il 14 settembre, i «premium lots» erano cinque; quattro hanno fatto fiasco. Soltanto una stele votiva dei Wei settentrionali ha trovato un compratore, a 728mila euro (le stime erano di 360-580mila euro): l’ha acquistata Eskenazi Ltd. Ma i pezzi forti della vendita, due bronzi arcaici (uno dei quali aveva stime tra i 1,8 e i 2,2 milioni di euro) e due coppie di sedie del XVII secolo in legno huanghuali (stima massima 1,1 miliori) sono rimasti invenduti.
Sembrava di rivedere la vendita Meiyintang dello scorso aprile a Hong Kong, quando Sotheby’s aveva catalogato 22 dei 77 lotti dell’asta come «premium lots»: in quel caso, metà di essi, compresi i due pezzi più importanti, erano rimasti invenduti (li avrebbe poi acquistati, dopo l’asta,  lo stesso compratore privato). Per il mercante londinese Giuseppe Eskenazi la responsabilità degli spettacolari fiaschi delle aste newyorkesi va attribuita, almeno in parte, al sistema dei «premium lots». Non è dello stesso avviso Henry Howard-Sneyd, vicepresidente per l’arte asiatica di Sotheby’s New York, che dà la colpa  alle «aspettative dei venditori, un po’ troppo alte».
I mercanti confermano che i bronzi, meravigliosi,  avevano in effetti stime cospicue. Ciò nondimeno, riguardo ai «premium lots» Howard-Sneyd afferma: «I nostri sistemi sono soggetti a una costante revisione; spesso infatti hanno bisogno di un’apposita messa a punto». Christie’s ha una politica simile e dichiara di «fare i passi necessari con i potenziali acquirenti... per garantire che il credito sia scrupolosamente tenuto sotto controllo»; la casa d’aste, inoltre, può richiedere un deposito. «È una politica che applichiamo in tutto il mondo», afferma. Con ciò sottintendendo che le case d’asta non vogliono che si pensi che il sistema venga applicato solo nei confronti dei compratori cinesi.
Alla fine della settimana di aste asiatiche, Christie’s aveva totalizzato 55,2 milioni di euro, confermando il proprio predominio; Sotheby’s 22,8 (cfr. la tabella qui sotto). A New York le due case d’asta hanno avuto comportamenti diversi: Christie’s ha tenuto sei vendite, Sotheby’s tre. Howard-Sneyd afferma che la sua società predilige valori più elevati rispetto a vendite di maggior volume. Così a New York Sotheby’s non propone opere di valore inferiore, come gli oggetti giapponesi, che hanno un mercato fiacco. Hugo Weihe, direttore internazionale per l’arte asiatica di Christie’s, spiega che a New York la politica della sua società è di coprire tutti gli aspetti dell’arte asiatica (compresa l’arte giapponese e coreana, che quest’anno non è andata molto bene). François Curiel, a capo di Christie’s Asia, sostiene che la sua società «distribuisce i beni in tutti i propri centri di vendita, il che ci aiuta a mantenere alto il profilo ovunque». E la forza di Christie’s a New York sta anche nella sua tradizionale supremazia («il successo chiama successo», commentava un osservatore) che le consente di attirare collezioni importanti, come la vendita Anthony Hardy dell’anno scorso.
Il punto di forza maggiore è parso essere quello delle opere d’arte cinese che più interessano ai compratori cinesi: l’asta inaugurale di Sotheby’s di pittura cinese classica ha quasi raddoppiato le stime preasta. Sono andate molto bene anche le vendite Christie’s di giada, con pezzi, tra gli altri, dalla collezione Xu Hanqing, e di porcellana Qing: il top lot dell’asta di ceramica è stata una fiasca Qianlong (1736-1820) aggiudicata a 1,96 milioni di euro, quasi tre volte la stima preasta. Sono questi i settori in cui si è assistito agli aumenti di prezzo più consistenti, pilotati da compratori asiatici.  Ora il problema che le case d’asta devono affrontare è come rassicurare i venditori, facendo capire loro che possono consegnare i loro oggetti e avere pagamenti rapidi, senza allontanare i compratori imponendo loro condizioni stringenti.

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Le aste di settembre di arte asiatica a New York
Christie’s
Data dell’asta                               Titolo dell’asta           Stima min. - max. (mil. di euro)        Incasso (mil. di euro)        % di venduto per lotto
13 set.           Arte moderna e cont. dell’Asia del sud                                         4,4-6,3                              5,4                              69%
13 set.            Arte indiana e del Sud-est asiatico                                         3,9-5,7                                 3                              67%
14 set.                       Arte giapponese e coreana                                         6,8-8,5                              2,8                              59%
15 set.                        La collezione Xu Hanqing                                         5,6-7,3                              9,5                              84%
15 set.               Giade da una collezione europea                                         2,6-3,8                              6,3                              75%
15-16 set.                   Ceramiche e oggetti cinesi                                     14,1-20,6                              28,2                              80%
Totali                                                                                               37,4-52,2                              55,2                              72%

Sotheby’s
Data dell’asta                               Titolo dell’asta           Stima min. - max. (mil. di euro)        Incasso (mil. di euro)        % di venduto per lotto
14 set.                       Ceramiche e oggetti cinesi                                           14-20                            16,5                              67%
15 set.         Arte moderna e cont. d.Sud-est asiatico                                         1,8-2,6                            1,6%                              59%
13 set.                               Dipinti classici cinesi                                         1,9-2,7                            4,7                              87%
Totali                                                                                     17,7-25,3                            22,8                              71%

di Georgina Adam, da Il Giornale dell'Arte numero 313, ottobre 2011


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