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L’arte ci distingue dalle macchine banali

La copertina di "A che cosa serve l'arte?"

Art for Business è un’associazione ed è una scommessa; una bella scommessa che parte dal convincimento che ci sia una relazione stretta tra ricerca artistica e produzione del valore economico e dalla certezza che si possa (si debba) «creare discontinuità in un sistema economico e sociale che ha sacrificato sull’altare dell’efficacia le sue radici culturali». Lo scrive Paolo Antonini nelle prime pagine di Che cosa me ne faccio dell’arte? Al lavoro e nella vita quotidiana (a cura di Art for Business, 96 pp., Umberto Allemandi & C., Torino 2011, e 20,00) piccolo volume in cui sono presentati i risultati dell’inchiesta condotta a Milano da Camilla Bettiga per questa associazione, che si propone di sviluppare la cultura d’impresa e le competenze organizzative attraverso le arti, e che il 18 e 19 novembre organizza in Triennale di Milano il consueto Forum di confronto internazionale, intitolato quest’anno «Imparare il presente». L’indagine ha coinvolto 50 artisti e 100 visitatori, colti nel momento in cui uscivano da musei o mostre di arte contemporanea e intervistati a lungo, perché raccontassero al meglio il significato dell’esperienza appena vissuta: non una raccolta di dati statistici, quindi, ma un insieme di storie. Dalle ragioni della visita fino a «Che cos’è il fattore di artisticità?», le 15 domande esplorano in profondità gli aspetti più diversi della fruizione artistica. Agli artisti, tutti italiani, diversi per età, esperienze, linguaggio, è stato chiesto di ragionare su cinque specifiche questioni. Ne è scaturita una riflessione articolata, grazie anche ai contributi della semiologa Giulia Ceriani e dell’estetologo Andrea Pinotti, che interpretando le risposte degli intervistati con gli strumenti offerti dalle loro discipline, ne offrono chiavi di lettura stimolanti. Ma non mancano le voci di altri addetti ai lavori, da Gabriella Belli, presidente di Amaci, a Francesco Manacorda, direttore di Artissima (dove il volume verrà presentato il prossimo 5 novembre, alle ore 12), ad Alessandro Profumo, che da amministratore delegato di UniCredit Group ha fatto di quel gruppo il più importante compagno di strada del contemporaneo in Italia. Insomma, questo piccolo volume, anticonformista e raffinato anche nella veste grafica, lancia la sua sfida, esplicitata da Valeria Cantoni, presidente di Art for Business: «Portare nelle imprese quell’arte che è allenamento alla diversità, sollecitazione della creatività personale, sorpresa, improvvisazione; in una parola: apprendimento». Un’arte che (suggerisce Heinz von Foerster), ci aiuti «a distinguerci dalle macchine banali, capaci di fare solo quello che si deve fare». È questa la risposta alla domanda del titolo.

di Ad.M., da Il Giornale dell'Arte numero 314, novembre 2011


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