Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Aste

Nuovi mercati

Il futuro è in Cina

Per l’arte come per ogni settore dell’economia

Un'asta di vini a Hong Kong da Sotheby's © Sotheby's

Hong Kong. Il viaggiatore europeo che arriva a Hong Kong sa benissimo di dover dar prova di estrema umiltà entrando nell’avamposto di uno dei Paesi più potenti del mondo, olimpo dell’industria e della finanza di domani. Finora portava con sé almeno una certezza: un certo mondo all’antica, un certo modo di vivere (e tra quelli, il mercato dell’arte e più in particolare le aste) vedranno per sempre la supremazia assoluta della vecchia Europa. Sfortunatamente, in un batter d’occhio queste belle certezze crollano. Scorrendo le cronache dell’arte degli ultimi tempi l’affezionato lettore di questo giornale ha appreso di un vaso (una tipica «chinoiserie») venduto a 62 milioni di euro, ha saputo che l’asta Alemagna di Sothe-by’s a Milano è stata salvata dalla sezione delle giade cinesi, i lotti non notificati dalla Soprintendenza dopo il suo shopping sfrenato di Canaletto e Guardi. Ma almeno tutte le grandi aste d’autunno di New York, dall’impressionismo al contemporaneo, hanno superato il miliardo di dollari. Una volta a Hong Kong, l’importanza degli investimenti di Sotheby’s e Christie’s sembra davvero incredibile: piani interi del megacentro dei congressi prenotati con gigantesche scenografie, chilometri di tappeti rossi, battaglioni di esperti e loro assistenti pronti a rispondere ai desideri dei super ricchi collezionisti sbarcati da ingorghi di limousine. New York al confronto sembra quasi una città di provincia, per non parlare di Londra e Parigi.
Di più: quest’autunno in poche aste di arte contemporanea cinese e asiatica, oggetti e calligrafia cinese, gioielli, orologi e vino Sotheby’s e Christie’s hanno superato gli 858 milioni di dollari, cifra assai vicina al miliardo newyorkese. Queste cifre, considerate nel contesto globale di questo Paese, sono ancora più incredibili, nel senso che le tre case d’asta principali cinesi, Poly, Guardian e Council quest’autunno hanno totalizzato la cifra di 1,56 miliardi di dollari, cifra che determina, con le aste di Hong Kong di Christie’s e Sotheby’s un totale di 2,4 miliardi, superiore al giro d’affari totale di Christie’s «worldwide» nel 2009. È da notare che la Cina è l’unica zona geografica che non vede il primato di Christie’s e di Sotheby’s: fenomeno ancora più sorprendente se si considera che l’esistenza delle case d’asta in Cina è estremamente recente. Tutte chiuse nel ’68 nel corso della Rivoluzione culturale, riaprono molto timidamente solo nel 1992, ma in pochi anni, con una progressione formidabile, nel 2009 nove delle venti più grandi case d’asta al mondo erano cinesi e sulle dieci più importanti quattro sono cinesi. Un altro punto interessante è l’ubicazione di queste società: sono tutte a Pechino, spesso controllate dal Governo. La supremazia di Shanghai nell’arte sembra un fenomeno degli anni Novanta e come in altri campi, quali la cultura o la moda, si vede un maggior rafforzamento del potere centrale della capitale della Cina. Alcuni mettono in dubbio le cifre pubblicate da queste case. I responsabili di Christie’s e di Sotheby’s a Hong Kong le accettano come tali ed è anche vero che il principio ispiratore di tutti è di non contraddire in nessunissimo modo il Governo cinese. In occasione dell’asta Saint Laurent Christie’s ha molto patito i pesanti commenti di Pierre Bergé sulla libertà d’espressione in Cina, ferita inguaribile all’onore cinese, in seguito  alla messa in vendita di opere d’arte provenienti del saccheggio del Palazzo d’Estate (cfr. n. 286, apr. ’09, p. 66). Ricordiamo che il Governo cinese non solo aveva chiesto a Christie’s pubbliche scuse, ma minacciava di chiuderle ogni accesso in Cina. La nomina di François Curiel alcuni mesi dopo a nuovo presidente di Christie’s Hong Kong voluto espressamente da François Pinault è da mettere in relazione con la prospettiva di riprendere in mano la situazione. Curiel è uno degli uomini chiave dell’azienda, la sua nomina è un simbolo forte dell’interesse di Christie’s per questo mercato.
Per anni Hong Kong è stata soprattutto la roccaforte di Sotheby’s. Prima casa d’aste ad aprire nel 1974, ha ottenuto subito risultati eccezionali grazie alle formidabili personalità e conoscenze di Julian Thompson e di James Lally, artefici delle più importanti aste d’arte cinese. È interessante notare che all’inizio tutti gli impiegati erano europei; ora Curiel è l’unico rimasto e tutto lo staff di Christie’s è rigorosamente cinese come da Sotheby’s, al momento guidata da Kevin Ching e Nicolas Chow. Inutile segnalare gli ottimi risultati delle due case. La progressione del 100% nell’arco di un anno riflette l’immagine attuale del Paese. In milioni di dollari, per Christie’s  i risultati delle aste di autunno 2009 sono di 217, 305 per la primavera 2010 e 441 per l’autunno, i risultati corrispondenti di Sotheby’s sono di 166, 271 e 417. Per spiegare anche questo successo è fondamentale un tratto della psicologia cinese: l’amore per il gioco. I cinesi vivono le aste come un piacere intenso, raddoppiato dalla possibilità di esibire come un trofeo i lotti acquistati, come simbolo di superiorità e di successo, l’esatto opposto della mentalità giapponese. Non a caso in Giappone le aste sono sempre state un disastro, essendo l’atmosfera segreta e confidenziale d’una galleria d’arte l’unica possibilità di proteggere la riservatezza, virtù cardinale del Paese.
Per Christie’s e Sotheby’s Hong Kong è sempre più un passaggio obbligato per entrare nel vero grande mercato, la Cina. Attualmente le due società possono organizzare solo mostre, non hanno la licenza di vendita. Christie’s ha rilevato una partecipazione minore in una piccola casa d’asta, Forever, ma i suoi funzionari sanno benissimo che per loro, allo stato attuale della legislazione, sarà estremamente difficile organizzare aste di oggetti cinesi: il fortissimo nazionalismo del Governo concentra queste attività unicamente sulle case d’asta cinesi. Una via d’uscita più agevole potrebbe essere l’arte contemporanea. A New York Christie’s ha organizzato, accollandosene tutti i costi, una mostra di pittura contemporanea d’artisti scelti dal Governo cinese (va da sé che autori come Ai Weiwei ne erano esclusi). Lo scopo non è pensare di trovare nuovi oggetti in Cina, la rivoluzione culturale ha fatto tabula rasa di tutto il collezionismo passato e il Governo impedisce qualsiasi vendita o esportazione d’oggetti provenienti da scavi attuali. Nelle ultime aste di Hong Kong il 43% in valore dei lotti è stato acquistato da privati residenti in Cina: essendo ormai molto veloce il giro di denaro in Cina, un giorno o l’altro questi oggetti torneranno sul mercato, e quando questo succederà Christie’s e Sotheby’s vogliono esserci.
Così il mercato dell’arte in Cina funziona e progredisce come qualsiasi altro ramo dell’economia del Paese.

© Riproduzione riservata

Bruno Muheim, da Il Giornale dell'Arte numero 306, febbraio 2011


Ricerca


GDA maggio 2018

Vernissage maggio 2018

Fotografia Europea 2018

Vedere a ...
Vedere a Venezia e in Veneto 2018

Vedere nelle Marche 2018

Vedere a Milano 2018

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012