Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Vernissage

Roma

Giallo (ma troppo) al Quirinale

Ora il presidente Giorgio Napolitano può disporre della meravigliosa Galleria di papa Chigi, dipinta da Pietro da Cortona, che Napoleone, i pontefici successivi e i Savoia avevano oscurato

Una veduta della Sala Gialla dopo il restauro

Roma. Viene presentato oggi presso l’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica il progetto di restauro della Galleria di Alessandro VII Chigi nel Palazzo del Quirinale, volto a riscoprire le pitture di Pietro da Cortona e dei suoi allievi oscurate dagli interventi francesi tra il 1812 e il 1814.
Il restauro, la cui conclusione è prevista entro il prossimo agosto (apertura al pubblico a partire da settembre), è condotto dalla Soprintendenza Storico Artistica per il Polo Museale di Roma, d’intesa con il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, e si avvale del supporto della Fondazione Bracco, in particolare per i lavori nella Sala degli Ambasciatori.


Tutto comincia nel 2001: c’erano lavori da fare, si libera un pezzetto d’intonaco e si scopre che sotto ci sono degli affreschi. Nel Quirinale dei papi, dei re e dei presidenti, i francesi cancellano nel 1811 la galleria voluta nel 1655 da Alessandro VII Chigi appena eletto: vogliono creare un appartamento per Napoleone, che non vi metterà mai piede. L’architetto Raffaele Stern divide in tre lo spazio di 70 metri; chiude le 12 finestre verso il cortile (se no, dove collocare i mobili?); con parati e ridipinture, cancella la decorazione creata da Pietro da Cortona e affidata ad allievi come Carlo Maratta, Gaspar Dughet, Pier Francesco Mola, Ciro Ferri, Filippo Lauri, Guglielmo Courtois: 14 pittori dai 23 ai 58 anni. Restano soltanto le Storie del Vecchio e Nuovo Testamento, non più le colonne binate e gli sfondi di verzura sottostanti. Né i monogrammi papali, gli animali (bellissimi quelli piumati), anche con qualche divertissement vi fanno perfino capolino. La Galleria è frazionata nelle sale degli Ambasciatori, di Augusto (o del Trono) e Gialla: tristi e oscurate. Torna il papa, e in due di esse vuole (brutte) Virtù teologali personificate; arrivano i Savoia, e, sotto altri parati, annegano tutto.
Per 350 anni, l’aspetto del Seicento è dimenticato: il Quirinale perde le radici. «La pittura pensata da Pietro da Cortona era ancora lì: bisognava liberarla, farla rinascere, dice Louis Godart, archeologo e consigliere culturale degli ultimi due Capi dello Stato. I presidenti Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, erano d’accordissimo». Due terzi del lavoro sono già compiuti: le sale Gialla e d’Augusto hanno recuperato la luminosità sfolgorante e regalato belle sorprese. Ora, con il restauro di quella degli Ambasciatori, che sta per iniziare, si capirà, dice la soprintendente Rossella Vodret, responsabile dei lavori, «che il luogo era un prototipo di luce, spazialità e decorazione, perfino di grandeur, per tutte le altre gallerie che seguiranno in Europa, iniziando da Versailles». Fortunatamente «Stern, forse comprendendo l’importanza del progetto, sottolinea Godart, vuole uno scialbo leggero, che così è possibile rimuovere».
In Italia, si sa, i beni culturali non godono della massima popolarità, almeno governativa, e nemmeno dei fondi che sarebbero necessari: come completare il restauro?
Il Quirinale, per la prima volta in lavori simili, ha pensato a uno sponsor: la Fondazione Bracco sosterrà le spese, si comincia a marzo, giusto farlo a 150 anni dall’Unità. Negli strombi delle finestre obliterate, sono stati ritrovati perfino i pavimenti in cotto antico: «Per Stern, degni dei fienili, come diceva, e li ha sostituiti con il marmo», spiega ancora il consigliere del Presidente. I dipinti di Pietro da Cortona e scuola sono valorizzati nelle cornici architettoniche per essi create; nella sala Gialla, sotto «Giuseppe riconosciuto dai fratelli» di Mola, simmetrico alla «Chiesa di santa Maria della Pace» nella sala degli Ambasciatori, è riapparso un monocromo ovale tra due putti con la «Chiesa di santa Maria del Popolo», un’altra impresa Chigi: forse a ricordare l’arrivo, tre anni prima, della convertita regina Cristina di Svezia, proprio da quella Porta rifatta per l’occasione da Bernini e qui eternata. Negli strombi, inalterati, mascheroni da studiare; su un’imposta, lo stemma di Clemente XIII Rezzonico. E sorprese ancora da decifrare: un «4.11.13» è forse la data dei lavori napoleonici; un tal «Amato» scrive sul muro «sono stato incarcerato dentro questa», ma non si sa quando: la data è incerta, è rimasto un 9 gennaio di un anno che termina per 9. «Il palazzo riserva infinite sorprese», dice Godart: in un’altra sala, ha riscoperto ancora pitture del Seicento; in una terza, affreschi sotto l’intonaco savoiardo, tolto; in giardino, perfino dipinti precedenti alla nascita del Quirinale. «Con l’intervento di Bracco, e senza pesare sul bilancio pubblico, riporteremo alla luce tutta la Galleria voluta dal papa; splendore e modello d’arte, affidato non a uno qualsiasi, ma a Pietro da Cortona; quando passo in queste sale, mi viene da pensare alle sciocchezze umane». Pietro e i suoi dipingevano mentre si scatenava una peste delle peggiori a Roma: 14.473 vittime in una città di 100mila anime; Bernini iniziava a costruire il colonnato di San Pietro; in una sala accanto, il 6 luglio 1809, il generale Etienne Radet, a capo della gendarmeria di Napoleone, arresta Pio VII Chiaramonti, poi deportato a Savona e a Fontainebleau; e qui Pio IX svolgeva le udienze negli ultimi anni. Torna un crocevia della storia.

Fabio Isman, da Il Giornale dell'Arte numero 307, marzo 2011


  • La Sala Gialla prima del restauro
  • Una veduta della Sala di Augusto a restauro concluso
  • Un particolare degli affreschi della Sala degli Ambasciatori
  • Louis Godart, consigliere culturale di Giorgio Napolitano, e un particolare degli affreschi nella Sala degli Ambasciatori
  • La Sala degli Ambasciatori
  • Una veduta della Sala di Augusto

Ricerca


GDA ottobre 2018

Vernissage ottobre 2018

Vedere a Matera 2018

Vedere a ...
Vedere in Emilia Romagna 2018

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012