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Restauro

Torino

Con Legnanino apre il Palazzo dei Parlamenti

Restaurati e accessibili per la prima volta al pubblico gli appartamenti del piano terra di Palazzo Carignano, teatro della storia risorgimentale subalpina e italiana

La Sala delle Stagioni nell’Appartamento dei Principi al piano terreno di Palazzo Carignano a Torino. © Soprintendenza BSaE Piemonte

Torino. «Qui nacque Vittorio Emanuele II»: è quanto si legge nel cartiglio bronzeo sul timpano che sovrasta la facciata di Palazzo Carignano, capolavoro del padre teatino modenese Guarino Guarini cui lo commissionò nel 1679 Emanuele Filiberto di Savoia Carignano, colto principe di un importante ramo collaterale dei Savoia che diede gli ultimi cinque sovrani alla storia sabauda, tra cui appunto Vittorio Emanuele II.
In quel sinuoso paradigma barocco che sconvolse i canoni della lineare edilizia torinese, passò tanta storia del Risorgimento da farne, con Palazzo Reale e Palazzo Madama, una delle tre principali residenze sabaude. Dal balcone su piazza Carignano il 13 marzo 1821 Carlo Alberto concesse l’effimera costituzione detta appunto del ’21; l’8 maggio 1848, due mesi dopo la firma dello Statuto, in Palazzo Carignano tenne la sua prima seduta la Camera dei deputati del Parlamento subalpino mentre Carlo Alberto combatteva  le battaglie della prima guerra di Indipendenza sui campi della Lombardia e del Veneto.
Un emiciclo con i banchi per i deputati era stato allestito nel salone delle feste del palazzo in cui passerà tutta la storia del Piemonte e del Risorgimento italiano finché, con l’Unità, la vecchia sede non basterà più per i 443 deputati del Parlamento italiano. Verrà dunque allestita nel cortile di Palazzo Carignano un’aula in legno provvisoria, che in realtà venne poi utilizzata fino al trasferimento della capitale a Firenze nel 1865: la grandiosa aula realizzata nell’ampliamento ottocentesco del palazzo, oggi sede del Museo del Risorgimento, non venne mai utilizzata, in quanto i lavori terminarono a trasferimento avvenuto. Tali vicende storiche spiegano perché Palazzo Carignano non poteva che essere una delle sedi più consone alle celebrazioni per il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia; quale modo migliore per raggiungere questo obiettivo se non quello di valorizzare il palazzo stesso e le sue sontuose decorazioni? Il 20 marzo è stato aperto al pubblico il piano terreno, che finora non era mai stato visitabile, e vi è stata allestita una monografica su Stefano Maria Legnani (cfr. box) . Il Legnanino, «uno dei più chiari pittori che fossero in Lombardia», che a Torino aveva già lavorato tra l’altro nella Cappella dei Mercanti, venne chiamato ad affrescare negli ultimi anni del Seicento la volta di una dozzina di sale di Palazzo Carignano, due delle quali a piano terra nell’Appartamento dorato o Appartamento dei principi. Qui dipinse l’Allegoria di Giunone e l’Apoteosi di Ercole rispettivamente sulla volta della Sala delle Battaglie e della Sala delle Stagioni le cui pareti, all’epoca rivestite di cuoio dipinto e dorato e arazzi, all’inizio del secolo successivo vennero ricoperte di specchi e boiseries intagliate e dorate che videro all’opera abilissimi scultori, intagliatori, stuccatori e indoratori (Michele Crotti, Cesare Neurone, Francesco Borello…) e che sono tra le prove supreme del virtuosismo decorativo del Barocco torinese. Queste sale e quelle contigue, che conobbero una nuova campagna decorativa nell’Ottocento (la Camera da letto e l’Ufficio di Cavour), erano in ottimo stato di conservazione perché quando Palazzo Carignano passò al Demanio nel 1832, l’Appartamento dei Principi rimase nelle disposizioni della Casa Reale chiuso a chiave e sorvegliato da un custode. La campagna di restauro finalizzata all’apertura al pubblico diretta dall’architetto Salvatore Simonetti si è dunque limitata a spolveratura, messa in sicurezza degli ornati e delle pavimentazioni lignee e adeguamento impiantistico.
Gli altri ambienti restaurati e visitabili sono due sale, anch’esse affrescate da Legnanino, dell’Appartamento di Mezzanotte (il resto è occupato dagli uffici della Soprintendenza), atrio, vestiboli, corpo di guardia, scale ellittiche, salone ipogeo e lo straordinario scalone guariniano: due ricurve scale simmetriche con gradini ora concavi ora convessi, un caso più unico che raro.

© Riproduzione riservata

Barbara Antonetto, da Il Giornale dell'Arte numero 308, aprile 2011


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