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La solitudine del satiro

All’occhio l’ultima parola

Non convince del tutto la mostra che doveva convalidare l’ipotesi che il Maestro del Giudizio di Salomone sia assimilabile al giovane Ribera

Maestro del Giudizio di Salomone (Jusepe de Ribera?), «Giudizio di Salomone», Roma, Galleria Borghese

Al Museo del Prado, fino alla fine del mese di agosto, si poteva verificare l’ipotesi di ricostruzione della produzione giovanile del pittore spagnolo Jusepe de Ribera (1591-1652), un’acquisizione critica recente messa in opera in molti studi da Gianni Papi e ora accettata pressoché  unanimemente (El joven Ribera, a cura di José Milicua e Javier Portus, edizioni del Museo del Prado 2011). Sarebbe così possibile documentare il breve ma intenso soggiorno del pittore spagnolo a Roma, dove le fonti lo segnalano tra i primi seguaci di Caravaggio tra il 1611 e il 1616, anno in cui Ribera si sposta a Napoli. Papi, molto attivo nell’ambito degli studi sulla pittura caravaggesca, ha immaginato di riconoscere nel giovane Ribera a Roma l’autore di una serie di opere a lungo considerate anonime, e già assegnate da Roberto Longhi al cosiddetto Maestro del Giudizio di Salomone, nome convenzionale che prende spunto dal soggetto di una delle più affascinanti del gruppo, il Giudizio di Salomone della Galleria Borghese a Roma.  Longhi, che possedeva una serie di cinque apostoli del Maestro del Giudizio di Salomone a testimonianza del suo interesse per il problema critico, lo riteneva un maestro francese affine a Valentin attivo a Roma intorno al 1620. Papi, accrescendo con attribuzioni convincenti  il numero delle opere note a Longhi come dell’anonimo maestro, ha ipotizzato di identificare in quel pittore proprio il giovane Ribera, così come farebbe credere la presenza di alcuni pezzi del gruppo in antichi inventari di collezioni romane, dove sono attestati come opere di Ribera. Sebbene si tratti di documenti stilati tra il 1620 e il 1630 non possono essere considerati prove certe, visto che, e lo abbiamo capito anche in questi mesi di fronte all’inverosimile assegnazione a Caravaggio di un Sant’Agostino presente precocemente con quel nome negli inventari Giustiniani, è solo il controllo stilistico a doverci convincere della veridicità delle proposte.  Il banco di prova doveva proprio essere la mostra di Madrid, ma questo purtroppo non è avvenuto fino in fondo. Girando per la mostra e confrontando le opere già assegnate al Maestro del Giudizio di Salomone con quelle che documentano da tempo l’esordio di Ribera in modo veramente riconoscibile (la serie delle Allegorie dei sensi divisa tra varie collezioni pubbliche e private: cat. 19-21) non ci si riusciva veramente a convincere dell’identità di mano: la qualità e il virtuosismo sottile delle allegorie dei sensi, già Ribera come lo conosciamo per tutta la vita successiva, contrastava con le stesure rapide e trascurate del gruppo Longhi. Tanto più che questo modo aggressivo e strapazzato di dipingere del presunto giovane Ribera veniva considerato una naturale maturazione dello stesso pittore che aveva eseguito in precedenza il Giudizio di Salomone della Galleria Borghese a Roma: un quadro di una stesura riposata e di un registro classicista che fatico a vedere come antefatto e soprattutto a considerare opera del 1608-1610 (come si dichiara in catalogo) per lo spirito teatrale e ormai protobarocco che lo anima. Per dirimere la questione mi avrebbe aiutato poter vedere accostate due opere cruciali che apparterrebbero a questo momento giovanile del pittore e che purtroppo, pur illustrate in catalogo, non erano presenti quando ho visitato la mostra  (erano infatti approdate a Ottawa per un’altra esposizione). Mi riferisco a un quadro da molto tempo considerato tra le prime prove del pittore, vale a dire il «San Pietro e san Paolo» del museo di Strasburgo, opera firmata e perfettamente confrontabile con le allegorie dei sensi, nonché al «San Gerolamo» da qualche tempo all’Art Gallery of Ontario di Toronto, apparentemente firmato a sua volta e chiaramente assimilabile al gruppo del cosiddetto Maestro del Giudizio di Salomone. Nel caso, quindi, un vero anello di congiunzione tra i due gruppi. Questa assenza rinnova tra i più scettici i dubbi circa la pacifica identificazione del Maestro del Giudizio di Salomone con Ribera giovane. Si sente parlare di una edizione napoletana della mostra in autunno; speriamo  che sia l’occasione per vedere le due opere cruciali, perché firmate, a confronto. Il rischio è altrimenti di assistere alla passerella di un nuovo «divo» degli studi caravaggeschi la cui carta d’identità deve essere ancora convalidata.
© Riproduzione riservata

di Alessandro Morandotti, da Il Giornale dell'Arte numero 312, settembre 2011


  • Jusepe de Ribera, «Allegoria del gusto», Hartford, Wadsworth Atheneum Museum of Art

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