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Archeologia


Vetri a Roma

Bottiglia racchiusa da gabbia a filamenti, produzione siriana fine I-inizio II secolo d.C., Soprintendenza Beni Archeoligici del Veneto (Padova, depositi)

Roma. In vista dei restauri al Colosseo, che per mesi chiuderanno il deambulacro del II ordine, sarà la Curia Iulia al Foro, a Roma, a ospitare, dal 21 febbraio al 16 settembre, «Vetri a Roma», mostra di 300 pezzi circa provenienti da tutta Italia e da Treviri curata da Maddalena Cima, direttrice del Museo Barracco e da Maria Antonetta Tomei, della Soprintendenza ai Beni archeologici di Roma (catalogo Electa). Si inizia dalla produzione più antica, con oggetti datati a partire dal VII secolo a.C. provenienti dall’Oriente, ma trovati in necropoli italiane, con esempi di balsamari e alabastra realizzati a «nucleo friabile», prima tecnica in assoluto di lavorazione del vetro inventata in Mesopotamia nel II millennio a.C. e poi diffusa con varianti nel bacino del Mediterraneo orientale e forse anche in Italia meridionale tra il VI secolo a.C. e il I d.C. La mostra illustra tutte le tecniche antecedenti la rivoluzionaria invenzione del vetro soffiato del I secolo a.C., le lavorazioni a stampo, a «mosaico» o la «millefiori» ancora in uso a Murano, con pezzi straordinari come il piatto dorato con scena di caccia del III secolo a.C. da Tresilico (Reggio Calabria), produzione ispirata alle argenterie ellenistiche con figurazioni a foglia d’oro. Con la soffiatura forme, colori e fantasie si moltiplicano e si vivacizzano. Tra i vetri più belli da ricordare il piatto blu inciso con scena dionisiaca dal Museo Navale Romano di Albenga (II secolo d.C.), già esposto qualche anno fa a Palazzo Altemps, un microscopico meraviglioso ritratto dipinto su vetro dal Museo di Arezzo, una coppa diatreta (rarissime coppe con reticolo intorno lavorato nello stesso blocco di vetro) detta coppa Cagnola dai Musei Civici di Varese, un piatto con centauro marino inciso da Ventimiglia, un cospicuo e praticamente inedito nucleo di vetri soffiati di età imperiale dal caveau di Palazzo Massimo a Roma, e ancora coppe costolate, due affreschi «a tema» da Pompei, esempi di vetri soffiati in stampi e di urne cinerarie. Interessanti anche alcuni corredi tombali interi di età imperiale.

di F.C.G., da Il Giornale dell'Arte numero 317, febbraio 2012


  • Tondo che rappresenta un fondale marino con due pesci e un delfino, proveniente dal triclinium della domus del Chirurgo di Rimini. Foto © SSBAR-Tutti i diritti riservati
  • Piatto blu con scena dionisiaca, II secolo d.C., Albenga, Museo Navale Romano

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