Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Musei

Musei: vantaggi e svantaggi di essere gratis

L’ingresso gratuito ai musei nazionali del Regno Unito compie 10 anni. Potrà durare? Per gli inglesi i vantaggi politici valgono ancora più dei costi economici

A Londra l’ingresso alla Tate Modern è gratuito, quello alla cattedrale di Saint Paul costa 14,50 sterline

Londra. L’abolizione del biglietto di ingresso ai musei nazionali inglesi, come ha scritto sul suo blog il segretario di Stato alla Cultura Jeremy Hunt lo scorso dicembre, in occasione del decimo anniversario dalla sua introduzione, ha un costo salato: mantenere gratuito l’ingresso ai musei nazionali, che in passato si pagava, costa circa 83 milioni di euro all’anno. Ciononostante Hunt appoggia questa decisione. Perché l’attuale governo Cameron (conservatori con liberali) sostiene un progetto lanciato nel 2001 dai laburisti, regolarmente criticati per le spese eccessive? La coalizione intende ridurre il deficit di bilancio del Paese, che ha superato il 10% del Pil prima della sua salita al potere nel 2010. Eppure, l’ingresso gratuito ai musei, introdotto anche da Scozia e Galles nel 2011, sembra essere un diritto acquisito, anche se la riduzione del deficit è uno dei punti fermi del nuovo Governo.

Perché gratis?
Quando, nel 2009, era all’opposizione, George Osborne, ora ministro delle Finanze e del Tesoro, promise che un Governo conservatore avrebbe mantenuto l’ingresso gratuito ai musei. L’impegno fu rinnovato nel manifesto elettorale del partito del 2010. I conservatori evitarono così di inimicarsi la potente lobby del mondo dell’arte e i direttori dei musei nazionali, come Neil MacGregor, direttore del British Museum ed ex direttore della National Gallery, Nicholas Serota, direttore della Tate, e Mark Jones, all’epoca direttore del Victoria and Albert Museum. Quest’ultimo fu particolarmente entusiasta di poter abolire il biglietto di 5 sterline: solo nel primo anno ha registrato un aumento dei visitatori da 1 milione a 2,3 milioni. Ora che Osborne e Hunt sono al Governo, l’ingresso gratuito dovrebbe essere assicurato, senza cambiamenti di rotta. Questa nuova strada potrebbe non far aumentare o diminuire il numero di voti ai conservatori, ma tutto serve quando l’obiettivo è cancellare la nomea di «partito cattivo». Gli elettori della middle-class, soprattutto nel Sud-Est del Paese, i più probabili visitatori dei grandi musei londinesi, si aspettano di non pagare il biglietto e non accolgono di buon grado proposte alternative. Al momento i direttori e i trustees dei musei sono costretti dal Governo a mantenere l’ingresso gratuito, una posizione «dirigista» non proprio consueta per i Tory. I direttori si trovano in una situazione difficile. Non possono far pagare, che lo vogliano o meno, dopo che il Governo li ha risparmiati dal tanto temuto taglio alle sovvenzioni previsto nell’ordine del 25-40% e ridotto comunque di un notevole 15% per la gestione fino al 2014-15.

Boom di visitatori
I fautori dell’ingresso gratuito ne elogiano i vantaggi in termini di numero di visitatori. Secondo i dati raccolti dal Department for Culture, Media and Sport, dal 2001 in tutta l’Inghilterra gli ingressi ai musei sono aumentati del 51%. I visitatori appartengono soprattutto alla classe media e molti a Londra sono turisti stranieri. Alcuni ritengono che potrebbero permettersi di pagare il biglietto, come fanno per molte mostre temporanee come quella record su Leonardo alla National Gallery (ben 16 sterline per l’ingresso), «Lucian Freud» aperta fino al 27 maggio alla National Portrait Gallery (14 sterline) o «Gerhard Richter» (12,70 sterline), da poco chiusa alla Tate Modern. L’ingresso gratuito ha attirato un nuovo pubblico, costituito soprattutto da chi non sarebbe disposto a pagare neanche un prezzo molto basso. Il numero di visitatori di classi sociali «svantaggiate» è ora il 2,5% del totale di tutti i musei inglesi, e il 5% del V&A. Quando i musei fanno pagare l’ingresso i visitatori si riducono drasticamente, come successe negli anni Novanta. Dopo l’introduzione di un biglietto di 7 sterline per visitare il Royal Observatory, ad esempio, il pubblico è calato del 55%. Circa 50 milioni di persone visitano ogni anno i 50 musei nazionali inglesi gratuiti. Un calcolo approssimativo, certo, ma se la metà di questi visitatori pagasse 5 sterline a testa, si potrebbero raccogliere 125 milioni di sterline: una vera manna per i direttori che lottano costantemente per far quadrare il bilancio. I detrattori dell’ingresso a pagamento affermano che l’accesso gratuito si traduce in un finanziamento statale più consistente. Gran parte del budget di un museo viene impiegato per coprire i costi fissi. Al British Museum, ad esempio, quando si sono aggiunti i costi di salari, pensioni, previdenza sociale, prepensionamenti e licenziamenti, le spese totali sono state di 39,3 milioni di sterline (2010-11). Quell’anno la sovvenzione statale per il museo era di 43,5 milioni di sterline. Dimezzare il numero di visitatori annui di un museo raddoppia in effetti i finanziamenti pro capite. Invece di 7 sterline pro capite il British ad esempio ne avrebbe 14. Mark Jones ricorda che i ricavi derivanti dai biglietti costituivano meno del 10% del budget totale del V&A. Anche il suo successore Martin Roth è favorevole all’ingresso gratuito, nonostante i musei da lui gestiti a Dresda applichino una tariffa. Il ritorno dell’ingresso a pagamento è quindi assai improbabile, perché tra i direttori c’è un diffuso consenso alla gratuità. Il quadro era diverso negli anni Novanta, quando l’opinione era divisa e alcuni direttori erano ideologicamente favorevoli al biglietto. Secondo loro, considerare i visitatori come clienti ha portato le istituzioni a concentrarsi sul pubblico, a tutto vantaggio della modernizzazione e di strategie di marketing più attuali.

Sostegno al turismo
I visitatori che beneficiano maggiormente dell’ingresso gratuito ai musei nazionali sono i turisti stranieri in visita a Londra. Ogni anno circa 18 milioni di stranieri visitano i musei nazionali, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. L’anno scorso si sono registrati 3,6 milioni di visitatori stranieri al British Museum (il 60% del totale), 1,2 al V&A (40%) e 2,5 alla National Gallery (49%). Qualcuno si chiede che senso abbia incentivare i turisti che sarebbero disposti a pagare per visitare le mete culturali e turistiche londinesi, come avviene per la cattedrale di Saint Paul (14,50 di sterline) o la Torre di Londra (19,80). D’altro canto, è vero che l’ingresso gratuito porta vantaggi economici su più ampia scala: i musei gratuiti contribuiscono a fare di Londra un’ambita meta turistica e il denaro risparmiato visitando un museo viene speso in altro modo. Da un punto di vista ideologico, l’ingresso gratuito ai musei è il segno di una società civile (imitato l’anno scorso dalla Cina). I musei nazionali che negli anni Novanta si opposero alla pressione governativa di introdurre l’ingresso a pagamento, rimanendo gratuiti (in particolare il British Museum, la National Gallery e le Tate galleries), in quello stesso periodo hanno registrato un aumento, anche se lieve, del numero di visitatori, contribuendo a piazzarsi nella top five dei più visitati al mondo. Nel prossimo futuro, essendo improbabile un aumento dei finanziamenti da parte del Governo, si teme che, pur restando alto il numero di visitatori, cresceranno anche le pressioni sul budget e lo staff dei musei.

© Riproduzione riservata

Javier Pes, da Il Giornale dell'Arte numero 318, marzo 2012


Ricerca


GDA settembre 2018

Vernissage settembre 2018

Vedere a Matera 2018

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012