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Berlino

L’artista si licenzia e si dà alla politica

Performance, «guerrilla art», un congresso di ebrei polacchi e un francobollo palestinese: la Biennale proclama il ritorno all’impegno sociale

Il logo della 7ma Biennale di Berlino

Berlino. «L’arte non agisce e non lavora», scrive il direttore della settima Biennale di Berlino, l’artista polacco Artur Zmijewski in Forget Fear, la prima pubblicazione che accompagna la rassegna, lamentando «l’imperante istituzionalizzazione degli artisti» e affermando che il bisogno di «sopravvivenza materiale» delle istituzioni artistiche sta mettendo a rischio il radicalismo dell’arte. Con la sua critica dell’attuale sistema dell’arte, Zmijewski stabilisce gli obiettivi della sua Biennale, che, aperta dal 27 aprile al primo luglio in varie sedi, tenta di dare risposta alla domanda su quale impatto può avere l’arte sulla realtà e se ha la possibilità di innescare un cambiamento positivo. «Quello di cui abbiamo bisogno è più arte che metta a disposizione gli strumenti, il tempo e le risorse per risolvere i problemi economici della comunità, che in linea di massima è più povera di prima». La performance art politicamente impegnata è al centro dell’edizione di quest’anno. Il direttore ha nominato i Voina, un collettivo russo di «guerrilla art», come cocuratori della rassegna. Il gruppo si è fatto conoscere nel 2008 per aver inscenato un’orgia in pubblico poco prima delle elezioni del presidente russo Dmitri Medvedev. Dopo aver incendiato un automezzo della polizia nel 2010, due membri del gruppo sono stati arrestati per atti vandalici. Le accuse sono state fatte cadere a febbraio, ma è difficile che i membri di Voina possano andare a Berlino, dove, secondo la rivista tedesca «Der Spiegel» potrebbero essere arrestati. «Inoltre, afferma Oleg Vorotnikov, uno degli imputati, non ho intenzione di lasciare la Russia finché Putin è in carica». Lo stesso Zmijewski è molto provocatorio. Di recente un suo video raffigurante un gruppo di persone nude con un cartellino in una camera a gas è stato rimosso dalla mostra «Side by Side Poland-Germany: 1.000 anni di arte e storia», allestita lo scorso inverno al Martin Gropius Bau di Berlino.
Che cosa vedremo alla Biennale? Nel momento in cui questo giornale va in stampa i curatori mantengono ancora il riserbo sul programma, ma alcuni progetti sono già avviati. All’inizio dell’anno l’artista ceco Martin Zeta ha diffuso un appello per trovare copie di seconda mano del libro del politico tedesco Thilo Sarrazin La Germania si autoabolisce. A chi ne era in possesso è stato chiesto di lasciare i libri in punti di raccolta sparsi per la città; i volumi saranno «riciclati» in un’installazione presentata alla Biennale. Sarrazin è stato criticato da più fronti per il suo testo, pubblicato nel 2010, e accusato di affermazioni xenofobe e discriminatorie. L’artista Khaled Jarrar ha disegnato dei francobolli per un ipotetico Stato palestinese, già disponibili negli uffici postali tedeschi. La bielorussa Marina Naprushkina ha pubblicato il giornale «Self-Governing», al cui interno, attraverso dei fumetti, si propone un’alternativa per il futuro della Bielorussia. La Naprushikna, aiutata dal collega polacco Pawel Althamer, ha iniziato a dicembre una dimostrazione nel centro di Berlino contro la pena di morte ancora in vigore nel Paese. Un progetto probabilmente molto vicino agli intenti di Zmijewski è il semiserio «Movimento del Rinascimento ebraico in Polonia»: un’idea dell’artista israeliana Yael Bartana e di Slawomir Sierakowski, direttore del giornale polacco «Krytkya Politycza», con il quale Zmijewski e la Bartana collaborano come redattori. Lo sviluppo del movimento, che vuole incoraggiare gli ebrei a tornare in Polonia, è documentato nella trilogia di film della Bartana, uno dei quali presentato nel padiglione polacco alla Biennale di Venezia del 2011. Il primo «congresso» del movimento è organizzato dalla Biennale berlinese per il mese di maggio. Tra gli altri partecipanti, il regista teatrale Arpad Schilling, che invoca una riorganizzazione dei teatri ungheresi, il politico colombiano Antanas Mockus, famoso per aver mostrato le natiche a un gruppo di studenti che lo stavano disturbando, e il Best Party islandese, un finto partito politico che ha cercato di conquistare il potere nelle elezioni locali del 2010.

© Riproduzione riservata

Julia Michalska , da Il Giornale dell'Arte numero 319, aprile 2012


  • Il francobollo «palestinese» disegnato da Khaled Jarrar
  • Artur Zmijewski e Joanna Warsza. Foto ©Anna Eckold
  • Yael Bartana, «Zamach» (Assassinio), 2011. Foto: Marcin Kalinski
  • Artur Zmijewski, secondo da sinistra,  con i componenti del gruppo russo Voina, cocuratori della 7ma Biennale di Berlino di arte contemporanea: Oleg Vorotnikov, Natalya Sokol, Leonid Nikolajev, Kasper Nienagliadny Sokol

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