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Los Angeles

La Land art non è un western

Al MoCA una mostra «impossibile» (esporre in un museo arte nata in antitesi ai luoghi deputati) smitizza l'«americanismo» di una tendenza

«Grass Grows» (1967-69) di Hans Haacke nella mostra «Earth Art» all’Andrew Dickson White Museum of Art, Ithaca (NY) nel 1969. courtesy Paula Cooper Gallery, New York, and the artist © 2012 Hans Haacke / Artists Rights Society (ARS), New York / VG Bild-Kunst, Bonn

Los Angeles (Usa). In modo molto coerente con l’argomento trattato, una mostra di Land art al Museum of Contemporary Art di Los Angeles (MoCA) si sta avvicinando con grande lentezza alla sua apertura (ora fissata dal 27 maggio al 3 settembre. «Ends of the Earth: Land Art to 1974» era stata rimandata di un mese mentre il museo continuava a raccogliere fondi, e il suo direttore Jeffrey Deitch organizzava un festival di musica e arte di due settimane, «Transmission LA: AV Club», curato da Mike D dei Beastie Boys.
La mostra, all’ultimo momento, ha ricevuto finanziamenti da una illustre componente del consiglio di amministrazione del MoCA, l’artista Barbara Kruger, che creerà un nuovo lavoro in vinile da vendere per contribuire a colmare i costi della rassegna, intorno a un milione di dollari.
La questione di come organizzare all’interno di un museo una mostra sulla Land art, un movimento che per definizione esiste fuori dai luoghi espositivi deputati, è qualcosa su cui i curatori si sono accapigliati fin dall’inizio. «Ci rendiamo conto che non si possa rappresentare arte di così grande estensione nel museo, però la si può documentare», dice Philipp Kaiser, che a fine 2012 assumerà l’incarico di direttore del Museum Ludwig di Colonia. Kaiser ha curato la rassegna con Miwon Kwon, professore di storia dell’arte dell’Ucla. Uno degli obiettivi è sfidare i molti luoghi comuni sulla Land art, ad esempio l’idea che si tratti di un movimento esclusivamente americano, ispirato dalla vastità del territorio e dal «Big Sky» del West. La fase di ricerca per la mostra, infatti, ha svelato alcune sorprendenti connessioni con artisti operanti nell’Europa dell’Est e nel Medio Oriente. Kaiser cita l’esempio di Israele dopo la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, quando Micha Ullman collaborò con i locali per scambiare simbolicamente della terra tra un kibbutz israeliano e un villaggio arabo, o di Lubiana, dove Walter De Maria viaggiò nel 1969 per lavorare con il gruppo di artisti concettuali Oho.
Alcuni degli 80 artisti rappresentati hanno ricreato opere degli inizi: tra queste i cumuli di terra di Robert Morris e i quadrati di argilla spaccata, essiccata negli stampi, di Alice Aycock. Un’opera più cospicua, comunque, si fa notare per la sua assenza. Si tratta di «Double Negative» di Michael Heizer, che fa parte della collezione del MoCA: l’artista non ha voluto che la sua trincea lunga 475 metri, larga 9, 1 e profonda 15, scavata a Mormon Mesa, nel Nevada, fosse documentata e fotografata per essere inclusa nella mostra. Ai visitatori vengono fornite istruzioni su come recarsi sul posto e vederla di persona.

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