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Genk

Memorie dal sottosuolo

La nuova edizione di Manifesta si svolge nelle Fiandre e ne valorizza la tradizione industriale mineraria

Genk è una cittadina mineraria nella provincia del Limburgo

Genk (Belgio). Con la speranza di sottrarre turisti culturali a Kassel, Basilea e Londra per la prossima estate, le Fiandre ospitano una serie di appuntamenti dedicati all’arte contemporanea dal titolo «Visual Arts Flanders Festival 2012».
L’evento più atteso è Manifesta 9, la Biennale europea di arte contemporanea, che cambia ogni volta sede. Per l’edizione 2012, aperta dal 2 giugno al 30 settembre, la scelta è caduta su Genk, una poco nota cittadina mineraria, nella provincia del Limburgo. «Genk rappresenta la tendenza europea a dismettere la produzione industriale. È un punto di partenza importante per parlare delle trasformazioni nella produzione a livello mondiale», dichiara Katerina Gregos, che cura questa edizione in collaborazione con il messicano Cuauhtémoc Medina e la studiosa inglese Dawn Ades.
Per la prima volta nella sua storia Manifesta si svolge in una sede unica: l’ex complesso minerario di Waterschei, un edificio del 1924 patrimonio nazionale. «Volevamo uno spazio che consentisse di osservare comodamente le opere, senza sfinimento intellettuale e visivo», spiega la Gregos. Un altro elemento chiave è la presenza di una visione storica d’insieme. Dawn Ades ha allestito una sezione di arte meno recente, che affronta il tema dello sviluppo dell’età mineraria nella storia dell’arte europea: «Presenta opere che descrivono la vita nei pozzi e il mutamento dell’ambiente successivo alla Rivoluzione Industriale. Ma tratta anche la rappresentazione del minatore come figura eroica», afferma la Gregos. Sono proposti artisti attivi nel XIX secolo, come Olivier Bevierre ed Emil Claus, ma anche contemporanei come Jeremy Deller.
La sezione contemporanea affronta il tema dell’eredità del carbone e delle miniere, ed è in particolare dedicata a tematiche legate al mondo postindustriale. «In Europa occidentale parliamo dell’industria come se non esistesse più, mentre è semplicemente stata trasferita altrove, dove la manodopera costa meno e le leggi sull’ambiente sono meno severe», afferma la curatrice. L’artista cinese Ni Haifeng, ad esempio, trasforma la sala da ballo del Waterschei in una «art factory», dove mucchi di stracci sono cuciti insieme in una nuova opera, una metafora della produzione di massa nella cultura contemporanea.
Preservare l’eredità storica delle miniere è il focus dell’ultima parte della mostra, per la quale i curatori hanno collaborato con organizzazioni e soggetti impegnati nella tutela di questa memoria storica, attraverso una collezione privata di lampade da minatori e fazzoletti, fotografie da archivi pubblici e privati e tappeti da preghiera appartenuti agli immigrati turchi che lavoravano nelle miniere. «Viviamo in un’epoca di amnesia, dichiara la Gregos, in particolare nel mondo dell’arte contemporanea, dove siamo ossessionati dalla novità. Ma il passato e il presente non dovrebbero mai essere separati, si sostengono a vicenda». La mostra è sponsorizzata da enti pubblici locali, tra cui la provincia di Limburgo, la città di Genk e l’agenzia del turismo fiamminga, ma anche da alcune società private, come la compagnia di costruzioni Dsm e la fabbrica di birra Duvel.
Più a Est, in Belgio, si svolge sino al 30 settembre Beaufort04, la quarta edizione della Triennale d’arte contemporanea sul mare, un parco di sculture dislocato in nove comuni della costa. Opere di trenta artisti europei sono accostate a quelle prodotte nelle precedenti edizioni della triennale, come la tartaruga gigante con cavaliere in bronzo di Jan Fabre o le maniche a vento colorate di Daniel Buren.
Nel frattempo a Gand l’arte continua a rifuggire gli spazi tradizionali nella mostra «Track», aperta sino al 16 settembre e organizzata da due curatori del locale Museo Smak, Mirjam Varadinis e Philippe Van Cauteren. Quaranta artisti internazionali tra i quali Elmgreen & Dragset e Danh Vo sono stati invitati a creare nuove opere esposte nei parchi, piazze ed edifici residenziali di sei quartieri della città. L’artista polacco Pawel Althamer mette in scena una performance nella cattedrale di San Bavone, dove si trova la pala d’altare dei fratelli Van Eyck.
Oltre a Manifesta, infine, la Gregos ha curato una mostra d’arte internazionale, «Newtopia», sul tema dei diritti umani. Dovrebbe svolgersi in diverse istituzioni culturali nella città belga di Mechelen dal primo settembre al primo dicembre.

© Riproduzione riservata

Julia Michalska, da Il Giornale dell'Arte numero 321, giugno 2012


  • Edward Burtynsky, «China, Manufacturing» 2005. Courtesy: Nicholas Metivier Gallery, Toronto, Stefan Röpke Gallery, Köln.

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