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Capitale della Cultura 2019: al via le audizioni delle 21 candidate italiane

Roma. Cominceranno lunedì 11 novembre a Roma le audizioni per le 21 città italiane aspiranti al titolo di Capitale europea della cultura, chiamate ad illustrare, in 30 minuti, il proprio dossier di candidatura davanti ai 13 membri della giuria presieduta da Manfred Gaulhofer (già responsabile di Graz Capitale 2003): Steve Green, Jeremy Isaacs, Jordi Pardo, Elisabeth Vitouch, Anu Kivilo, Norbert Riedl, Lorenza Bolelli, Gerardo Casale, Paolo Dalla Sega, Emma Giammattei, Alessandro Hinna, Francesco Manacorda.
La shortlist delle finaliste potrebbe essere comunicata dal Ministero già il 15 novembre. Nel numero  in edicola di «Il Giornale dell'Arte» abbiamo dedicato ampio spazio al tema con un'intera panoramica delle città partecipanti alla preselezione definendo per ognuna responsabili di candidatura, tema e budget, senza tralasciare le criticità di questa affollata corsa al titolo. Eccone un assaggio.

Candidature dell’ultimo minuto, incertezze, ritiri annunciati e ripensamenti tardivi: l’ufficializzazione delle 21 città italiane in lizza per il 2019 ha riservato più di qualche sorpresa. Che lo si voglia chiamare ressa o florilegio, certo il numero di adesioni è alto e offre una panoramica variegata destinata a destare perplessità: sono ben 5 le regioni che hanno presentato duplici o triplici candidature non dialoganti fra loro.
Né mancano i retroscena surreali come quello del piccolo comune di Erice, nel trapanese, (l’amministrazione smentisce d’aver partecipato alla competizione ipotizzando si tratti d’un iniziativa privata) o quello della «Città-diffusa Vallo di Diano e Cilento con la Regione Campania e il Mezzogiorno d’Italia». La Regione Campania (sia il settore beni culturali che la direzione area turismo) non ne sa nulla; l’Ente parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ci demanda ad alcuni piccoli comuni del salernitano e finalmente dal sindaco di Sassano arriva uno spiraglio:si tratta, anche in questo caso, di una proposta esterna.
Altra vicenda singolare è quella di «Grosseto e la Maremma Capitale fluttuante europea 2019 della cultura, della natura e dell’amore», candidatura presentata dagli artisti Maurizio Cont e Gianmarco Serra e supportata da soggetti privati del territorio maremmano. Cont ci comunica di aver inviato all’amministrazione una sintesi del progetto per un riscontro di valutazione senza mai aver ricevuto risposta e di aver partecipato ad incontri preliminari con il Ministero. Il Comune di Grosseto non risulta però di fatto coinvolto nell’elaborazione della candidatura (requisito fondamentale anche per la corretta compilazione delle richieste presenti nel bando) e afferma di aver appreso la notizia dalla stampa. Anche il titolo prescelto per Grosseto è molto curioso, così come lo è quello della candidata Taranto («I delfini fanno l’amore nel mare di Taranto») e quello di Lecce: «Reinventare Eutopia».
Qualche coup de théâtre riguarda anche la partecipazione di Venezia capofila dell’intero Triveneto, con le considerazioni tardive del Sindaco Orsoni («il titolo di Capitale europea non porta nulla. Non porta soldi e porta turisti dei quali la città non ha bisogno», aveva dichiarato il primo aprile scorso, salvo poi ripensarci), sovrapposizioni di ruoli tra comitati istituzionali e sostenitori zelanti (Nordesteuropa editore) e nomine last minute per i consulenti incaricati del dossier (la versione finale porta la firma del giornalista Fabio Isman).
Emerge anche un’assoluta difformità per gli strumenti gestionali scelti. Per Perugia – Assisi, ad esempio, la scelta è caduta su una Fondazione già strutturata ma nella maggioranza delle casistiche «più organizzate» è facile perdersi tra comitato promotore e comitato d’onore. Anche gli enti pubblici e privati coinvolti sono di svariata natura, non sempre c’è un responsabile e in molti casi i responsabili sono direttamente i politici coinvolti.

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