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Se hai le gambe, pedala

Che significato dare al novembre d’oro delle vendite sensazionali di New York, che non sia un’enfatica esaltazione estetica delle opere o lo strillo di uno speaker sportivo che urla il nuovo Guinness o una disgustata smorfia moralistica? Quali sono le motivazioni che spingono alcune persone a trasformare in opere d’arte, talune anche molto discusse, capitali così ingenti?
Se l’opera d’arte è un bene voluttuario e forse fatuo, acquisti di siffatta entità non possono invece non essere trasferiti dal settore della sola ostentazione in un’altra categoria di valutazioni e quindi equiparati e confrontati a investimenti finanziari. Per questa ragione abbiamo voluto sentire l’opinione di uno dei massimi gestori italiani di patrimoni, Guido Giubergia, presidente e Ad del Gruppo Ersel. Ma almeno due considerazioni possiamo tuttavia fare nell’ottica del sistema dell’arte. La prima è la dichiarazione dell’uomo di Christie’s, Brett Gorvy, che in una sera ha realizzato dieci record del mondo: «Qualcosa è definitivamente cambiato.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Umberto Allemandi, da Il Giornale dell'Arte numero 337, dicembre 2013


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