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Libri

Il cielo in una stanza

La copertina del volume


Agli studi sul collezionismo succedutisi negli ultimi anni va il fondamentale merito di averci dischiuso un mondo, ricostruendo non solo la vita dei protagonisti, artisti, mecenati, mercanti, ma anche rendendoci partecipi di atmosfere private e spesso dense di intrecci coinvolgenti. Dalma Frascarelli non è nuova a questo tipo di studi: nel 2004 ha pubblicato con Laura Testa un volume sulla collezione di Pietro Gabrielli, erudito, libertino e bibliofilo con casa a Palazzo Taverna a Montegiordano. I sofisticati strumenti di indagine messi a punto dalla Frascarelli si concentrano ora nel nuovo volume dedicato a Paolo Falconieri (1634-1704), figura oltremodo interessante e modernissima per la varietà delle sue passioni. L’autrice ne fa un ritratto puntuale. Il testo unisce infatti l’impeccabile complessità filologica a una arguta e ampia messa a fuoco del personaggio. Va detto che Paolo Falconieri è un soggetto che esemplifica nella sua personalità proprio quel poliedrico fiorire di stimoli che convivono nell’animo di un nobile mecenate, colto e appassionato, in quegli anni centrali e irripetibili per lo sviluppo del collezionismo e delle committenze nella Roma barocca, attorno alla metà del secolo e oltre.
Toscano di origine, svolge il ruolo di consulente e agente di Leopoldo de’ Medici, documentato da un fitto carteggio da cui emergono le innate doti di mercante e intenditore, ma anche di fine intermediario. Sempre pronto a fare buoni affari, consiglia al Granduca l’acquisto dell’Autoritratto di Bernini, oggi agli Uffizi, che propone come ottimo investimento considerata la rarità della produzione pittorica dell’artista. I suoi orientamenti di gusto volgono verso una pittura spiccatamente classicista che vede tra i suoi preferiti Annibale Carracci, Reni, Maratta, Lorrain, Dughet.
Tra i dipinti più noti della raccolta figurano «La Modestia e la Liberalità» di Guido Reni, identificato dalla Frascarelli nella tela in collezione privata a New York, di cui l’autrice ricostruisce tutta la storia; la «Santa Cecilia» di Guercino, oggi alla Dulwich Picture Gallery di Londra e ancora la «Santa Michelina» di Federico Barocci, attualmente alla Galleria Sabauda di Torino e il bellissimo e intenso «Ritratto del cardinal Biscia» di Andrea Sacchi ora alla National Gallery del Canada a Ottawa, prezioso anche per le suggestioni del non finito. Falconieri è uomo dalla cultura multiforme e innovativa come molti eruditi del periodo e, come spesso avviene, è dilettante di pittura e architettura, ma anche di poesia. È galileiano convinto, al punto che suggerisce al Granduca di Firenze di commissionare il busto dello scienziato allo scultore Carlo Marcellini, che si conserva al Museo della scienza a Firenze. Falconieri è infatti cultore di scienze e di botanica e a questi interessi deve il suo particolare amore per il paesaggio, testimoniato dalla ricca collezione, ma anche dalla sua dimora nota per il giardino ricco di erbe e fiori rari e nella quale una stanza con «il cielo dipinto» era destinata proprio ai quadri di soggetto paesistico. L’autrice riesce a ricostruire l’assetto del palazzetto, in cui le ragioni dell’arte si bilanciano con quelle della comodità, in assoluto anticipo sui tempi. È un capitolo che esercita un particolare fascino sul lettore perché riesce a introdurlo nella dimora accompagnandolo in una visita alle varie stanze in cui erano disposti i dipinti della collezione, ricostruendo non solo un elenco di opere, ma l’intima dislocazione degli ambienti e quindi il gusto di Falconieri e il suo modus vivendi. Così, dagli inventari ritrovati e integralmente pubblicati nella seconda parte del volume, i quadri e i libri rivelano la personalità del personaggio. Se verso l’arte del passato il nobiluomo ha un approccio da erudito, per quella contemporanea è quasi un critico militante. L’amore per il paesaggio lo porta a stringere un legame privilegiato con Salvator Rosa. Ne possiede alcuni piccoli quadri tenuti da lui in gran conto, condividendo con il pittore l’interesse per la natura selvaggia e libera, in sintonia con l’idea di uno spirito antidogmatico. Interessi questi che portano Falconieri ad aderire precocemente all’Accademia dell’Arcadia che ha sede nel Bosco Parrasio, proprio di fronte alle finestre della sua dimora in via Giulia. Una dimora, scrive l’autrice, che è insieme luogo di cultura e svago, ma anche rifugio dagli affanni e dagli amati affari.


Paolo Falconieri tra scienza e arcadia. Le collezioni di un intellettuale del tardo barocco romano, di Dalma Frascarelli, 296 pp.,  ill., Campisano, Roma 2013, € 40,00

Anna Lo Bianco, da Il Giornale dell'Arte numero 334, settembre 2013


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