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Che faccia di cera!

Il sempre curioso Maurizio Cecchetti ha messo insieme, introducendoli con la consueta intelligenza, quattro testi incentrati sulla figura di Antoine Benoist (1632-1717), «unique sculpteur en cire colorée» di Luigi XIV dal 1668. Composti tra 1856 e 1905, in pieno lancio dalla moda dei musei delle cere (dal 1835 Marie Tussaud espone a Londra, nel 1882 apre il Musée Grévin a Parigi), i quattro scritti danno notizia dell’attività del ceroplasta del re di Francia, la cui rinomanza internazionale stinse presto nell’oblio, tanto che a metà Settecento del suo lavoro s’era quasi già persa memoria. Tra Schlosser, il primo a dedicare alla scultura in cera un ampio studio accademico (la sua insuperata Storia del ritratto in cera, 1911; cfr. n. 314, dic. ’11, p. 54) e Praz, che aveva tratto dalla dimenticanza Gaetano Zumbo con le sue pesti, morti e teatri di crudeltà, tra i fantocci pop di madame Tussaud e le maschere criminali di Lombroso, Cecchetti, sulla scorta del caso ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Alessandra Ruffino, da Il Giornale dell'Arte numero 338, gennaio 2014


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