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Mostre


Vienna

Il Melville della pittura

Al Kunsthistorisches Museum la prima mostra di Velázquez in un Paese di lingua tedesca

Diego Velazquez, «L'infanta Margarita Teresa in abito blu», 1659, Vienna, Kunsthistorisches Museum.

Diego Velázquez (1599-1660) è uno di quegli artisti le cui opere furono accolte positivamente quand’era ancora in vita, ma che cadde nell’oblio poco dopo la morte. In una parabola storica simile a quella dei dipinti di Vermeer, dei corali di Bach o dei romanzi di Melville, l’eclissi di Velázquez durò 150 anni. Nato a Siviglia, le sue prime opere furono soggetti religiosi e bodegones, dipinti di genere di gente comune. Fin dall’inizio tuttavia la sua fortuna furono i ritratti. All’età di 24 anni venne convocato alla corte di Madrid: il suo ritratto del sovrano diciottenne Filippo IV fu un successo e gli valse l’immediata nomina a pittore del re, che segnò l’inizio di un legame lungo e molto fruttuoso. Nelle collezioni reali scoprì Tiziano, il cui impatto fu fondamentale; a corte incontrò Rubens, che fece nascere in lui l’urgenza di visitare l’Italia, dove Velázquez si recò nel 1629 rimanendovi diciannove mesi durante i quali studiò i maestri rinascimentali a Venezia, Ferrara, Cento, Loreto, Bologna, Roma e Napoli, e incontrò artisti italiani contemporanei, tra cui Guercino, Ribera e Andrea Sacchi.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Donald Lee, da Il Giornale dell'Arte numero 346, ottobre 2014


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