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Venezia rischia di finire nella Lista Unesco del patrimonio in pericolo

Le preoccupazioni per i progetti in corso inducono a chiedere di inviare in laguna una missione di controllo

Grandi navi a Venezia: l'Unesco ha sollecitato il Governo italiano ad approvare una legge che ne impedisca il transito

Venezia. Venerdì prossimo, 17 ottobre, scadrà il termine per sottoporre al Governo italiano le valutazioni ambientali relative allo scavo di un canale in laguna che consenta alle grandi navi da crociera di entrare nel porto veneziano senza transitare in città.
Da quando, lo scorso agosto, la decisione dello scavo è stata annunciata si è assistito a un crescendo di obiezioni da parte di studiosi del clima, sostenuti da una petizione che ha raccolto 27mila firme, da 40 senatori a Roma, da articoli su questo giornale e sul quotidiano «la Repubblica»: per risolvere un problema, si diceva, se ne stava creando un altro.
Lo scavo accelererebbe il degrado della laguna, trasformandola sempre più in mare aperto, con i conseguenti rischi per la città.
L’Unesco, che per troppo tempo è rimasta in silenzio di fronte alla minaccia ambientale per Venezia e alla sua evidente cattiva gestione (lo dimostra lo scandalo della massiccia corruzione per i lavori del Mose), finalmente ha deciso di mostrare i denti. Nell’incontro del Comitato per il Patrimonio Mondiale svoltosi a Doha lo scorso giugno sono state prese decisioni importanti, che palesano l’intenzione dell’Unesco di chiedere conto all’Italia e, qualora le risposte dovessero essere insoddisfacenti, di inserire Venezia nella Lista del patrimonio in pericolo.
Le preoccupazioni riguardano l’entità e la portata di numerose grandi infrastrutture, di progetti di navigazione ed edilizi in laguna che potrebbero minacciare quello che viene definito l’«eccezionale valore universale» di Venezia provocando cambiamenti irreversibili al territorio e al paesaggio marino.
L’Unesco ha chiesto al Governo italiano di intraprendere valutazioni di impatto sul patrimonio per ciascuno dei progetti, volte sia a stimare l’impatto di tali modifiche della laguna e del suo territorio e paesaggio marino circostante, sia a evitare trasformazioni irreversibili e potenziali pericoli per la laguna e per Venezia. Ha specificato poi di non ritenere accettabile nessuna delle soluzioni proposte al problema delle navi da crociera che continuano a transitare in laguna e ha sollecitato il Governo ad approvare una legge che ne proibisca l’ingresso, così come alle petroliere.
Inoltre l’organizzazione internazionale ha messo in chiaro di essere consapevole che se si è giunti alla situazione attuale lo si deve a interessi economici e si è raccomandata che istituzioni ed agenzie finanziarie vigilino sull’effettivo espletamento delle valutazioni di impatto sull'ambiente e il patrimonio, in modo da garantire che non vi saranno impatti negativi su Venezia e la sua laguna, prima di programmare un investimento per interventi ingenti in città e nel suo contesto.
La risoluzione dell’Unesco proseguiva chiedendo al Governo italiano di inviare nel 2015 una missione di studio congiunta Unesco/Icomos per valutare le condizioni di Venezia e della sua laguna e i potenziali effetti dei progetti in corso (un riferimento, tra le altre cose, alle ambizioni del porto di Venezia). Al Governo italiano inoltre si è chiesto di consegnare all’Unesco entro il 1° febbraio 2015 un rapporto sullo stato di conservazione di Venezia e della laguna ed entro il 31 dicembre 2015 un resoconto delle azioni intraprese.

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