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«L'Annunciazione degli Uffizi non è di Leonardo. È del Pollaiolo»

L'Annunciazione degli Uffizi, secondo Riccardo Fubini e Massimo Giontella, sarebbe opera di Antonio del Pollaiolo. Leonardo avrebbe preso parte al dipinto come «allievo emancipato»


Il  21 ottobre a Firenze presso la Accademia Toscana di Scienze e Lettere La Colombaria,  Riccardo Fubini e Massimo Giontella hanno tenuto la conferenza dal titolo «Sacra Rappresentazione, profezia e riferimenti politici nella Annunciazione attribuita a Leonardo», nella quale hanno affrontato le problematiche del dipinto degli Uffizi, riportandone la storia, anche critica, e l’interpretazione, che ne ha focalizzato gli elementi geografici, scenici, divinatori e politici. Sono state quindi prese in esame la paternità dell’opera e le modalità con le quali essa è giunta al convento di Monte Oliveto in Firenze dove, nel 1793, fu per la prima volta descritta nel refettorio.
Massimo Giontella ci ha inviato un sintetico resoconto della conferenza, che qui pubblichiamo:


1) Il paesaggio sullo sfondo è Otranto, come dimostrano le somiglianze geografiche e una lettera di Federico di Montefeltro che asserisce di avere di fronte a sé la pianta della città fatta fare da Sisto IV in funzione di un attacco liberatore dalla aggressione turca. La datazione del dipinto è pertanto 1481.
2) Se Federico aveva in mano la pianta di Otranto è evidente che la villa fiorentina presente nel dipinto era la sua villa di Rusciano in Firenze.
3) Il coinvolgimento di Federico con il dipinto esclude che il «main author» sia Leonardo  dal momento che non vi furono mai rapporti tra il Duca e l’artista. Insieme ad altre argomentazioni ve ne è una di carattere stilistico che conferma l’asserzione: lo studio ossessivo del particolare è inconciliabile con il fare leonardesco. Leonardo è senz’altro presente nel dipinto come allievo emancipato, ma l’artista principale è Antonio del Pollaiolo.
4) Il dipinto era una esortazione affinché Federico prendesse il comando delle operazioni militari contro i Turchi: il verosimile committente fu Giuliano Gondi, plenipotenziario a Firenze del Duca di Urbino, su incitamento dei reali napoletani cui il Gondi era intimamente legato.
5) Il monte sullo sfondo, che aveva caratteristiche antropomorfe prima del restauro del 2000, rappresentava la Sibilla predicente la vittoria di Federico: tutto ciò non si realizzò perché Sisto IV temendo che l’urbinate sposasse definitivamente la causa napoletana, bloccò il Duca quando questi era già partito per Otranto e si trovava a Recanati.
6) Gli errori attributivi della critica d’arte sono concentrati nelle opere commissionate da e per Federico di Montefeltro perché questi richiedeva un richiamo molto stretto alle opere del primo Quattrocento di Van Eyck anche a costo di sacrificare un po’ le connotazioni precipue del suo artista di riferimento: Antonio del Pollaiolo.

di Massimo Giontella, edizione online, 24 ottobre 2014


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