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Opinioni & Documenti


Alice nel paese delle meraviglie

Blue Velvet

«Estrangement», di Ayesha Sultana

Si intitola «Blue velvet», come il film di David Lynch che sua volta si rifaceva a una canzone degli anni Cinquanta, la mostra che la giovane artista del Bangladesh Ayesha Sultana (nata a Jessore nel 1984) presenta fino a fine novembre presso la galleria di Valentina Bonomo a Roma.
I velluti di Ayesha Sultana propongono sempre alcune parole ricamate pazientemente a mano dall’artista. Non si tratta di versi o frammenti di una poesia: le sue parole sono più simili a lampi improvvisi che compaiono su una sorta di paesaggio familiare. L’uso di un materiale come  il velluto avvolgente e morbido usato per abiti o per tendaggi crea una sorta di ambiente domestico nel quale ci troviamo a nostro agio. Ma la tranquillità dell’atmosfera è rotta da una realtà al tempo stesso evocata in termini generici, ma definita in maniera tagliente dalle parole ricamate.
Qui la parola «Estrangement» (allontanamento, separazione) è resa ancora più evocativa dalla disposizione regolare a scacchiera delle lettere. Si percepisce una tensione estrema, quasi violenta, tra la rigidità della struttura e l’emotività del sentimento di separazione.
Nell’immaginare l’artista intenta a ricamare le lettere sembra di vedere una Penelope al contrario. Il completamento del ricamo non rappresenta una possibile sconfitta,  che proprio per questo Penelope rimanda all’infinito; per Ayesha Sultama il ricamo è un passaggio necessario per identificare i termini di una condizione (la separazione, l’allontanamento) dalla quale finalmente poter fuggire.

di Giorgio Guglielmino, da Il Giornale dell'Arte numero 347, novembre 2014


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