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Archeologia


Ginevra

Simboli e riti del Perù antico

Al Meg le élite della cultura Moche

Testa di volpe in rame dorato, Cultura Moche (100-850 d.C.).

Ginevra (Svizzera). Il primo novembre il nuovo Musée d’ethnographie de Genève (Meg) ha inaugurato la sua prima mostra: «I re mochica: divinità e potere nel Perù antico» (fino al 3 maggio). Ma, come fa a volte il museo ginevrino, l’esposizione non è solo un’esposizione, è anche un manifesto politico-programmatico. Come nel 2000 con «Il mondo e il suo doppio» e nel 2009 con «Medusa in Africa» il Meg aveva presentato la sua politica culturale e museale (cfr. lo scorso numero, p. 24), ora il Meg proclama con forza che un museo ha il dovere di fare ricerca sul campo e di farsi carico di tutto quello che questa scelta comporta (partnership internazionali con Università e altre istituzioni, partecipazioni alle analisi materiche e al restauro dei reperti trovati ecc.). A un museo che, oltre a fare in modo eccellente tutto il resto, si espone e si presenta alla città non resta che fare i complimenti. Non a caso il commissario della mostra, Steve Bourget non è solo un curatore del museo, ma è anche un archeologo, anzi è uno dei più prestigiosi specialisti della cultura Moche. Non a caso nella mostra sono presentati, tra l’altro, i risultati delle scoperte di Bourget a Huaca el Pueblo (Costa Nord del Perù) e lungo il percorso espositivo sono spiegate le metodiche e i ferri del mestiere di un archeologo. Nel momento in cui si scrivono queste note, si sa solo che saranno presentati oltre 300 reperti e che l’esposizione si struttura in quattro sezioni.
La prima serve a presentare l’area dove si è sviluppata la cultura mochica o Moche (i due termini sono praticamente sinonimi) e i suoi rapporti con le culture precedenti (Cupisnique, Gallinazo e Salinar). In questo modo è possibile ripercorrere le tappe affascinanti delle maggiori scoperte che, a partire dal 1987, hanno permesso di capire la cultura mochica superando «la barriera del significato». In questa rapida carrellata si parte dalle scoperte delle Tombe Reali di Sipán del 1987 per passare agli scavi a Huaca de la Luna, alle tombe di Dos Cabezas e Sipán e agli altri siti nei quali hanno recentemente lavorato gli archeologi.
La seconda sezione è dedicata alla formazione dello Stato e quindi ai simboli e ai rituali attraverso i quali le élites Moche esercitavano il potere. In particolare in questa sezione si presentano gli animali dei miti cosmogonici e le scene della guerra rituale, del rito della coca, della cerimonia del sacrificio e del sacrificio nella montagna. La terza sezione tenta di rispondere alla domanda che è alla base della mostra: come la disuguaglianza si forma in seno a una società che comincia a essere sempre più complessa, ma soprattutto come le élite legittimavano il loro diritto al potere. La quarta sezione è dedicata al Signore di Ucupe, il personaggio più importante scoperto da Steve Bourget a Huaca el Pueblo e ai rapporti tra questo sito e i centri di Sipán e Dos Cabezas. Inutile dire che il fatto di dedicare la sezione conclusiva della mostra alle ricerche del Meg a Huaca el Pueblo ben rappresenta il ruolo di manifesto politico-programmatico di cui l’esposizione è, tra l’altro, espressione.

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