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Vernissage


Milano

Come soffiare la dama al fratello più famoso

Al Museo Poldi Pezzoli si riapre il «caso Pollaiolo»: tra le sorprese, l’attribuzione a Piero delle quattro celebri tavole con i profili di donna, sino ad ora ritenute di Antonio

 «Ercole e l’idra» (1470-75 ca) di Antonio del Pollaiolo. © Firenze, Galleria degli Uffizi

Milano. Tutta colpa di Vasari. Fu lui, sempre in cerca di un astro intorno a cui far ruotare artisti gregari, a «incoronare» Antonio del Pollaiolo, relegando il fratello Piero in una posizione discosta, nella sua ombra. Bernard Berenson rincarò la dose e da allora, specie nel mondo anglosassone, Antonio resta l’autore di tutti i dipinti più prestigiosi a loro attribuiti, primi fra tutti i quattro celebri ritratti di dama di profilo, dispersi tra la Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum di New York, gli Uffizi e il Museo Poldi Pezzoli, che dal 7 novembre al 16 febbraio 2015 li riunisce, per la prima volta nella loro storia, nella mostra «Le dame dei Pollaiolo. Una bottega fiorentina del Rinascimento», promossa da Fondazione Bracco, main partner, Fondazione Cariplo e Regione Lombardia.
Certo, l’attribuzione delle quattro misteriose tavolette (ritratti nuziali? O che altro? Il quesito resta aperto) dopo Alessio Baldovinetti e Piero della Francesca («Gian Giacomo Poldi Pezzoli acquistò la nostra con questa attribuzione», ci dice Annalisa Zanni, direttore del museo e «motore» della mostra, desiderosa sin dall’inizio di condividere questa icona femminile con l’intera città e con le sue istituzioni), ha oscillato fra i due fratelli, ma sempre con un forte penchant verso Antonio. Ora la mostra avanza con fermezza l’attribuzione di tutti e quattro i ritratti a Piero del Pollaiolo. Invitando, a gennaio, gli studiosi internazionali a discuterne in un simposio internazionale. Come spiega Aldo Galli, curatore della mostra con Andrea Di Lorenzo, «l’attribuzione poggia da un lato su un riesame stilistico dei ritratti a paragone con l’unica opera di Piero firmata e datata 1483, l’inamovibile e lungamente trascurata pala dell’altare maggiore di Sant’Agostino a San Gimignano; dall’altra su una ricognizione delle fonti contemporanee, precedenti dunque a Vasari, nelle quali il solo Piero è citato come “pictor”, e di grande successo, in gara con Botticelli e Filippino Lippi. Antonio invece, che aveva bottega nella centralissima via Vacchereccia, era il più ricercato orafo del tempo, ed era scultore e incisore oltreché eccellente imprenditore». Sappiamo infatti che in bottega aveva collaboratori dalle più diverse competenze, e tanto abili da mantenerla attiva anche quando lui si trasferì a Roma per realizzare le tombe di Sisto IV e Innocenzo VIII. Se Piero guardava alla lenticolare esattezza dei fiamminghi, allora in gran voga a Firenze, e nei suoi dipinti attenti ai valori pittorici amava riprodurre con acribia velluti, sete, broccati e gioielli, Antonio, grande incisore (sua la celebre «Battaglia di dieci nudi»), puntava tutto sul disegno e sulla linea, come è confermato anche dalle due tavolette dagli Uffizi qui esposte. Dagli studi è poi emerso che i due avevano botteghe diverse e non una in comune come si è sempre creduto, ma le rivelazioni più emozionanti sono giunte dal restauro di due degli oggetti esposti: il «Crocifisso» di San Lorenzo a Firenze e lo «Scudo da parata» del Louvre, opera entrambi di Antonio. Il primo, in sughero, stoppa, gesso e tela dipinti, gli fu riconosciuto nel 1967 da Margrit Lisner, ma ha goduto di scarsa fortuna malgrado l’invenzione di quel corpo in tensione che pare volersi schiodare dalla croce: il restauro ora ne ha rivelato la meravigliosa fattura, la policromia raffinatissima e la miracolosa conservazione. Quanto allo scudo in legno e gesso con la storia dell’atleta Milone di Crotone, anch’esso poco studiato, liberato da un’incongrua vernice nera ha rivelato uno splendente fondo azzurro e lo stemma dei committenti, i Landucci di Siena. Anche la «Dama» di Milano aveva in serbo delle sorprese: Andrea Di Lorenzo ne ha scoperto la presenza in Lombardia sin dall’ultimo Settecento. «Alcuni indizi, spiega, ci avevano suggerito che potesse essere appartenuta ai Barbiano di Belgiojoso e ora gli inventari di Alberico XII lo hanno confermato. È molto singolare che un dipinto del Rinascimento dell’Italia centrale si trovasse a Milano a quel tempo: potrebbe forse trattarsi della moglie di un membro di quella illustre famiglia ma tutto è ancora in discussione. Si è comunque aperta una pista di grande interesse». L’allestimento di Luca Rolla e Alberto Bertini e le luci di Studio Ferrara Palladino e Associati accentuano le emozioni del percorso e il programma di eventi (www.museopoldipezzoli.it) promossi con Comune di Milano; Fondazione Bracco; Università degli Studi di Milano; Fondazione Corriere della Sera; Piccolo Teatro di Milano, Teatro Franco Parenti e Spazio Teatro No’hma di Teresa Pomodoro; Fondazione Orchestra Verdi, Società del Quartetto e Serate Musicali e altri ancora (come gli shooting fotografici per ritratti femminili di profilo, in luoghi simbolo di Milano) incoraggiano alla più vasta partecipazione a questo evento irripetibile.


di Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 347, novembre 2014


  • Uno dei quattro celebri «Ritratto di donna di profilo» di Piero del Pollaiolo.  © Berlino, Staatliche Museen, Preußischer Kulturbesitz, Gemäldegalerie
  • Uno dei quattro celebri «Ritratto di donna di profilo» di Piero del Pollaiolo.© New York, The Metropolitan Museum of Art, Bequest of Edward Harkness, 1940
  • «Ercole “scoppia” Anteo». © Firenze, Museo Nazionale del Bargello
  • Uno dei quattro celebri «Ritratto di donna di profilo» di Piero del Pollaiolo. © Milano, Museo Poldi Pezzoli
  • «San Michele Arcangelo e il drago» (ante 1465) di Piero del Pollaiolo. © Firenze, Museo Stefano Bardini
  • Lo scudo da parata con Milone di Crotone (1460-65 ca) di Antonio del Pollaiolo. © Paris, Musée du Louvre, Département des Objets d’Art
  • Uno dei quattro celebri «Ritratto di donna di profilo» di Piero del Pollaiolo.  © Firenze, Galleria degli Uffizi
  • Crocifisso (1470-80 ca) di Antonio del Pollaiolo. © Firenze, Basilica di San Lorenzo
  • Busto di giovane  in armatura da parata» (1460 ca) di Antonio del Pollaiolo. © Firenze, Museo Nazionale del Bargello
  • La croce d’argento del Tesoro di san Giovanni Battista di Antonio del Pollaiolo e Betto di Francesco Betti. © Firenze, Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore. © Firenze, Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore

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