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Cambridge

Quell'amico silenzioso in posa senza posa

Prima irrinunciabile accessorio d’atelier, poi inquietante soggetto: il manichino e il suo utilizzo dal Cinquecento ai surrealisti, da Degas a De Chirico

Salvador Dalí con il manichino dello chauffeur dell’installazione «Taxi pluvieux» presentata all’Exposition Internationale du Surréalisme  di Parigi nel 1938. © Les Films de l’Équinoxe - Fonds Photographique Denise Bellon © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, DACS, 2014

Lo scultore francese Roubillac ne aveva uno nel suo studio così come, circa duecento anni dopo, Salvador Dalí. L’artista rinascimentale italiano Fra’ Bartolomeo lasciò il suo a Vasari, anche se con seri problemi di tarli. Il ritrattista inglese Thomas Lawrence lo ereditò da Joshua Reynolds e andò fino a Parigi per assicurarsene un altro. Nel 1772 la Royal Academy of Arts di Londra pagò 90 sterline, una cifra principesca, poco meno di quanto stanziato da re Giorgio III per la nuova biblioteca dell’Accademia, per averne uno nuovo, realizzato dall’uomo che aveva costruito la gamba di legno di Josiah Wedgwood. I preraffaelliti si scambiavano i loro, facendoli viaggiare da soli per Londra in taxi. La storia dei manichini usati dagli artisti è lunga, ma le notizie sul loro utilizzo restano scarse. Ora la mostra «Silent Partners», aperta al Fitzwilliam Museum sino al 25 gennaio, documenta 500 anni della vita segreta di questo oggetto da sempre sottovalutato eppure onnipresente nell’attrezzatura degli artisti, e non solo quelli tradizionali.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Emily Sharpe , da Il Giornale dell'Arte numero 347, novembre 2014


  •  «Ritratto di Henri Michel-Lévy» (1878 ca) di Edgar Degas. © Calouste Gulbenkian Foundation, Lisbon M.C.G. Photo: Catarina Gomes Ferreira
  • «Autoritratto al cavalletto» (1922) di Oskar Kokoschka. © Fondation Oskar Kokoschka / DACS 2014
  • «Sklavin 1 (Female Slave 1)» (1936)  di Herbert List. © M. Scheler- Herbert List Estate, Hamburg/ Müncher Stadtmuseum, Munich
  • Un busto in cera di Pierre Imans degli anni 1910-20. © Fashion Museum, Bath and North East Somerset Council
  • «Il cavaliere nero  di Brunswick» (1860)  di John Everett Millais. Courtesy National Museums Liverpool

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