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Inchiesta

Il nodo Siracusa

A settembre la sospensione della soprintendente Basile. Martedì scorso la proposta di trasferimento per tre dirigenti a capo di settori «caldi» per la tutela. A pochi giorni dalla nomina del nuovo assessore regionale ai beni culturali Antonio Purpura scoppia il caso siracusano

Aldo Spataro

Siracusa. «C’è qualcosa che non va a Siracusa», ma non nel senso che vorrebbe il dirigente generale Salvatore Giglione commentando (per «La Sicilia») la levata di scudi di ambientalisti e mondo culturale contro la sospensione del 3 settembre scorso della Soprintendente Beatrice Basile. Quanto piuttosto nell’accelerata impressa alla proposta di una decina di giorni fa di trasferimento (per evitare che la Soprintendenza diventi «un centro di potere»), tradotta in un provvedimento fatto piombare martedì mattina negli uffici di tre dirigenti della stessa Soprintendenza aretusea, Lanteri, Trigilia e Spataro, a capo di settori «caldi» sotto il profilo della tutela, rispettivamente Archeologico, Paesaggistico e Architettonico, proprio quando il neo assessore Antonio Purpura ci aveva annunciato, appena il giorno prima, di aver avviato «una fase interlocutoria» per chiarire il caso Siracusa, con l’intenzione di «convocare i quattro della Soprintendenza tra giovedì e venerdì prossimi». Aveva pure tenuto a sottolineare «la provvisorietà del provvedimento di sospensione di Basile, reversibile immediatamente per atto dell’Assessore », e altresì la provvisorietà della proposta di sostituzione dei tre dirigenti. Quindi, ha consegnato a una nota la precisazione che: «i provvedimenti assunti in data odierna (martedì, ndc.) dal direttore Rino Giglione nei confronti dei dirigenti della Soprintendenza di Siracusa, Trigilia, Lanteri e Spataro, ancorché nell’ambito delle prerogative previste dalla normativa, definiscono una linea di comportamento che, alla luce delle informazioni di cui attualmente dispongo, non condivido. Mi riservo ulteriori valutazioni a seguito dell’esame della documentazione già richiesta al direttore anche sulla base degli incontri già programmati con i dirigenti della Soprintendenza». Ma, sta di fatto che a tutt’oggi i tre dirigenti si ritrovano in mano solo un biglietto di via e nessuna convocazione ufficiale.
Assistiamo, dunque, a pochi giorni dall’insediamento del nuovo assessore, a uno scontro tutto interno ai Beni culturali siciliani intorno al nodo Siracusa, venutosi aggrovigliando sempre più dall’autunno 2013.

Sospensione del Soprintendente Basile e trasferimento di tre dirigenti
Nella città Patrimonio Unesco sembra che siano in atto, ammantate da azioni amministrative, manovre politiche sulla base di azioni speculative sul territorio, che hanno portato, in prima battuta, alla sospensione (il 3 settembre scorso) della Soprintendente Beatrice Basile, dopo un’ispezione dell’assessorato, per avere agevolato, sembra, l’autorizzazione per una piscina prefabbricata dell’allora assessore al Territorio (a cui era transitata dai Beni culturali) Mariarita Sgarlata, che le è costata la poltrona. A metà novembre risale, invece, la proposta di trasferimento di Lanteri, Trigilia e Spataro. I dirigenti in questione sono quelli che avevano bloccato nel 2012 il progetto per il Porto Grande (porto storico vincolato dal 1988), che prevedeva la costruzione di un’isola artificiale, e sul cui preliminare nel 2009 aveva espresso pare di fattibilità l’allora Soprintendente Mariella Muti, che Gian Antonio Stella sul «Corriere» ricorda essere «andata in pensione in anticipo con la 104 per accudire un parente disabile e cinque giorni dopo essere diventata assessore del Comune che fino a cinque giorni prima era sottoposto alla sua vigilanza», e, durante la cui gestione, aggiungiamo, fu approvato anche il discusso Piano regolatore generale di Siracusa, che considera edificabili aree di rilevante interesse archeologico e paesaggistico, lasciando, invece, nel cassetto il Piano paesaggistico elaborato dall’Università, poi adottato nel 2011. Il porto, ma non solo. Per i pareri negativi a progetti di edificazione in aree e siti vincolati, come le 71 villette a due passi dal Castello Eurialo o il villaggio turistico nella riserva della Pillirina, i tre dirigenti sono stati pure trascinati in tribunale con richieste di risarcimenti danni da centinaia di milioni. Ci ha pensato il Tar di Catania a rigettare i vari ricorsi.
La condanna di quello che sa tanto di editto bulgaro, come della sospensione di Basile, è unanime: ambientalisti, associazioni culturali e mondo accademico (Settis, il soprintendente emerito di Siracusa Voza, ecc.) vi leggono una grave minaccia al patrimonio che asseconda interessi speculativi degli appaltatori locali. «Un tempo, commenta amareggiata l’archeologa, l’approvazione di ambientalisti e uomini di cultura sarebbe stato considerato un segno di buon lavoro».

La tutela sottoposta a interpretazione

Insomma, uno spoils system a detta dei più sospetto, visto che la tutela è materia tecnico discrezionale, che si presta ad essere usata non per conseguire la salvaguardia del patrimonio, bensì pure ad avallare iniziative speculatorie, persino in deroga a vincoli monumentali o paesaggistici. Parere evidentemente non condiviso dal soprintendente «ad interim» Calogero Rizzuto, per il quale «non c'è spazio per l'interpretazione della legge da parte dei dirigenti né di alcun funzionario regionale, applichiamo strumenti chiari come il Piano Paesaggistico e come detta il Codice dei beni culturali. Il patrimonio sarà tutelato dalle norme».
Sta di fatto che più che inaugurare una «nuova stagione» favorevole ai talebani del cemento, non si sta facendo altro che riprendere un discorso interrotto con la rimozione nel novembre 2013 del discusso soprintendente Orazio Micali (fedelissimo dell’allora dirigente generale Gesualdo Campo; la sua nomina all’epoca aveva suscitato molte perplessità per un curriculum molto inferiore a quello di altri che avevano richiesto lo stesso incarico), dimostratosi tollerante nei confronti di certi appetiti sul territorio e per questo in contrasto con il trio Lanteri, Trigilia e Spataro (dei quali aveva immotivatamente avocato vari procedimenti; impasse peraltro superata da una recente circolare del dirigente Giglione, che ha pensato bene che d’ora in poi i provvedimenti non saranno più firmati dai dirigenti delle competenti unità e vistati dal Soprintendente, ma firmati solo da quest’ultimo).

La vicenda Basile
La direzione Basile, subentrata a Micali, stava, infatti, invertendo un corso avviato dall’allora dirigente Gedo Campo, sotto l’ex governatore Raffaele Lombardo. Un primo tentativo di rimozione l’archeologa perugina, entrata nei ruoli della Regione Siciliana nel 1982, assegnata come dirigente archeologo classico proprio alla Soprintendenza di Siracusa, poi soprintendente a Ragusa ed Enna, quindi direttore del museo archeologico “Paolo Orsi” prima di approdare alla direzione dell’Istituto di Piazza Duomo, l’aveva subito prima dell’estate scorsa contro le pretese di reintegro di Micali. E’ lei stessa a raccontarci come sia andata: «il rapporto fra il Dirigente generale e i dirigenti è regolato dai contratti, che hanno una durata specifica (minimo due anni, massimo cinque), rinnovabili per una volta. Quando l’Assessore Sgarlata ha fatto le sue nomine (novembre 2013, ndc.), tutti i contratti– tranne tre, tra cui quello di Micali – erano scaduti. Dal momento che, in quel periodo, era stata operata una riorganizzazione generale dell’intero Dipartimento (con riaccorpamento di alcuni istituti, come i Parchi, e la creazione di nuove Unità Operative all’interno delle Soprintendenze), anche quei tre contratti sono stati revocati (rescissione anticipata del contratto), come è consentito dal contratto generale dei dirigenti regionali in caso di riorganizzazione del Dipartimento. Quindi anche l’incarico di Soprintendente di Siracusa è stato messo a bando». E’ così che il 4 novembre subentra a Micali. Il tentativo di rimozione data dall’inizio dell’estate, «quando, prosegue, subito dopo la riconferma del mio incarico a seguito dell’impossibilità di reintegro di Micali che nel frattempo aveva fatto ricorso contro la propria revoca, è stata avanzata una fumosa “necessità di riesame” della legittimità di “alcune nomine, a seguito di sentenze del giudice del Lavoro”». Era accaduto, infatti, che il tribunale aveva annullato la revoca dell'incarico di Micali alla guida della Soprintendenza, in quanto le esigenze di riorganizzazione non avevano modificato la sua postazione; quella revoca, insomma, non poggiava su alcuna norma giuridica. In luglio, però, la Regione non fa in tempo a reintegrare Micali, che dopo qualche settimana si trova a doverne sospendere gli incarichi dirigenziali dopo una condanna per abuso d’ufficio compiuto quando era alla Soprintendenza di Messina. È cosi che Basile viene riconfermata a capo della Soprintendenza aretusea. La vicenda non finisce qui. «Intanto contro di me, ricorda l’archeologa, era stato sferrato l’attacco sulla base della relazione ispettiva» legata alla piscina dell’ex assessore Sgarlata, le cui indagini non sono finora approdate ad alcun atto giudiziario e che molto probabilmente si chiuderanno per la mancanza d’ipotesi di reato. «Tra color che son sospesi» (attualmente è in servizio, ma senza alcun incarico, al museo Orsi), Basile ha chiesto il reintegro alla sezione civile del tribunale di Siracusa.

I tre dirigenti oggetto di un editto bulgaro
Basile commenta poi quello che sta accadendo ai suoi tre colleghi: «E’ in sede di attribuzione di nuovi incarichi a seguito della scadenza del contratto precedente che può essere applicato il principio della rotazione; ma non in vigenza di incarico, come nel caso dei tre dirigenti (Lanteri, Spataro, Trigilia) che avevano già sottoscritto un contratto con il precedente Dirigente Generale, Sergio Gelardi». Non potendo, dunque, far ricorso alla LR 10/2000, quella che disciplina i rapporti di lavoro alle dipendenze della Regione, ma dovendo allontanare ad ogni costo i tre dirigenti troppo zelanti nel compiere il proprio ufficio, Giglione, apoteosi della perversione, si appella, quindi, alla Legge Severino, la legge anticorruzione.

Nel mirino il Piano paesaggistico e il Parco archeologico.
Il primo, adottato nel 2011, ma non ancora approvato e per questo suscettibile di ritocchini ad hoc (per esempio, un livello di tutela che per certe aree «delicate», da 3 potrebbe scendere a 2 o a 1), gerarchicamente superiore al Prg che prevede la costruzione di ville e villette a ridosso di alcune aree archeologiche, finora ha garantito l’inedificabilità di aree su cui si accentrano gli interessi speculativi: la Balza Acradina, con 71 villette più 2 centri direzionali e viabilità annessa; Tremilia, con le 500 villette sotto le mura dionigiane; la riserva in fieri della Pillirina, con l’ombra di un villaggio turistico, che ne chiede la drastica riduzione e che potrà essere ostacolato solo dal Piano Paesaggistico se entro il 2015 non verrà formalmente dichiarata riserva naturale; e la costa sud tra Siracusa e Cassibile, già devastata in passato da una selvaggia cementificazione a ridosso della costa, con lo spettro di nuove lottizzazioni e altri villaggi turistici.
Il Parco archeologico (previsto dalla legge regionale 20/2000, quella che aveva già istituito il Parco della Valle dei Templi) è in via d’istituzione in quanto organismo giuridico. «Debbono essere istituiti i suoi organi amministrativi, spiega Basile, ma il parco in quanto tale, con le sue zonizzazioni e con la delimitazione che lo separa dal resto del territorio sottoponendolo ad una disciplina d'uso specifica e riconoscendone una valenza d’uso specifica, nasce con il decreto di perimetrazione (dello scorso aprile, assessore Mariarita Sgarlata, ndc.)». E proprio a Basile, in quanto Soprintendente, è spettato il compito di portare a termine questa progettazione del Parco che, con lungimiranza, le Linee Guida del 2001 prescrivevano dovesse avvenire «secondo criteri di coerenza scientifica», per sottrarre questa fase«dai condizionamenti e dai particolarismi della politica».
Dunque, la perimetrazione, un primo, importante step, che si è però già dovuto difendere nelle aule giudiziarie, col Tar di Catania che ha respinto la richiesta di sospensione del decreto presentata da alcuni imprenditori edili. «Ma se i numerosi ricorsi contro il parco, osserva ancora Basile, sono difesi in modo sciatto o peggio ancora non sono difesi nei tempi prescritti (che è il rischio maggiore quando siano affidati a dirigenti, per così dire, addomesticati), il pericolo è che la tutela che esso prevede possa essere vanificata qualora l’Amministrazione risulti soccombente al Tar». «Finora, prosegue, abbiamo vinto tutti i ricorsi, ma ci è costato fatica, ore di lavoro notturno, consultazioni e massima tempestività (decisamente in controtendenza in un Assessorato che, con l’11,24%, vanta il tasso di assenza più alto tra i Dipartimenti regionali, ndc.). Il rischio dell’affievolimento di un simile impegno potrebbe significare la perdita di quote importanti di tutela, a tutto beneficio dei soliti signori del cemento. E questo avrebbe refluenza anche sul piano paesaggistico, che dovrebbe allentare, nelle aree oggi destinate al Parco Archeologico, le sue previsioni di tutela, qualora il Tar desse ragione agli oppositori del Parco».
Per arrivare al decreto istitutivo definitivo, quello concernente la direzione e gli organi amministrativi del Parco, serve, dunque, ancora, una forte volontà politica: che possa essere quella stessa che intende sollevare dall’incarico chi ha dimostrato di fare seriamente il proprio lavoro di tutela del patrimonio, è forse lecito dubitare.
A Mariella Muti, che in polemica con Gian Antonio Stella invita il «Corriere» ad aprire un dibattito «su un vero tema culturale, quale il coniugare la tutela del nostro patrimonio con le esigenze dello sviluppo sostenibile del Paese», si potrebbe replicare che proprio i parchi archeologici, «sentinelle culturali del territorio, utili alla valorizzazione condivisa dalla base» (come in altra occasione ci aveva detto l’allora direttore del Parco della Villa del Casale, Guido Meli), e dei quali è prevista anche l’autonomia gestionale e finanziaria, rappresentano (sono sempre parole di Meli) «una scommessa sulla base di un modello gestionale moderno che consente di diminuire la spesa pubblica, perché si amministrano le risorse che si riescono ad ottenere dalle attività organizzate dal parco».
Per ristabilire una Sicilia gravemente vessata, Cicerone nelle Verrine si appellava per gli anni a venire all’operato di «innocentis praetores». Oggi gli onesti funzionari si preferisce, invece, metterli al bando.

di Silvia Mazza, edizione online, 27 novembre 2014


  • Maria Rita Sgarlata
  • La soprintendente Beatrice Basile
  • Salvatore Giglione
  • L'assessore ai beni culturali della Regione Sicilia Antonio Purpura
  • Siracusa, piazza Duomo; sulla destra la sede della Soprintendenza

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