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Il dente del peccato

L’iperdontia presente in tante opere di Michelangelo rappresenterebbe, secondo Marco Bussagli, una «disarmonia» dell’anima

Sibilla Delfica, 1509, Cappella Sistina, volta (particolare).

Per prima cosa si pensa a uno scherzo, poi agli enormi incisivi di Sergio Rubini nel film «Denti» di Salvatores. Invece è uno studio serissimo e completamente inedito quello condotto da Marco Bussagli su I denti di Michelangelo appena pubblicato da Medusa. Tutto nasce, lo rivela l’autore verso la fine del libro, da una prima scoperta avvenuta nel 1996, nel cantiere di restauro della Sistina. Salendo sui ponteggi Bussagli notò che i demoni dipinti nel Giudizio Universale mostravano non quattro bensì cinque incisivi, un incisivo centrale in più nell’arcata dentaria superiore. Da lì è partita una ricerca a tappeto, durata 18 anni e sfociata in questo studio, che se può suscitare qualche perplessità pone in realtà una questione oggettiva: la presenza e il significato in svariate figure dipinte o scolpite o disegnate da Michelangelo dell’anomalia detta «hyperdontia», quella del quinto incisivo o mesiodens.
Sono tante le figure in cui Bussagli rintraccia questa singolarità.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Federico Castelli Gattinara , da Il Giornale dell'Arte numero 348, dicembre 2014


  • Giudizio Universale, particolare dello scheletro che risorge, 1539-1540, Città del Vaticano,  Cappella Sistina.
  • Pietà, 1498-1499, particolare dei denti.  Città del Vaticano, Cappella della Pietà. (courtesy Fabbrica di San Pietro, foto M. Falcioni).

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