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Gli amici dei mostri


Casa rotante a prova di esondazione

La casa volante costruita da Annunzio Lagomarsini a Castelnuovo Magra (Sp) dal volume «Costruttori di Babele, sulle tracce di architetture fantastiche e universi irregolari in Italia», a cura di Gabriele Mina, Elèuthera, Milano 2011

Caro Gaggero,
in questo Paese delle Meraviglie non poteva mancare un oggetto simile: la casa a prova di esondazione fluviale. La villetta si alza e ruota a comando elettrico e permette agli occupanti di decidere come posizionarsi rispetto all’ambiente. L’impianto antifurto non serve più, ma quello fognario deve essere ancora messo a punto. La casa volante è lì a dimostrare quanta energia creativa si trovi in ciascuno di noi. È un prodotto artigianale, fatto da Annunzio Lagomarsini che non è un architetto, ma sicuramente è un visionario. Dalla bassa e piatta superficie in cui si trova egli, quando vuole, guarda il sole mentre tramonta sul mare e comunque è l’unico che non ha problemi con le brume autunnali, cioè quelle nebbie basse che stazionano nei campi che ha intorno. Il gatto di casa ormai non fa più caso alla variabilità del percorso di rientro. Noi invece dobbiamo ammettere un soddisfatto stupore.
Luccardini

Caro Luccardini,
nelle nostre scorribande nel mondo della mostrologia, per una scelta ben precisa, non abbiamo mai citato nessuno. Ci interessano le cose non i nomi. Ci interessa una riflessione distaccata: l’esatto contrario delle personalizzazioni. Qui il caso è noto, ma il nome continua a non interessarmi affatto. Ciò che mi intriga di più è che sul trespolo non c’è una casa fantastica ma una casa normalissima. Una delle tante villettine o case monofamiliari tipiche dell’espansionismo consumista degli spensierati anni Settanta-Novanta. Una casetta da geometra con i tetti sfalsati, le tapparelle e via dicendo. Un mostro tipico, al quale siamo talmente assuefatti che non lo riconosciamo neppure più come tale. Dunque la mostruosità, o la bizzarria, starebbe nel marchingegno elevatore, nel meccano che potrebbe a seconda dell’umore dell’occupante metterlo in mostra o nasconderlo cercando l’anonimato nella bassa piana tra alberi e altre casette. «Si può fare e quindi si fa» sembrerebbe il motivo di costruire un tal trespolo: anche se costa, anche se non pare abbia avuto imitatori, e anche se la manutenzione e l’idraulica creano qualche problema. Insomma è uno sfizio, e se non ce lo godiamo che sfizio è? Molti pensano ancora che, visto che le guerre nucleari si possono fare, qualcuno prima o poi le farà. A me basterebbe che nessuno le facesse per ripicca (le guerre nucleari naturalmente).
Gaggero

di Gaggero & Luccardini, da Il Giornale dell'Arte numero 339, febbraio 2014


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