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Mostre

Sydney

La Biennale è sublime e antipolitica

La curatrice vuole riscoprire la bellezza: "Certe mostre mettono in secondo piano l'arte, quasi sostenendone l'irrilevanza"

Mircea Cantor, "Sic Transit Gloria Mundi", 2012 (video still)

Un trend che negli ultimi tempi va per la maggiore nelle rassegne di arte contemporanea è il focus sui mutamenti politici in corso e su come i conflitti influiscano sulla visione degli artisti. Juliana Engberg, direttore artistico dell’Australian Centre for Contemporary Art di Melbourne e curatrice dell’ultima edizione della Biennale di Sydney, intitolata «You Imagine What You Desire» e aperta dal 21 marzo al 9 giugno, propone invece un punto di vista differente. «Questa rassegna è la mia risposta a mostre come l’ultima edizione della Biennale di Berlino che secondo me ha messo in secondo piano l’arte, arrivando quasi a sostenerne l’irrilevanza, dichiara la curatrice. Non penso affatto che l’arte sia irrilevante. Le persone vi si avvicinano in cerca di una metamorfosi. Vogliono far parte di qualcosa di extrasensoriale e straordinario. Penso sia giunto il momento di riaccendere il nostro amore per l’arte».
Per la sua Biennale, la Engberg ha selezionato opere legate alla nozione di sublime, un tema senza tempo, trasversale a tutte le culture.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Cristina Ruiz, da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014


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