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Mostre


Londra

Luce Veronese

Alla National Gallery la prima mostra inglese, ma la più attesa è quella italiana

Paolo Veronese, «La resurrezione di Cristo», 1580 ca, Londra, Chelsea and Westminster Hospital

Londra. Può sorprendere che fino a oggi non ci fosse ancora stata una retrospettiva di Veronese in Inghilterra. Le ragioni sono diverse: l’artista è stato messo in ombra dai suoi contemporanei Tiziano e Tintoretto; è difficile, talora impossibile, spostare alcune delle sue opere; persistono dubbi sull’attribuzione e la datazione di alcune (e non c’è un catalogo ragionato esaustivo); pochi studiosi di lingua inglese (tra gli altri, S.J. Freedberg e Michael Levey) si sono interessati al suo lavoro. Eppure Paolo Caliari, detto il Veronese (1528-88), è indubitabilmente il terzo rappresentante di quella trinità veneziana di fine Cinquecento che troppo spesso non ha ricevuto la dovuta attenzione in Gran Bretagna (le cose vanno meglio negli Stati Uniti, con studiosi di fama come W.R. Rearick e David Rosand e, ovviamente, in Italia). Xavier Salomon, curatore della mostra «Veronese. Magnificenza nella Venezia rinascimentale» alla National Gallery dal 19 marzo al 15 giugno e del dipartimento di arte barocca al Metropolitan Museum of Art di New York, ha saputo colmare questa lacuna nella storia espositiva con quello che aveva a disposizione. Già quando era curatore della Dulwich Picture Gallery organizzò mostre che denotavano questa sua abilità: «I Sebastiani di Guido Reni» (2008), «Paolo Veronese: la pala d’altare Pietrobelli» (2009), «Salvator Rosa» (2010, con Helen Langdon) e «Van Dyck in Sicilia» (2012). Ora Salomon ha fatto la stessa cosa, ma su scala più grande: partendo dai dieci dipinti di Veronese della National Gallery, ne ha messi insieme altri 40 «per accostare alle nostre opere altre di qualità simile e arricchirle con quei generi che noi non abbiamo e con opere dell’ultimo decennio della vita del pittore», sottolinea Nicholas Penny, direttore del museo londinese. Salomon spiega che né la mostra né il catalogo «vogliono proporsi come una trattazione esaustiva dell’arte di Veronese, ma piuttosto come un’introduzione generale al pittore rivolta a un vasto pubblico, un punto di partenza per principianti e studenti e un approfondimento per gli esperti». In mostra sono riuniti pale d’altare, opere devozionali, dipinti di soggetto storico e mitologico, ritratti, bozzetti a olio e disegni. Salomon ha lavorato a stretto contatto con i curatori di una ben più ampia (la prima in Italia dopo quella memorabile curata nel 1939 da Rodolfo Pallucchini a Venezia) mostra monografica con prestiti internazionali che si terrà dal 5 luglio al 5 ottobre al Palazzo della Gran Guardia di Verona, a cura di Paola Marini, direttrice del Museo di Castelvecchio (dove nel 1988 si tenne la rassegna «Veronese e Verona»), e Bernard Aikema, dell’Università di Verona, che riunirà un centinaio di opere fra dipinti ed, eccezionalmente, disegni a testimoniare il ruolo della progettazione e riflessione grafica non solo nel percorso creativo di Veronese ma anche nella dinamica produttiva della sua bottega. Saggiamente la National Gallery ha deciso di allestire la mostra nelle gallerie al primo piano e non nelle sale senza finestre della Sainsbury Wing. I visitatori avranno così l’opportunità di apprezzare al meglio e comprendere il tratto caratteristico della pittura di Veronese: l’uso della luce.

di Donald Lee, da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014


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