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Black Comedy

Perché nella Divina Commedia gli unici due personaggi non bianchi sono all'Inferno? Il poema dantesco rivisitato dagli artisti africani è l'occasione per riflettere sui concetti di esilio, differenza e religione

Simon Njami, che nel 2007 allestì con Fernando Alvim il primo padiglione africano alla 52ma Biennale di Venezia, è ora il curatore di «La Divina Commedia: Paradiso, Inferno e Purgatorio rivisitati dagli artisti africani contemporanei», una rassegna aperta al Museum für Moderne Kunst dal 21 marzo al 27 luglio. Tra i 54 artisti, nomi importanti, come la sudafricana Jane Alexander, l’anglo-nigeriano Yinka Shonibare e lo zimbabuano Kudzanai Chiurai, accanto a emergenti come il franco-algerino Mohamed Bourouissa e l’angolano Edson Chagas. Tutti sono chiamati a confrontarsi con un’opera letteraria che d’africano, si direbbe, ha ben poco. Il concetto, spiega Njami, è nato dal suo ripetuto incontro-scontro con il poema dantesco, opera universale e molto amata, ma dove non compare alcun personaggio di colore. Gli unici «non bianchi» sono i filosofi Avicenna e Averroè, entrambi posti nel primo cerchio dell’Inferno insieme ai grandi saggi del passato che venerarono il «Dio sbagliato». Ma chi stabilisce chi debba essere il Dio sbagliato, si domanda Njami? È un interrogativo e un tema quanto mai attuale.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Luisa Materassi, da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014


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