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Gallerie

Londra

Commission impossible: il contratto non è più un dogma

Gli artisti hanno ancora bisogno di avere un rapporto in esclusiva con le gallerie? Nell'era di internet e di Instagram si sta diffondendo il fai da te

Quando la Haunch of Venison chiuse a marzo del 2013, l’artista portoghese Joana Vasconcelos rimase senza rappresentante a Londra e New York, le due città dove la galleria, che era stata acquistata da Christie’s nel 2007, aveva le sue sedi. Da quel momento la carriera della Vasconcelos ha conosciuto un boom: ha rappresentato il Portogallo alla Biennale di Venezia, realizzato sculture per spazi pubblici a Porto e a Lisbona e partecipato con diverse opere nuove a una retrospettiva alla Manchester Art Gallery. La Vasconcelos non è la sola. Astri nascenti come l’artista anglogiapponese Simon Fujiwara si muovono con successo nell’intricato mondo dell’arte senza essere rappresentati da grandi gallerie, mentre altri, all’apice della loro carriera, come Anish Kapoor, le bypassano regolarmente per vendere direttamente ai clienti. Ma allora, gli artisti di successo hanno veramente bisogno delle gallerie? La Vasconcelos, che ha uno staff di 45 assistenti nel suo studio di Lisbona, spiega che vorrebbe entrare nella scuderia di una grande galleria ma non ha nessuna fretta di farlo: «Ho ricevuto molte richieste, ma non mi sembrava mai l’occasione giusta».
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Cristina Ruiz, da Il Giornale dell'Arte numero 341, aprile 2014


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