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Dopo le elezioni

Ma che cosa fa l’Europa per la cultura?

Il programma Europa creativa 2014-20 in attesa del semestre di Presidenza italiana

La sede di Strasburgo del Parlamento europeo

Roma. Con le elezioni del 25 maggio inizia l’ottava legislatura del Parlamento eletto direttamente dai cittadini europei (fino al 1979 era composto da delegazioni dei Parlamenti nazionali). Nel corso di questi 35 anni il Parlamento europeo ha enormemente accresciuto il suo ruolo, sia attraverso i «trattati» sia conquistando nei fatti e passo passo maggiori poteri, fino a diventare determinante anche per la formazione della Commissione europea. La legislatura che si chiude ha visto però, a causa della crisi economica e finanziaria, un rallentamento e anche un arretramento della costruzione europea, che ha investito pienamente la credibilità dell’Unione e la fiducia dei cittadini nel progetto europeo e nella sua capacità di assicurare migliori prospettive di vita. L’attesa è che il nuovo Parlamento e la nuova Commissione possano portare a una svolta.
Anche nella politica culturale europea si aprono in questa fase nuove prospettive. Alcune sono già state definite nello scorcio finale della legislatura appena conclusa e sono ora da attuare, altre sono legate ai risultati delle elezioni e alla futura nuova Commissione. Anche la Presidenza italiana (il semestre a partire dal prossimo primo luglio) dovrebbe avere un ruolo particolarmente importante in una materia così cruciale per il nostro Paese. Il nuovo programma cultura 2014-20 «Europa creativa» (approvato a dicembre 2013, che comprende anche i programmi in materia audiovisiva) può contare su 1,46 miliardi di euro (il 31% alla cultura, il 56% al settore cinematografico e televisivo) e sta muovendo i primissimi passi. Alcune novità sono importanti: in particolare l’introduzione di un fondo europeo di garanzia (dal 2016) per favorire l’accesso al credito alle piccole imprese attive in campo culturale e creativo. È inoltre in corso di esame, ed ha già avuto un voto favorevole del Parlamento europeo, una direttiva su un nuovo meccanismo per la restituzione delle opere d’arte trafugate, che dà un giro di vite al traffico illegale dei beni culturali ed è di particolare interesse per l’Italia. Il 20 maggio il Consiglio dell’Unione europea per la Cultura ha approvato, su iniziativa della Presidenza greca, conclusioni importanti sull’impegno comunitario per la tutela e la valorizzazione del patrimonio, con l’intento di passare la staffetta alla Presidenza italiana.
Sul futuro della politica culturale europea sono intervenute nel corso della passata legislatura diverse risoluzioni del Parlamento europeo, che ha spinto per un aumento degli stanziamenti di bilancio alla cultura, per la piena digitalizzazione del patrimonio culturale, per la possibilità di applicare aliquote Iva ridotte a prodotti culturali, per l’eccezione culturale nelle relazioni commerciali esterne, per l’eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione interna degli operatori e dei prodotti artistici e culturali, per l’introduzione di un quadro normativo per la mobilità degli artisti, anche in campo fiscale e previdenziale.
Un ruolo da protagonista su questi temi l’ha avuto l’europarlamentare italiana Silvia Costa, eletta nelle liste del Pd e candidata anche nelle attuali elezioni (altri membri italiani della Commissione cultura sono stati Lorenzo Fontana, Lega Nord, vicepresidente, mentre il presidente è la tedesca Doris Pack; Gianni Pittella, Pd; Marco Scurria, FdI; Gianni Vattimo, IdV; Iva Zanicchi, Fi), che è stata relatrice sul programma Europa creativa e ha ottenuto risultati importanti non solo nell’ambito di quel programma, ma in generale nell’impegno per rendere la cultura pienamente presente nella nuova programmazione finanziaria 2014-20, anche nell’ambito delle altre politiche comunitarie, dalla ricerca alla coesione, dallo sviluppo rurale a Erasmus Plus a Cosme, il programma di sostegno alle piccole e medie imprese.
Il dibattito politico su queste materie vede come al solito posizioni politiche e nazionali divise: da una parte chi vuole ridurre sistematicamente al minimo le competenze della Ue, dall’altra chi vorrebbe farla uscire da un ruolo accessorio e da singoli filoni di intervento per assumere forme di responsabilità generale sul patrimonio e le attività culturali europee. Nel suo Manifesto per una nuova politica culturale europea Silvia Costa ha indicato alcune possibili vie di azione per la Presidenza italiana, con l’obiettivo di costruire «uno spazio europeo della cultura» e farne non un settore ma una dimensione e una risorsa trasversali: tra queste, avviare la predisposizione di un Libro bianco sulla cultura e la creatività e creare un Osservatorio europeo su questi temi (magari con sede in Italia) con l’obiettivo di definire indicatori di qualità e di risultato per le attività creative e culturali.

di Marta Romana , da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


  • L'europarlamentare Silvia Costa

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