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Roma

I Santi escono dalla clausura

Restaurati nel 2007, sono ora visibili al pubblico gli affreschi dell'Aula Gotica dei Santi Quattro Coronati

Roma. Era dalla primavera del 2007 che aspettavamo questa apertura che oggi finalmente diventa realtà, grazie anche all’impegno di Arcus e delle suore agostiniane di clausura. È infatti all’interno del loro convento che è stato messo a punto un percorso che consente a tutti di ammirare, per ora su prenotazione due volte al mese ma da settembre più spesso, gli strepitosi affreschi della cosiddetta Aula Gotica del complesso dei Santi Quattro Coronati (cfr. n. 183, dic. ’99, p. 33, e n. 261, gen. ’07, p. 44). Si tratta del più importante ciclo di pitture medievali dedicato a temi profani in Italia, una sorta di Cappella Sistina del XIII secolo che si sviluppa su una superficie di circa 300 metri quadrati (in origine erano 800), emerso quasi per caso nel 1996 sotto uno scialbo che l’ha perfettamente preservato. Allora partì un delicato restauro diretto da Andreina Draghi della Soprintendenza Psae del Lazio, che in dieci anni ha portato al recupero di un’opera che ha aperto nuove interpretazioni e punti di vista sull’arte a Roma alla metà del Duecento, una realtà molto più complessa e «informata» di quanto si pensava. Nel 2006, a conclusione di questo lungo ed esaltante lavoro, è uscito un poderoso e splendidamente illustrato volume Skira sponsorizzato da banca Dexia Crediop. L’Aula Gotica è un vasto ambiente di oltre diciassette metri per nove, alto undici metri e mezzo e diviso da un’arcata ogivale in due campate chiuse da volte a crociera. La decorazione lungo le pareti si sviluppa in orizzontale su due registri, con bordature fitomorfe, colori estremamente vivaci, uno straordinario naturalismo nelle scene e nelle figure. La campata meridionale presenta, dentro archi formati da delfini, i 12 Mesi e le attività agricole corrispondenti, un tema abbastanza raro in ambito romano. Una trabeazione dipinta a mensole e popolata di uccelli li separa dalle Arti (grammatica, geometria, musica, matematica e astronomia) del registro superiore. Ci sono poi i Vizi negli spazi di risulta, i Telamoni nei pennacchi, le stagioni con i venti nei costoloni della volta, un paesaggio marino, i segni zodiacali e le costellazioni nelle vele, ma parzialmente perduti, forse a causa del terremoto del 1349 ricordato anche dal Petrarca. Nella campata settentrionale troviamo le Virtù e le Beatitudini nel registro inferiore, Sole e Luna, Mitra tauroctono e figure allegoriche nel superiore, mentre sulla volta non rimane più nulla. Ciò che colpisce di queste scene è la straordinaria inventiva, unita a una sorprendente maestria e freschezza. A realizzarle furono più mani, tutte di qualità elevatissima, che «documentano, scrive Draghi, complessità e internazionalità della cultura pittorica dei frescanti dei Santi Quattro dove coesistono, in un linguaggio unitario, elementi classici, bizantini, meridionali e gotico francesi». Di minor impatto, ma pure importanti, i lavori nel chiostro cosmatesco della chiesa. Ne parlammo nel 2006 in occasione della conclusione del grande progetto di studio interdisciplinare e di restauro guidato da Giovanni Carbonara e finanziato dal World Monument Fund. Allora vennero effettuati scavi conoscitivi nel giardino e nella biblioteca, che portarono a notevoli scoperte (il battistero paleocristiano) e bonifiche delle strutture molto deteriorate del chiostro (cfr. n. 255, giu. ’06, p. 54). Oggi, grazie ai fondi Arcus (150mila euro), è stato possibile creare un percorso non invasivo dentro il monastero per raggiungere l’Aula Gotica e sono stati conclusi i restauri del chiostro rimasti in sospeso. Il percorso passa attraverso due saloni che, per l’apertura, richiedevano una serie di adeguamenti: la Porta dei Carri, dove sono esposti tre gruppi di reperti archeologici inediti rinvenuti negli scavi precedenti e restaurati, e la Sala delle Pentafore, attualmente adibita a biblioteca. Nel chiostro si è intervenuti in particolare, e con urgenza, sugli elementi lapidei di un settore del lato est che si stavano rapidamente deteriorando, con pulitura a laser e consolidamento delle superfici. Ma ancora molto resta da fare.

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


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