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Il criptico d'arte

Virus warholiano e kandinskijte acuta

Sono le malattie che colpiscono più frequentemente gli organizzatori di mostre

Il 12 ottobre scorso si apre al Palazzo Blu di Pisa una mostra di Andy Warhol. Ci sta. Warhol ormai è una specie di appuntamento fisso e frequente, un po’ come pagare l’Iva o andare dal barbiere. Poi il 24 ottobre, cioè una manciata di giorni dopo e a un anno giusto da quella all’adiacente Museo del Novecento, se ne apre un’altra al Palazzo Reale di Milano. Ma non è roba mista, qui. Sono opere della fondazione messa su da Peter Brant, un ricco signore statunitense che cura in prima persona la mostra. Vabbè, uno dice, è una buffa coincidenza, ma questa è roba di una fondazione privata, è un nucleo collezionistico, dunque non è che si tratti proprio di un doppione. Viene aprile e ti dici che il picco è passato, un po’ come il virus intestinale che ci ha allietato nei mesi invernali: ma ecco che, siamo al 18 aprile, la stessa mostra passa alla Fondazione Roma Museo con ulteriori possenti squilli di tromba mediatici. Che ci vuoi fare, le mostre è giusto che siano itineranti, se si può.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Flaminio Gualdoni, da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


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