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L'Avvocato dell'arte

10 anni dopo, torna Ronchey

Ancora non sappiamo che cosa c'è nelle ambasciate

Alludendo alla mutevole sorte delle vicende umane, il poeta latino Orazio (Ars Poetica, verso 71) formulò una massima destinata a restare immortale: «multa renascentur quae iam cecidere», ossia cose che si considerano ormai perdute ritornano prepotentemente in vita, in nuovi contesti storici. La massima, bellissima nella sua sinteticità, mi è tornata in mente quando Paola Mangia, coordinatore tecnico-scientifico presso l’Amministrazione dei Beni culturali, mi ha parlato di un progetto, al quale è applicata, che consiste nella «Tutela e valorizzazione del patrimonio italiano all’estero, conservato presso le Ambasciate». Con un memorandum d’intesa sottoscritto nel 2011 tra i due Direttori generali del Psae e del Ministero degli Esteri (rispettivamente, l’architetto Recchia e l’ambasciatore Melani), si è dato vita, infatti, a un’operazione che si ricollega alla Commissione per la ricognizione patrimoniale istitui-ta dal compianto ministro Alberto Ronchey il 28 settembre 1993 ed esauritasi nel 2003.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Fabrizio Lemme, da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


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