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Il Giornale delle Mostre

Basilea

Art Basel si mette in azione

Una sezione dedicata alla performance è la novità dell’edizione 2014

Santiago Sierra, Veterans of the Wars of Eritrea, Kosovo and Togo Facing the Corner, 2014 Presented at 14 Rooms in Basel by Fondation Beyeler, Art Basel, Theater Basel in 2014 MCH Messe Schweiz (Basel) AG

Basilea (Svizzera). Anche se fanno fatica a coinvolgere il pubblico nei loro programmi dedicati alla performance, è in questa direzione che si stanno invece muovendo molte istituzioni importanti. Dal Pérez Art Museum di Miami ai Tanks alla Tate Modern, numerosi musei stanno costruendo nuovi spazi per l’«arte agita».
Art Basel, aperta quest’anno dal 19 al 22 giugno, si adegua alla tendenza generale e introduce una nuova sezione, «14 Rooms», dedicata proprio a questa forma espressiva. A ognuno dei quattordici artisti partecipanti è stata affidata una stanza dove creare un’arte «umana» che preveda installazione e performance. Qual è la ragione che spinge a portare in fiera la performance art, ovvero una delle forme d’arte meno commerciabili? «Abbiamo sempre cercato di creare una piattaforma per ciò che è di tendenza al momento, e la performance è diventata sempre più importante. Per un periodo lo è stata la fotografia. Con la stessa logica nel 2000 avevamo aperto la sezione “Unlimited” per le opere di grandi dimensioni», spiega Marc Spiegler, direttore di Art Basel.
Per la performance non è la prima volta: già nel 2008 aveva vissuto un’impennata, quando si presentò come antidoto agli eccessi del mercato dell’arte; con il senno di poi una sorta di preveggenza. Spiegler sottolinea che le «14 Rooms» non prevedono repliche. La curatela è stata affidata a Klaus Biesenbach e Hans Ulrich Obrist e tra gli artisti coinvolti vi sono Yoko Ono, Marina Abramovic, Bruce Nauman e Allora & Calzadilla, che hanno rappresentato gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia del 2011, e persino Damien Hirst. «I visitatori riceveranno delle istruzioni ed entreranno in una stanza; potranno interagire con quattordici diverse performance, aggiunge Spie- gler. Sarà un’esperienza molto intima».
La sezione «Unlimited», che invece tutto è fuorché un’esperienza intima, quest’anno aumenta il suo spazio, occupando da sola tutta la Hall 1. Curata per il terzo anno consecutivo da Gianni Jetzer, propone 78 grandi opere. Tra gli autori, Ryan Gander, Doug Wheeler e Laure Prouvost, vincitrice del Turner Prize nel 2013. «Quest’anno ci sono molte novità architettoniche e anche chi già conosce la mostra rimarrà sorpreso», dichiara Spiegler.
La sezione «Statements», dedicata agli emergenti, si sposta invece nella Hall 2, con le gallerie più importanti. «Vogliamo dare alle giovani gallerie l’opportunità migliore perché i curatori vedano le loro opere». Ci sono quattordici gallerie in questa sezione, tra cui le debuttanti American Contemporary (New York), Pilar Corrias (Londra), Kraupa-Tuskany Zeidle (Berlino) e Labor (Città del Messico). La sezione «Feature», dove le gallerie presentano progetti curatoriali, comprende Mot International (Londra e Bruxelles), con un’opera di Dennis Oppenheim. «Ci concentriamo su una sola opera, “Whirlpool (Eye of the Storm)”, in cui Oppenheim ha utilizzato un aeroplano da irrigazione per lasciare in cielo una scia a spirale, dichiara Chris Hammond, direttore della galleria. La presentiamo nel formato origi- nale, una videoinstallazione mostrata per la prima volta nel 1973 nella galleria The Kitchen di New York. È un’opera chiave. Sembra una “Spiral Jetty” tracciata nel cielo. Oppenheim è uno dei protagonisti fondamentali della Land art; insieme ad altri artisti usava la spirale come forma». La galleria Lorcan O’Neill di Roma porta a «Feature» una retrospettiva di film di Luigi Ontani dal 1960 al 1990. «Ontani ha avuto una forte influenza su artisti come Francesco Clemente, Julian Schnabel, Jeff Koons e Cindy Sherman, sottolinea O’Neill. Porto tre suoi film degli anni ’60 e ’70, in bianco e nero, della durata di circa quattro minuti l’uno. I video sono allegri, ma c’è anche molta creatività nel simbolismo».
Le altre italiane che, sparse in varie sezioni, hanno superato l’esame della commissione selezionatrice sono Artiaco, Continua, Raffaella Cortese, Massimo De Carlo, Galleria dello Scudo, Invernizzi, kaufmann repetto, Magazzino, Giò Marconi, Massimo Minini, Franco Noero, Tega, Tucci Russo e Zero. La sezione «Feature» comprende anche Take Ninagawa (Tokyo) con nuove opere di Shinro Ohtake («uno dei favoriti della Biennale di Ve- nezia», ricorda Spiegler) e Bitforms Gallery (New York) che ripropone l’installazione su più video «Dachau» (1974) di Beryl Korot. Tra gli highlight delle sezioni «Conversations» e «Salon», una conferenza con Philippe Parreno («Con la sua mostra al Palais de Tokyo, che ha ridefinito il concetto di ciò che si può fare in una mostra, Philippe ha avuto un anno strepitoso», dice Spiegler) e un dibattito sul tema «The Artist As Choreographer» con William Forsythe, Xavier Le Roy, Isabel Lewis e Yve Laris Cohen.

Pas Paschali , da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


  • Otobong Nkanga Diaspore, 2014 Presented at 14 Rooms in Basel by Fondation Beyeler, Art Basel, Theater Basel in 2014 MCH Messe Schweiz (Basel) AG
  • La sezione Unlimited ad Art Basel 2014: Andra Ursuta, Massimo De Carlo, Ramiken Crucible MCH
  • L'edizione 2014 di Art Basel a Basilea è dal 19 al 22 giugno © Photo by Daniela & Tonatiuh Daniela-Tonatiuh
  • Allora & Calzadilla, «Revolving Door», 2011. Photo Howard Barlow

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