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Mostre

Firenze

Il fiorentinismo puro, semplice e naturale

Agli Uffizi l'arte tra Cinque e Seicento

Fra' Bartolomeo, «Dio Padre con le sante Caterina e Maria Maddalena», Lucca, Museo Nazionale di Villa Guinigi

Firenze. La mostra alla Galleria degli Uffizi, «Puro, semplice e naturale nell’arte a Firenze tra Cinque e Seicento» (dal 17 giugno al 2 novembre; catalogo Giunti), a cura di Alessandra Giannotti e Claudio Pizzorusso, va visitata senza i pregiudizi che hanno penalizzato una linea di pensiero che percorre l’arte fiorentina da fine Quattrocento a metà Seicento.
Harold Rosenberg affermava che la «moderna rottura con la tradizione» si cristallizza essa stessa in «tradizione»: ne emerge allora la «novità della tradizione». Vasari ha esaltato la «maniera moderna» come il momento di rottura con lo stile «puro senza ornato» del Quattrocento, riconoscendo in Leonardo, Michelangelo e Raffaello il centro di quest’epoca di «somma perfezione». Non con altrettanta convinzione a loro affiancava Fra Bartolomeo e Andrea del Sarto, eccellenti disegnatori e diligenti naturalisti. Da artista di corte votato a maestà e grandezza, egli era lontano da quei maestri e dalle loro filiazioni. Come difensori di una tradizione fiorentina fondata su valori di semplicità, chiarezza e soavità, quegli artisti apparivano fuori tempo e senza futuro. Essi sopravvivranno invece, sotto la custodia di alcune botteghe, come quella dei Ghirlandaio e soprattutto torneranno attuali, tanto da seppellire il «vasarismo», quando, nell’età della Controriforma, si riconobbe la necessità di un eloquio semplice e chiaro. Ecco allora Santi di Tito e i suoi seguaci rilanciare il «fiorentinismo» dei «padri», animandolo di voci vive e quotidiane; operazione rinnovata con polemica consapevolezza a metà Seicento da Lorenzo Lippi e Antonio Novelli, come antidoto all’eclatante eclettismo del Barocco. Andrea della Robbia e Andrea del Sarto, Jacopo da Empoli e Santi di Tito tracciano la linea «purista» di quest’identità fiorentina. I maestri (Fra Bartolomeo, Andrea Sansovino), eredi del ’400, sono al tempo stesso fondatori di un’«ordinata maniera» moderna, radicatasi con Franciabigio, Bugiardini e Sogliani. Superata la generazione di Bronzino e Alessandro Allori, si approda al «Seicento contromano», che riunisce artisti che dalla tradizione hanno tratto impulso per un moderno Naturalismo, diverso dal Caravaggismo e dal Barocco.
Dopo la sala dedicata al disegno, gli stessi artisti si ripresentano accostati per temi: «pitture di casa», con un bel Fra Bartolomeo da Los Angeles; «pitture di cose», con protagonisti gli oggetti domestici; la «tradizione del sacro», che chiude la mostra con uno trittico di busti del Redentore di Torrigiani (riscoperto in Gran Bretagna), di Caccini (un miracoloso recupero conservativo) e di Novelli (da New York). È quindi  l’occasione per sfatare il luogo comune di una cultura civica fiorentina passatista, disvelando le istanze di novità insite nella fedeltà all’antico.

Laura Lombardi , da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


  • Andrea del Sarto, «Annunciazione», 1528, Firenze, Galleria Palatina
  • Lorenzo Lippi, «Lot e le figlie», Firenze, Galleria degli Uffizi
  • Filippo Tarchiani, «Cena in Emmaus», Los Angeles, The County Museum of Art
  • Valerio Cioli, Il nano Barbino, Firenze, Giardino di Boboli
  • Bronzino, «Sacra Famiglia», Parigi, Musée du Louvre

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