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Hong Kong

Artisti chaperon per cinesi paperoni

Non se n’erano mai visti così tanti a una fiera: ad Art Basel Hong Kong (eccellente il bilancio finale) il nuovo mercato asiatico impone agli autori delle opere l’intensificazione e l’aggiornamento delle pr

L’acclamato artista Oscar Murillo, berretto da baseball calcato sulla testa, era tra i primi visitatori dell’edizione 2014 di Art Basel a Hong Kong (ABHK), svoltasi dal 15 al 18 maggio. Ha ammirato le opere di Antoni Tàpies nello stand della Timothy Taylor Gallery, assemblaggi con apparentemente casuali scarabocchi, non molto diversi dai dipinti dei giovani artisti di oggi, a cominciare da lui stesso. Decine di altri importanti artisti erano atterrati a Hong Kong, molti più del solito per una fiera. Hanno accompagnato i mercanti e i consulenti d’arte venuti per catturare l’attenzione dei collezionisti della Cina continentale, presenti in numero maggiore rispetto allo scorso anno.

Armonia o cacofonia?

Quando gli artisti vedono le loro opere in un evento commerciale di questa importanza è «come sentire i propri genitori che fanno sesso», disse una volta John Baldessari. Jason Martin dice di non recarsi abitualmente alle fiere, perché «possono rivelarsi un’esperienza banalizzante e una demistificazione».
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Melanie Gerlis, Georgina Adam,Julia Michalska e Gert Horwist, da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


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