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Archeologia


Avezzano

I trentamila schiavi di Claudio

Sono abbandonati, chiusi e sconosciuti ai più: i cunicoli attendono sempre il restauro

I Cunicoli di Claudio ad Avezzano

Avezzano (Aq). Conosciuta solo dai libri di storia e dagli studiosi, è la meraviglia di archeologia idraulica più importante del mondo antico, paragonabile soltanto all’istmo di Corinto, in parte costruito da Nerone con 6mila schiavi. Ma ad Avezzano il complesso di gallerie e cunicoli voluti dall’imperatore Claudio nel 52 d.C., sono il risultato di un’operazione straordinaria, mai tentata prima. Trentamila schiavi hanno lavorato per 11 anni scavando una grande galleria che attraversa il monte Salviano lunga 5.653 metri, completata da 32 pozzi e sei cunicoli inclinati.
L’immensa opera di ingegneria servì a svuotare in parte il grande lago che riempiva la pianura del Fucino ed evitare piene disastrose scaricando l’acqua nel fiume Liri. Vennero così prosciugati 6mila ettari di terra fertile utile per sfamare l’esercito romano. Questa meraviglia archeologica, lodata tra gli altri da Plinio e da Svetonio, è ancora in ottime condizioni ma sconosciuta ai più e abbandonata da sempre. I Cunicoli di Claudio sono sbarrati e aperti solo agli studiosi. Anche centinaia di reperti archeologici trovati nelle gallerie e nei cunicoli soprattutto dopo il 1870, quando i Torlonia, dopo secoli di abbandono, rimisero i funzione il complesso e costruirono una nuova galleria, restano invisibili, in parte dispersi. «Basta. Il sequestro deve finire. È ora di aprire i cancelli ai visitatori. I cunicoli sono un tesoro, brillanti grezzi senza luce, nascosti da duemila anni». Ezio Burri, eminente speleologo, docente di geografia del paesaggio all’Università de l’Aquila che da 35 anni studia i Cunicoli di Claudio a cui ha dedicato diversi volumi, è ancora impegnato in una battaglia contro la «rozzezza culturale» di politici e amministratori. Decenni di convegni e promesse di una «prossima» apertura e sistemazione del celebre manufatto: tutto finito nei cassetti. «Gioielli simili sarebbero anche un ottimo investimento turistico, insiste Burri. Qui, come nelle grotte del Drago a Maiorca e in tante altre, si potrebbero realizzare percorsi in barca nella galleria principale. Certo per aprirla, anche se tutto è in buono stato, dopo venti secoli bisogna consolidare le strutture e servono interventi di restauro sui tanti fregi romani del fantastico labirinto sotterraneo. I turisti dovranno essere accompagnati da guide esperte e occorre soprattutto regolare il flusso delle acque perché nella galleria principale si rischia di affogare».

Ora la Camera di Commercio di Avezzano è disposta a stanziare 250mila euro per aprire al pubblico i Cunicoli di Claudio. Ma a condizione che vengano approvati progetti concreti. Del resto, anche gli straordinari reperti archeologici della Marsica sono «sepolti» nei magazzini. Significativo il caso di Alba Fucens, che da anni aspetta un museo per esporre migliaia di reperti mai visti. Stesso destino per il Castello Orsini di Avezzano e per la villa romana di San Potito dove gli archeologi hanno scoperto un immenso, sconosciuto, tesoro. Il restauro e l’apertura dei Cunicoli di  Claudio potrebbero essere il passo determinante per trasformare il parco archeologico-naturalistico di Avezzano in un paradiso turistico.

di Tina Lepri, da Il Giornale dell'Arte numero 357, ottobre 2015


  • I Cunicoli di Claudio ad Avezzano

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