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Dear Sir


Chi ha paura della 508?

Spettabile Redazione,
alcuni articoli da voi pubblicati nel passato hanno trovato spazio in questi giorni su Facebook e il loro contenuto è stato ripreso anche sulla stampa nazionale.
Desidero fare alcune precisazioni circa giudizi non obiettivi, se non addirittura falsi sulla legge 508, che la sottoscritta, nella sua qualità di relatrice alla Camera dei Deputati, unitamente al sen. Asciutti al Senato, ha portato all’approvazione unanime del Parlamento.
La netta sensazione che si ricava dai contenuti pubblicati è la scarsa conoscenza della legge in questione, soprattutto a livello giuridico, da parte di chi parla e formula giudizi inappropriati. Occorre rammentare che una legge di riforma veniva da oltre 50 anni richiesta dagli addetti del settore. Nei fatti, però, esisteva una volontà politica, e di alcuni grandi sindacati, di procedere con una secondarizzazione strisciante a tutto vantaggio di alcune facoltà universitarie. A testimonianza di questa volontà esistono i numerosissimi ricorsi avanzati e vinti da un sindacato Unione Artisti Unams.
Su sollecitazione dei Conservatori di musica, il Parlamento, nelle persone degli onorevoli Cassese e Carelli, intervenne nel 1992 all’interno di una finanziaria al fine di richiamare il dettato costituzionale (Art. 33): quella pronuncia divenne poi la base per la stesura del testo della Legge 508. Inutile sottolineare che il Ddl partiva con un articolato ben diverso, che di seguito ha subito modifiche per le forti opposizioni scatenatesi in ben determinati settori. Detto questo, il testo licenziato dal Parlamento, ponendo e sottolineando nelle sue premesse l’art. 33 della Costituzione, ha prodotto immediati effetti positivi quali: blocco della secondarizzazione e contestuale avvio del sistema del 3+2 che consentiva una parità di livello dei titoli rilasciati da Accademie e Conservatori con quelli universitari, nonché apriva alla valenza internazionale degli stessi, cosa molto opportuna considerato che a livello internazionale i nostri studenti diplomati nei Conservatori e nelle Accademie non potevano competere con gli studenti di altri paese europei ed Extraeuropei, i cui titoli avevano valore di laurea.
Approvata la legge, grazie anche alla battaglia unitaria condotta dalle Accademie e dai Conservatori, sono iniziati i ritardi dell’Amministrazione, che ho stigmatizzato con numerose interrogazioni, che denunciavano il colpevole e voluto immobilismo, a mio giudizio rispondente ad un preciso disegno disgregatore, evitato proprio per la bontà intrinseca della legge 508. A questo punto, mi si lasci dire che, complice dell’Amministrazione è stata anche una parte del settore, la quale male ispirata non ha saputo spingere e sostenere la legge, abbandonandosi, invece, a critiche sterili come quelle apparse sul vostro giornale, che facendo il gioco del “divide et impera” proprio di chi intende gestire la questione con il passo del gambero, punta a esaltare un settore a discapito dell’altro, minando l’unità faticosamente raggiunta, dimenticando che l’arte è arte, non esiste serie a, serie b e c, perché se arte è merita il livello che la 508 le ha assegnato. Esempio eclatante di questo masochistico modo di fare è stata la parziale accoglienza avuta dalla legge 228, legge ancora una volta richiesta al Parlamento dall’Unams e da me votata (unitamente ai senatori Vita e Asciutti), che non solo riconosceva il pieno livello universitario ai titoli pregressi rilasciati da Accademie e Conservatori, ma, nell’interesse degli studenti, poneva finalmente in ordinamento il biennio. Il Parlamento ha quindi fatto il suo dovere, altri, per paura o interessi, non hanno fatto altrettanto.

di Sen. Luciana Sbarbati, edizione online, 5 novembre 2015


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