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Editoriale


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Il primo degli italiani

Anche noi vogliamo che il primo cittadino del nostro Paese sia come tutti chiedono che sia, ma vorremmo che, prima di tutto, egli fosse un uomo profondamente consapevole che il bene principale del Paese che si affiderà a lui sono le sue opere d’arte e la bellezza (residua) del suo paesaggio, naturale e urbano.

Egli dovrà tutelare i diritti e il benessere dei suoi cittadini al pari di qualsiasi altro membro dell’umanità, ma non dovrà dimenticare che, mentre tutti noi siamo transeunti ed effimeri, il nostro patrimonio artistico e paesaggistico durerà infinitamente più a lungo e che il nostro più importante dovere è di riconsegnarlo ai nostri successori meglio di come l’abbiamo ricevuto.


Noi vorremmo quindi che il presidente del nostro Paese fosse il cittadino che più di ogni altro si prodigherà affinché questa priorità assoluta dell’Italia, questa nostra ineguagliabile e vulnerabile ricchezza, venga sempre salvaguardata.

Non vi è altro deposito al mondo dove la memoria di quanto di rilevante per l’arte è avvenuto in qualsiasi parte della terra negli ultimi 32 anni sia stato registrato in tale misura e con altrettanta scrupolosa sistematicità.

Questo deposito sono le 37.288 pagine dei 350 numeri che «Il Giornale dell’Arte» ha prodotto da quando è uscito il primo numero, nel maggio 1983. Oggi è un patrimonio ineguagliabile ed è dovuto a un’iniziativa italiana. Probabilmente è uno dei principali contributi che la cultura italiana ha dato in questi decenni per chi vorrà scrivere o conoscere la storia dell’arte del nostro tempo. Ed è stato uno dei più efficaci strumenti della nostra ancora insufficiente sprovincializzazione. Non solo è un primato del nostro Paese rispetto a qualsiasi altro al mondo (non risultano altri prodotti artistici italiani ad avere generato ben cinque repliche in cinque lingue presenti in oltre 70 Paesi: inglese, francese, greco, russo e cinese), ma è un bene unico che, giorno dopo giorno, è stato consegnato a tutti noi e che, oggi più che mai utile, merita di venire preservato, continuato e perfezionato con l’apporto e la partecipazione di tutti.

È quanto chiediamo ai nostri lettori: di essere gli accaniti sostenitori e diffusori di questa centrale avanzata delle conoscenze artistiche universali. Dev’essere infatti chiaro che esclusivamente grazie a chi ogni mese ci legge «Il Giornale dell’Arte» è durato fino ad oggi ed esclusivamente grazie a loro potrà continuare a esistere, migliorare e prosperare.

di Umberto Allemandi, da Il Giornale dell'Arte numero 350, febbraio 2015


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