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Opinioni


Aperto per restauri

Quando restauratori e storici dell’arte non vanno d’accordo

Ricoverare o no: le sculture all’aperto devono rimanere nella collocazione originaria anche a scapito della loro conservazione?

Particolare della Deposizione  di Amico Aspertini sulla facciata  del Duomo di Bologna durante  il restauro che ha riattaccato  il braccio ma lasciato i perni

Gli Istituti nazionali di restauro (Iscr e Opd) si portano dietro di default un peccato originale, il non possesso di quella che in burocratese si chiama «competenza territoriale». Sono sempre ospiti in casa altrui (le Soprintendenze) e la coabitazione non è sempre stata senza criticità. «Le Soprintendenze sentivano l’attività dell’Istituto quasi come una prevaricazione dei loro compiti» (Cesare Brandi,  in Studi in onore di Giulio Carlo Argan, III, 1985); «Il primo problema, evidenziato fin dal Convegno dei soprintendenti del 1938, era il rapporto con le Soprintendenze» (Caterina Bon Valsassina, Restauro made in Italy, 2006). L’argomento comunque investe più in generale il rapporto con qualsiasi soggetto avente titolo: curie vescovili, enti locali ecc. Il problema è diventato sempre più sensibile da quando il restauro gradualmente si è trasformato da semplice intervento materiale a operazione complessa, che investe il prima e il dopo dell’opera, e fa parte di un progetto globale.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Giorgio Bonsanti, da Il Giornale dell'Arte numero 350, febbraio 2015


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