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Opinioni


Il criptico d’arte

Capolavori come coccodrilli albini

Nei depositi museali marcisce l’optima hereditas: una «panzana che fa fico»

Una veduta dei depositi degli Uffizi

Dunque, mettiamola così. Gli «scantinati» dei musei italiani sono farciti di «capolavori» evidentemente «dimenticati». D’altronde, quando si possiede oltre la metà dei beni culturali mondiali (l’altro giorno ascoltavo un dotto conferenziere che si è spinto sino al sessantacinque per cento…), è un po’ inevitabile, recita la postilla obbligata. In effetti questo è uno dei temi caldi del mondo d’oggi, degno di stare in un florilegio con i coccodrilli albini che infestano le fognature, i microchip che ci vengono inoculati sottopelle per controllarci e Jim Morrison che si gode da qualche parte una serena vecchiaia.
Per dirne una, a occhio e croce le condizioni di conservazione delle opere nei depositi degli Uffizi sono migliori di quelle garantite dalle stesse sale espositive. Per dirne un’altra, non è che nei depositi le opere primarie pullulino: importanti per mille ragioni, e doverosamente ben tenute, ma capolavori magari no. Solo che questa panzana fa fico dirla, magari con aria fortemente preoccupata per le sorti di «questo Paese»: chissà poi perché tutti dicono sempre «questo», con un retrogusto di vaga desolazione.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Flaminio Gualdoni, da Il Giornale dell'Arte numero 351, marzo 2015


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